Giorno della memoria: tra ricordi e attualità, consegnate sei medaglie d’onore ai deportati di guerra

Le famiglie di Aldo Colosso, Lorenzo Liscidini, Pasquale Mantova, Michele Perron, Riccardo Roux e Clemente Fortunato Seris sono state omaggiate ieri, venerdì 27 gennaio, nella sala Maria Ida Viglino di Palazzo regionale.
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Società

Nel solco di un tragico passato che rappresenti una lezione di vita e umanità per il nostro futuro, la Giornata della memoria è come consuetudine stata l’occasione di omaggiare le famiglie di 6 cittadini italiani deportati durante la Seconda guerra mondiale. Nel pomeriggio di ieri, venerdì 27 gennaio, figli e nipoti di Aldo Colosso, Lorenzo Liscidini, Pasquale Mantova, Michele Perron, Riccardo Roux e Clemente Fortunato Seris hanno ricevuto la medaglia d’onore nel ricordo dei traumi e dei sacrifici dei loro avi.

Dalla prigionia alla solitudine

La Valle d’Aosta è all’epoca territorio per il reclutamento del quarto reggimento Alpini ed è per questo che larga parte dei valdostani svolge il proprio servizio nel battaglione Aosta e nell’artiglieria alpina. Nonostante molti membri del corpo abbiano vissuto il periodo dei combattimenti l’uno a fianco dell’altro, così non è per i periodi di prigionia per via di vicende proprie e difficili da ricostruire.

“Dopo la cattura, il Reich qualifica il loro status come internati militari e questo li esclude dall’assistenza della Croce rossa e da qualsiasi tutela internazionale rivolta ai prigionieri di guerra – ha spiegato Elena Landi della sezione regionale dell’Associazione nazionale ex internati nel corso della cerimonia svoltasi nella sala Maria Ida Viglino di Palazzo regionale -. Inoltre, in Italia la macchina della propaganda lascia intendere che essi si siano trattenuti volontariamente nei campi ricevendovi un buon trattamento”.

Tali circostanze di reclusione fanno sì che, dopo la liberazione, gli internati non ricevano una accoglienza equiparabile a quella degli eroi di guerra bensì vengano ignorati nonché accusati di tradimento e collaborazionismo per aver lavorato a servizio della Germania.

“La difficoltà di molti nell’esternare i soprusi subiti genera un incolmabile vuoto nella narrazione e, ora che queste persone non sono più tra noi per raccontarsi, questa giornata rappresenta per noi un fondamentale tassello nella ricostruzione storica – ha continuato Landi -. Saremmo orgogliosi di poter portare a maggiore conoscenza questo spicchio di storia intitolando, anche grazie al supporto delle istituzioni, vie o piazze proprio ai nostri ex internati”.

Elena Landi
Elena Landi

Coltivare la memoria

Quest’anno, peraltro, ricorrerà l’ottantesimo anniversario dell’armistizio e dell’avvio del movimento di Resistenza dell’8 settembre del 1943. Nel calendario della sezione regionale dell’Associazione nazionale ex internati figurano dunque molteplici iniziative tra cui la cerimonia estiva al monumento del Gran San Bernardo, le celebrazioni nel comune di Perloz e svariate proiezioni pubbliche del video “Tutti i nostri no”.

“La Giornata della memoria assume per noi un significato di accoglienza di un ricordo di vittime e crimini del passato che va trasmesso alle nuove generazioni per spingerli a costruire una società migliore e inclusiva – ha voluto sottolineare il presidente della Regione pro tempore Luigi Bertschy -. Il mio ringraziamento va a tutti coloro che si impegnano nel perpetuare la memoria nonché ai famigliari degli internati deceduti o tornati in patria portando con sé il proprio dolore ed estendendolo ai propri cari e all’intera comunità”.

Luigi Bertschy
Luigi Bertschy

Nomi e storie

Originario di Quincinetto, in provincia di Torino, Aldo Colosso viene catturato dalle truppe tedesche e internato nel campo di concentramento Stammlager VI A Hemer in Vestfalia il 10 settembre del 1943 all’età di soli 22 anni. Egli deve attendere ben 2 anni di prigionia e tormento sino alla data della sua liberazione definitiva, l’8 settembre del 1945.

Nato a Teglio, in provincia di Sondrio, il 26 ottobre 1907, Lorenzo Liscidini cade nelle mani dei tedeschi il 10 settembre del 1943 a Trieste. Dopo essere stato confinato nel Lager IV D tedesco, egli è in grado di tornare in patria soltanto il 1º agosto del 1945.

Differentemente dagli altri due insigniti, il calabrese Pasquale Mantova, classe 2 aprile del 1922, che dopo nove mesi di prigionia è stato liberato nel 1945 ed così potuto far ritorno a casa.

È invece nato a Valtournenche il 18 ottobre del 1919 Michele Perron, che, dopo essere stato preso a Bolzano l’8 settembre del 1943, viene dapprima trasportato a Vienna e successivamente a Budapest per poi essere imprigionato in Germania. Il valdostano è salvato dai suoi carnefici del campo di sterminio Stammlager XVII/A dai Russi e riesce a rivedere i propri cari e le proprie montagne il 30 agosto del 1945.

Anche Riccardo Roux proviene dalla Valle d’Aosta, in particolare da Émarèse. Egli ha soltanto 22 anni quando viene incarcerato il 9 settembre 1943 nel campo di concentramento Bezeichnung – M Stammlager XI B, dove perde la vita appena due anni dopo, il 17 febbraio del 1945.

Riesce a tornare nella sua Saint-Vincent, dove egli è nato l’11 febbraio del 1921, il deportato Clemente Fortunato Seris. Dopo la cattura da parte delle truppe tedesche a Ugovizza e un internamento di due anni in Germania nel lager Stalag XI B Fallingbostel, egli viene tratto in salvo dagli Americani l’11 aprile del 1945.

Quest’oggi a ritirare le 6 medaglie d’onore erano presenti il figlio di Aldo Colosso, Roberto Colosso, il figlio di Lorenzo Liscidini, Bruno Liscidini, il figlio di Pasquale Mantova, Aldo Mantova, il figlio di Michele Perron, Leo Perron, il nipote di Riccardo Roux, Ernesto Roux, e il nipote di Clemente Fortunato Seris, Maurizio Bacco.

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