Cime Bianche, una passeggiata per salvaguardare “l’ultimo vallone selvaggio”

Appuntamento rivolto a tutti i cittadini che hanno a "cuore il vallone" per domenica 18 luglio con partenza da Saint-Jacques alle ore 8.30.
Da sx Paolo Meneghini Jeanne Cheillon Marco Soggetto e Annamaria Gremmo
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Se in Piazza Deffeyes anche su Cime Bianche si sta consumando la crisi politica dell’attuale maggioranza, fuori dai palazzi le associazioni ambientaliste trovano nuovi alleati per continuare la battaglia per la salvaguardia dell'”ultimo vallone selvaggio”, “messo sotto scacco” dal progetto del collegamento sciistico fra Cervinia e Ayas.

Tre fotografi, i biellesi Annamaria Gremmo e Marco Soggetto e un milanese Francesco Sisti dal 2015 hanno lanciato un progetto fotografico di conservazione per sensibilizzare l’opinione pubblica. Gli stessi hanno promosso la petizione online su Change.org che ad oggi vede circa 13mila firme. 

Con Valle Virtuosa ora invitano tutti i valdostani domenica 18 luglio ad una “salita per il Vallone”. Una semplice passeggiata alla portata di tutti che partirà da Saint-Jacques alle ore 8.30 per arrivare fino all’Alpe Vardaz, con possibilità di prosecuzione all’Alpe Mase.

“Come succede spesso in Valle d’Aosta – spiega Jeanne Cheillon di Valle Virtuosa, nel corso di una conferenza stampa  – gli autoctoni devono chiedere aiuto a chi arriva da fuori valle e sviluppa un amore e una passione per il nostro territorio, che noi perdiamo invece di vista”.

I fotografi e l’Associazione ambientalista si dicono preoccupati per le ultime scelte politiche, come quella di avere un  “assessore preposto ad un impianto” e lo studio di fattibilità previsto da Defr, i cui primi risultati sono attesi nell’ottobre 2021.

Scelte che, ricordano i fotografi e Valle Virtuosa, si scontrano con le normative regionali ma anche comunitarie che individuano Cime Bianche come zona a protezione speciale.

“La tutela ambientale, ma anche l’opinione pubblica possono fermare questo progetto” sottolinea Marco Soggetto. “Il Vallone di Cime Bianche è uno scrigno di biodiversità e un museo archeologico a cielo aperto – aggiunge Annamaria Gremmo – bisogna impedire che tale patrimonio, un bene comune, venga perso”.

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