Emma e Virginia in Svezia e a Taiwan grazie al Rotary Youth Exchange

Il programma di scambio giovani RYE (Rotary Youth Exchange) coinvolge ogni anno circa 9000 ragazzi che trascorrono all'estero periodi lunghi o brevi, vivendo in una o più famiglie ospiti. Tra loro, quest'anno, ci sono anche le valdostane Emma Casarotto e Virginia Fresc.
Virginia e la sua prima famiglia ospitante
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Il programma di scambio giovani RYE (Rotary Youth Exchange) è un’iniziativa del Rotary International cominciata nel lontano 1921 e da allora capace di coinvolgere ogni anno circa 9000 ragazzi di più di 100 paesi. Tra loro quest’anno ci sono anche due ragazze valdostane, Emma Casarotto e Virginia Fresc (Nda dalla Valle d’Aosta è partita anche Josette Mosca di Saint-Christophe per Bassa Sassonia in Germania) che hanno scoperto quasi per caso l’opportunità proposta dal Rotary ai giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni di trascorrere un periodo lungo o breve in un altro Paese. 

Gli studenti a Taiwan col RYE
Gli studenti a Taiwan col RYE

Le due ragazze stanno frequentando il loro quarto anno di liceo, rispettivamente, in Svezia e a Taiwan. Gli scambi RYE a lungo termine durano infatti un intero anno accademico, durante il quale gli studenti frequentano le scuole del posto e vivono con più famiglie ospitanti. “I miei nonni erano rotariani e mia mamma da giovane aveva fatto degli scambi brevi, quindi sapevo già come funzionano — spiega Emma —. Fin dalla seconda media desideravo partire per uno scambio lungo, così mi sono messa presto in contatto con il Distretto 2031 del Rotary, che comprende la Valle d’Aosta e alcune province del Piemonte. Mi sembrava un programma interessante anche perché prevede di alloggiare presso famiglie diverse, cosa che mi ha permesso di immergermi ancora di più nella cultura svedese, di scoprire molte più abitudini e tradizioni locali e di vivere, in un certo senso, due vite diverse in un anno solo”. Questo modello di scambio secondo Emma è quindi tutt’altro che svantaggioso, anche se, come conferma anche Virginia, all’inizio sembra difficile trasferirsi in una nuova famiglia proprio quando ci si inizia ad ambientare nella precedente. “Dover cambiare è stato faticoso all’inizio perché mi sono dovuta abituare a ritmi e modi di vivere diversi – aggiunge Emma -, ma ho deciso di partire proprio per mettermi alla prova e, ora che mi trovo bene anche con la mia seconda famiglia, sono contenta di aver conosciuto nuove persone”. 

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Emma e la sua prima famiglia ospitante

D’altra parte, la diciassettenne di Sarre ha avuto modo di mettersi alla prova anche per il contesto fuori dal comune in cui ha vissuto durante i primi mesi in Svezia: la piccola isola di Tranholmen, situata a meno di 100 metri dalla costa di Danderyd. “Non ci sono auto sull’isola e solo d’inverno, quando l’acqua è gelata, un ponte galleggiante la collega alla terraferma. Per me è stata una grande sfida: ho dovuto imparare a spostarmi prendendo il traghetto tutti i giorni per andare a scuola e talvolta remando io stessa su una piccola barchetta. Per questo consiglierei a tutti questo scambio: mi sta permettendo di crescere tantissimo come persona, spingendomi continuamente fuori dalla mia comfort zone, cosa che non sarebbe successa se fossi rimasta ad Aosta”. 

Emma sulla barca
Emma sulla barca

Il RYE prevede, inoltre, che le famiglie degli studenti all’estero accolgano a loro volta, durante l’assenza dei loro figli, altri studenti stranieri per il loro scambio. Così, prima che Emma partisse, i suoi genitori si sono dovuti assicurare che ci fossero altre famiglie disposte ad ospitare per alcuni mesi la ragazza danese che avrebbe preso il posto della loro figlia: “Abbiamo fatto un po’ fatica a trovare qualcun altro disposto ad ospitare perché non tutti sono propensi a farlo, visto che è volontariato e in più c’è l’ostacolo della lingua, ma è una bellissima opportunità, perché si creano legami che durano nel tempo”. 

Emma e il suo fratello ospitante
Emma e il suo fratello ospitante

A confermarlo è il Sondaggio 2019 del Rotary International sull’esperienza di soci e partecipanti, secondo il quale l’89% delle famiglie ospitanti è rimasta in contatto con almeno uno degli studenti ospitati. Virginia, che durante il suo anno a Taiwan è ospite di tre famiglie diverse, sta valutando infatti se tornare sull’isola per l’università, visto che i primi genitori ospitanti le hanno assicurato una camera anche per gli anni a venire. 

Virginia e la sua classe
Virginia e la sua classe

Anche Virginia racconta di una cultura al tempo stesso affascinante e lontanissima, a partire dagli orari scolastici molto più intensi — dalle otto alle sei di sera, più le pulizie a carico degli studenti oltre l’orario scolastico e alcune attività extra scolastiche nei weekend — e dalla lingua completamente diversa dall’italiano. Proprio per aiutare gli studenti a superare questo ostacolo iniziale, il Rotary finanzia dei corsi di lingua per tutti gli studenti all’estero. Così, Virginia può contare su sei ore di lezione di cinese a settimana completamente gratuite, che si vanno ad aggiungere a vitto, alloggio e tasse scolastiche inclusi nel programma. Di solito, gli studenti che partono con il RYE pagano una quota di iscrizione contenuta e sono responsabili per il viaggio aereo di andata-ritorno, l’assicurazione di viaggio, i documenti di viaggio (passaporto e visto) e i fondi per spese varie e per ulteriori viaggi o tour. Anche questo è uno dei vantaggi che spingono molti studenti a scegliere il Rotary per il loro scambio, anche se, come spiega Virginia, pochi sono a conoscenza del programma, che è solo una delle tante iniziative proposte dall’associazione: “Ho scoperto il RYE solo perché mio papà conosce un signore affiliato al Rotary che gliene ha parlato. Probabilmente, senza questo caso fortuito, non sarei partita con questo programma”. 

Virginia e il suo professore di cinese
Virginia e il suo professore di cinese

Nonostante la poca visibilità del RYE, il successo sembra però essere assicurato, almeno nel caso di Emma e Virginia, se tra gli obiettivi del programma c’è quello di “imparare una nuova lingua e cultura” e di “diventare cittadini del mondo”. Emma afferma infatti di aver scoperto nella Svezia una “seconda casa” e Virginia può dire di aver celebrato anche il capodanno cinese appena passato: “Siamo andati a pregare, abbiamo portato gli omaggi e fatto le docce rituali. Poi abbiamo fatto un cenone come si fa in Italia, ma non abbiamo fatto il countdown prima di mezzanotte. Ora avrò un mese di vacanza e siamo partiti per un viaggio di tutta Taiwan”. 

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