Boom di nascite ad Aosta, boicottato l’ospedale di Cuorgné

La chiusura dei reparti di ginecologia e ostetricia dell'ospedale di Ivrea e il trasferimento nel polo di Cuorgné ha provocato una migrazione di gestanti dal Piemonte alla Valle d'Aosta. Da luglio sono 26 le mamme del Canavese che hanno partorito qui.
L'ingresso dell'ospedale Beauregard di Aosta
Società

Crescono i fiocchi rosa e azzurri al Beauregard. Il tasso di fertilità dei valdostani però è sempre lo stesso. Il fatto è che siamo di fronte ad una vera e propria “migrazione” delle donne incinte, che dal Canavese vengono alle porte di Aosta per mettere al mondo i loro figli. Fino allo scorso giugno avrebbero quasi tutte bussato alle porte dell’ospedale di Ivrea, un’opzione scelta anche da un certo numero di valdostane della Bassa Valle, obiettivamente più vicine al Piemonte.
“Da circa un mese 26 piemontesi sono venute a partorire al Beauregard, e riceviamo almeno cinque o sei telefonate al giorno da parte di persone che si cercano informazioni riguardo a questa possibilità” conferma Giorgio Galli, addetto stampa dell’Usl regionale.Non è poco, se si considera che mediamente in un anno al Beauregard nascono 1200 bambini, un centinaio al mese.

La ragione è semplice: il polo di Ivrea ha chiuso per ristrutturazione il quinto piano, dove si trovavano ginecologia e ostetricia, spostando i reparti nel polo ospedaliero di Cuorgné, una scelta che non ha mancato di suscitare polemiche nel vicino Piemonte. “Il polo di Cuorgné non è una struttura di secondo livello, come quella di Aosta e quella di Ivrea, ma di primo, ed è quindi attrezzata diversamente” spiega Galli. A Cuorgné mancherebbero, infatti, il reparto di patologia neonatale, il centro di rianimazione e altri servizi. La situazione resterà tale per almeno un anno.

Se in un mese 26 piemontesi sono venute a partorire ad Aosta, dal momento che il trasferimento di competenze e reparti tra Ivrea e Cuorgné è avvenuto solo un paio di settimane fa, ci si può ragionevolmente attendere un ulteriore incremento delle nascite al Beauregard. “Per ora – prosegue Galli – non abbiamo attivato nessun piano di emergenza ginecologica. Organizzandoci abbiamo saputo fare fronte alle richieste. Se i casi dovessero aumentare valuteremo il da farsi. Voglio sottolineare però che una piccola percentuale di piemontesi è sempre venuta in Valle per partorire, e che registriamo un alto gradimento, specialmente per quanto riguarda la qualità professionale delle ostetriche”.

 

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