Chiudono i centri donne contro la violenza, ma non ad Aosta

Il centro si occupa del servizio di prima accoglienza l’Arcolaio, ma anche di prevenzione, ascolto, accoglienza, formazione e sensibilizzazione. Il servizio è al sicuro dai tagli, essendo gestito dalla Regione.
Società

In questi ultimi giorni si stanno moltiplicando gli appelli in rete contro la chiusura di vari centri contro la violenza alle donne, a causa dei tagli imposti dal Governo. Un allarme condiviso da vari giornali, ultimo dei quali La Repubblica, dove il 22 luglio scorso si poteva leggere un’inchiesta della giornalista Giulia Cerino, che spiegava: “Le strutture di accoglienza e assistenza per le donne vittime di soprusi sono costrette a ridurre o chiudere le proprie attività. Su 58 se ne contano oltre 40 in difficoltà. Quelle più a rischio sono le case rifugio, dove si nascondono le donne in pericolo di vita”.

La domanda sorge spontanea: e in Valle d’Aosta? La nostra regione è tutt’altro che indenne al fenomeno della violenza sulle donne, specie in ambito familiare. Anche da noi opera un centro contro la violenza alle donne, che si occupa del servizio di prima accoglienza l’Arcolaio, ma anche di prevenzione, ascolto, accoglienza, formazione e sensibilizzazione.
Non è a rischio di chiusura, per via del tipo particolare di gestione a cui è sottoposto. Nel resto d’Italia la sopravvivenza dei centri dipende dalla buona volontà o dalla disponibilità economica delle pubbliche amministrazioni, che di volta in volta decidono se rinnovare il mandato alle cooperative che gestiscono i servizi. Da noi il Centro donne contro la violenza è un servizio gestito dalla Regione, e in quanto tale non viene soppresso e non è soggetto a tagli. La Regione poi lo affida tramite appalto a una cooperativa, in questo caso l’Indaco, che assicura la funzionalità e i servizi, facendo appello a personale qualificato.
Altri soggetti coinvolti sono le volontarie, che forniscono un supporto telefonico alle donne in difficoltà, consigliandole e indirizzandole, quando necessario, a uno dei servizi disponibili.
Le decisioni e gli orientamenti generali vengono discussi al tavolo interistituzionale, a cui partecipano le forze dell’ordine, i servizi sociali, il Centro donne contro la violenza, la Caritas, il CCIE, e tutti i soggetti coinvolti.
 

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