Crescono incertezza e timori fra i giovani e giovanissimi per il futuro

È quanto rivelato dai risultati dei questionari “I giovani nel post Covid” e “I giovanissimi nel post Covid”, rispettivamente rivolti a ragazzi e genitori e ambedue presentati durante il pomeriggio di oggi, giovedì 19 gennaio.
Da sinistra Alessandro Trento, Gerardo Di Carlo, Luciano Caveri, Marina Fey e Dario Ceccarelli
Società

Resilienti, stabili nelle proprie relazioni, consapevoli nell’utilizzo intensivo della tecnologia, affetti da sporadici fenomeni di disagio latenti e incerti ma attratti dal proprio futuro: così i giovani e i giovanissimi valdostani dipingono se stessi e le proprie vite nel periodo del post Covid-19.

A rivelarlo sono stati i questionari “I giovani nel post Covid” e “I giovanissimi nel post Covid”, l’uno rivolto ai ragazzi dagli 11 anni ai 19 anni e l’altro ai genitori di bambini dai 3 anni ai 10 anni con l’obiettivo di promuovere azioni mirate a sostegno di quel benessere intaccato dall’emergenza pandemica. Realizzata nell’ambito del “Piano di corresponsabilità educativa e legalità” nonché sotto la direzione dell’Osservatorio economico e sociale, del Servizio per le dipendenze dell’Azienda Usl e dell’Ordine degli psicologi, l’iniziativa è stata presentata assieme ai suoi risultati durante il pomeriggio di oggi, giovedì 19 gennaio.

Ragazzi e Covid-19

“I dati del post pandemia rivelano situazioni particolari quali patologie, solitudine e depressione che intaccano anche la realtà scolastica nostrana – ha dichiarato l’assessore Istruzione, università, politiche giovanili, affari europei e partecipate, Luciano Caveri -. Un doveroso ringraziamento va in tal senso ai docenti poiché dimostratisi sempre stati presenti e disponibili a occuparsi dei nostri allievi anche nel pieno dell’emergenza”.

Come rivelato dall’indagine empirica su “Relazioni sociali, stili di vita e prospettive dei giovani e dei giovanissimi valdostani”, la pandemia ha avuto a seconda di età e contesto sociale di provenienza impatti differenti sui bambini e i ragazzi che l’hanno vissuta direttamente.

“Se c’è una lezione che questo ostico periodo ci ha insegnato è stata quella di aprirci all’ascolto e alla condivisione con i giovani in un clima di relazione che permetta ad ambedue le parti di crescere e sviluppare personalità, autonomia, consapevolezza e cittadinanza – ha constatato la sovrintendente agli Studi, Marina Fey -. È quantomai necessario iniziare a lavorare su competenze trasversali e soft skills dando agli insegnanti e al personale educativo gli strumenti per non sottovalutare la fiducia reciproca quale modalità di rafforzamento degli apprendimenti”.

Risposte e relazioni

Il duplice questionario curato dall’Osservatorio economico e sociale della Regione ha coinvolto ben 1400 persone – 900 delle quali hanno fornito risposte effettivamente elaborabili -, permettendo di indagare predisposizioni e aspettative dell’11% della popolazione scolastica interessata.

“Le risposte denotano una buona qualità delle relazioni, migliori in ambito famigliare e amicale rispetto invece all’ambito scolastico – ha spiegato Dario Ceccarelli -. Se tra gli adolescenti sono aumentati del 40% i rapporti tra pari, tra i più piccoli sono calati del 38% gli incontri con i coetanei, peraltro soggetti a una variazione nelle modalità di contatto non più diretto ma tramite social network e chat”.

I rispondenti
I rispondenti

L’emotività

Per buona parte proseguite dal pre al post pandemia, le attività extrascolastiche rappresentano per le nuove generazioni valdostane una parte importante della propria quotidianità: accanto allo sport praticato da molti di essi, circa 1/3 ammette di essersi di recente affacciato al mondo del volontariato.

“Prevalgono e crescono rispetto a età e grado scolastico vissuti emotivi positivi ma anche stanchezza e ansia – ha osservato ancora Ceccarelli -. Nel 71% dei casi i giovani hanno condiviso le proprie esperienze con una media di 2 diversi soggetti appartenenti sia alla propria rete famigliare o amicale sia al servizio psicologico”.

