Francesco Giardina: da Aosta a Zurigo per studiare ecosistemi terrestri e cambiamenti climatici

Il giovane dottorando del Politecnico di Zurigo è reduce dalla pubblicazione di un articolo nel quale propone nuovo modello di proiezione climatica che definisce nel dettaglio l’indice di stress idrico sulla pianta durante un periodo di siccità.
Francesco Giardina
Società

Eccellenza tutta valdostana classe 1993, Francesco Giardina è un promettente dottorando del Politecnico di Zurigo, reduce appena lo scorso venerdì 25 agosto dalla pubblicazione di un importante articolo di analisi del comportamento degli ecosistemi terrestri in relazione al cambiamento climatico. Scritto a più mani accanto a Pierre Gentine, Alexandra Konings e Benjamin Stocker, la ricerca gode della collaborazione di Sonia Seneviratne, una dei massimi esponenti nel campo dell’Intergovernmental Panel in Climate Change delle Nazioni Unite.

Una innata passione per la natura

Dopo aver frequentato il Liceo scientifico Édouard Bérard di Aosta, Francesco opta per un percorso universitario in Ingegneria e scienze ambientali a Losanna, invogliato da una passione per la natura in parte derivante dall’essere nato e cresciuto in Valle d’Aosta.

“Nell’ambito del master che ho ugualmente seguito in Svizzera, ho redatto la mia tesi presso la Columbia University, occupandomi degli effetti del cambiamento climatico nella foresta amazzonica e pubblicandola sulla rivista “Nature GeoScience” – racconta il giovane ricercatore -. Ho poi scelto di rifiutare il dottorato che mi era stato offerto e tentato di approcciarmi al mondo dell’industria privata, trovando impiego come consulente nel settore estrattivo e ambientale all’interno di un’azienda multinazionale”.

Poco a suo agio a lavorare con un platea di clienti rappresentata da grosse imprese che sfruttano per profitto le risorse della Terra, Francesco coglie al volo l’occasione di una fellowship annuale con l’Onu trasferendosi in Burkina Faso: proprio su di un territorio povero dove la desertificazione rende difficoltosa la produzione agricola, il valdostano si approccia alla cooperazione internazionale e al management delle risorse idriche.

“Ultimata tale esperienza, ho sentito il bisogno di tornare nel mondo accademico e ho iniziato il mio percorso al Politecnico di Zurigo – prosegue il dottorando -. Sentivo che il solo modo in cui potevo contribuire alla tematica del cambiamento climatico era la ricerca scientifica, della quale il mio articolo è il frutto”.

La ricerca

“Diagnosing evapotranspiration responses to water deficit across biomes using deep learning” è il titolo dell’articolo pubblicato da Francesco e dal suo team di co-autori sulla rivista “New Phytologist”. Pubblicazione che fa capo alle proiezioni climatiche delle Nazioni Unite divulgate al grande pubblico e utilizzate dalle istituzioni per regolare politiche ed emissioni.

“Il più importante risultato delle ricerche risiede nell’esserci resi conto che da larga parte dei modelli Onu emerge una rappresentazione erronea dello stress idrico sulla pianta – spiega Francesco Giardina -. Questo è causato da un’eccessiva semplificazione del comportamento complesso della vegetazione, la cui risposta al riscaldamento globale dipende dall’ecosistema nel quale essa è inserita”.

Francesco e gli altri ricercatori hanno dunque proposto di servirsi per la raccolta dei dati di stazioni di misura capaci di quantificare i flussi di gas serra, energia e acqua tra superficie terrestre e atmosfera. Grazie al deep learning, essi hanno poi creato un nuovo modello che definisce nel dettaglio l’indice di stress idrico sulla pianta durante un periodo di siccità.

“Nella pratica abbiamo constatato che la reazione della vegetazione è molto più repentina di quanto ipotizzato dalle proiezioni climatiche – conclude il dottorando -. Evidenziato tale comportamento, si pone ora la necessità di introdurla quale variabile all’interno delle divulgazioni delle Nazioni Unite”.

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