Tra benessere e disagio

Bambini e ragazzi della regione esprimono una diffusa soddisfazione per la vita che essi stanno vivendo, la cui qualità oscilla tra una valutazione media pari a 7,2 per i giovani e pari invece a 8,1 per i giovanissimi; a incidere su tale fattore sono soprattutto il buon rapporto con la propria famiglia e un certo numero di amici su cui contare.

3/4 degli adolescenti e il 60% dei più piccoli segnala di aver vissuto direttamente o di essere a conoscenza di comportamenti cosiddetti critici – ha chiarificato Ceccarelli -. Tra questi risultano in crescita fenomeni aventi a che fare con la sfera emotiva quali disturbi alimentari e depressione”.

La situazione emotiva
La situazione emotiva

La tecnologia

Nell’elenco degli aspetti maggiormente condizionati dalla pandemia figurano in negativo stato d’animo e umore, attività e tempo libero e preparazione scolastica e in positivo il valore dato a libertà, socialità, persone e famiglia.

Circa 1/4 dei giovani utilizza dispositivi tecnologici in maniera intensiva per più di 4 ore al giorno mentre soltanto il 5% lo fa per un massimo di una ora oltre le attività scolastiche che lo richiedano – ha illustrato Ceccarelli -. Consapevoli di tale livello di fruizione piuttosto elevato, essi se ne servono principalmente per scambiare messaggi, ascoltare e scaricare musica o vedere film e serie televisive ma non per informarsi, seguire corsi o giocare online”.

Timore e fascino per il futuro

Le maggiori priorità per le nuove generazioni della regione risultano essere la difficoltà nel rapportarsi con i propri coetanei, la mancanza di serenità e sicurezza in se stessi e l’uso costante dei propri device; preoccupano di meno, per converso, questioni quali incidenti stradali, razzismo, consumo di sostanze stupefacenti e dipendenze da gioco.

“Il 60% dei giovani e il 72% dei giovanissimi tendono a provare incertezza ma attrazione verso il proprio futuro, eppure larga parte di essi non pare essere indotto o intenzionato a modificare i propri progetti da prima a dopo la pandemia – conclude Ceccarelli -. Le preoccupazioni più incidenti coincidono in ordine di importanza con inquinamento e cambiamenti climatici, lavoro, discriminazioni, guerre, disuguaglianza e libertà, famiglia e malattie”.

Il disagio
Il disagio

Il versante psicologico

“Sono molti i ragazzi che hanno continuato a contare oppure hanno migliorato i propri rapporti famigliari durante il periodo pandemico, così come coloro che, a emergenza conclusa, hanno ricominciato a praticare attività extrascolastiche in presenza definibili sane in quanto portatrici di aggregazione e relazioni – ha commentato il dottor Gerardo Di Carlo, responsabile del Servizio per le dipendenze patologiche dell’Azienda Usl locale -. Nel passaggio da giovanissimi a giovani si nota un incremento di sentimenti quali ansia, stanchezza, tristezza e solitudine nonché un decremento di dinamicità, curiosità e spensieratezza forse dovuto alla maggiore responsabilizzazione degli adolescenti rispetto ai bambini”.

Oltre ad alcune forme di disagio emerse proprio a causa della pandemia, altri fenomeni hanno secondo gli esperti una origine pregressa che la paura del virus e l’isolamento cui esso ha costretto molti ragazzi non ha fatto che rivangare ed esasperare.

“Fortunatamente parte delle nuove generazioni pare maggiormente consapevole dell’importanza del condividere la propria situazione emotiva, ma molti rendono ancora a soffocare anziché manifestare il proprio malessere sotto forma di ansia, depressione o disturbi del comportamento alimentare – ha denotato il dottor Alessandro Trento dell’Ordine degli psicologici della Valle d’Aosta -. Se i più fragili faticano ancora ad abituarsi alla ritrovata socializzazione, altri paiono aver in qualche modo beneficiato di forme di didattica a distanza che hanno incrementato l’utilizzo di videochiamate e videogiochi quali strumenti relazionali molto più diretti e perciò positivi di messaggi e chat”.

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