Il Progetto “Pasturs” e la convivenza allevatori-lupo, parlano i volontari: “Un’esperienza che arricchisce”

Sedici volontari appositamente formati hanno dedicato parte del loro tempo ad aiutare gli allevatori coinvolti nell’implementazione delle misure di prevenzione dei danni: recinzioni elettrificate, batterie, cani da protezione e sorveglianza attiva sono stati gli elementi vincenti di questa stagione.
Il montaggio di una recinzione
Società

Finisce oggi, dopo sette settimane di alpeggio, con la discesa a valle degli ultimi volontari, la sperimentazione del Progetto Pasturs nell’area del Parco Naturale Mont Avic. Progetto che, nasce dalla convinzione che un’efficace convivenza fra i grandi predatorinella fattispecie, in Valle, il lupoe le attività zootecniche sulle zone alpine sia realmente possibile.

16 volontari – di età diverse, dai 18 anni di Lorenzo ai 45 di Elena – appositamente formati hanno dedicato parte del loro tempo ad aiutare gli allevatori coinvolti nell’implementazione delle misure di prevenzione dei danni: recinzioni elettrificate, batterie, cani da protezione (spesso ottenuti grazie al finanziamento regionale) e sorveglianza attiva sono stati gli elementi vincenti di questa stagione.

Il lupo – spiega una nota del Progetto – è una presenza ormai regolare nella nostra regione. Questa specie è una componente preziosa della nostra storia e cultura e una parte importante degli ecosistemi in cui è presente: proprio per questo motivo gode di una elevata tutela a livello europeo e italiano.

Grazie alle fototrappole installate dal Parco Naturale è stato possibile avere evidenza del passaggio notturno di alcuni esemplari nei pressi dell’alpeggio di Pra Oursie, oltre a un avvistamento diretto presso La Cerise nelle prime ore serali. Il tempo incerto e nebbioso delle prime settimane di sperimentazione ha richiesto particolare attenzione, soprattutto in termini di sorveglianza e contestuale annotazione del comportamento del bestiame, in modo da comprendere al meglio le dinamiche comportamentali degli animali e prevenire eventuali predazioni.

Oltre alla gestione delle misure preventive, i volontari sono entrati a far parte della vita delle famiglie degli allevatori che li hanno ospitati, aiutando nella vita di tutti i giorni e scambiando esperienze, instaurando spesso amicizie profonde e condividendo le difficoltà della vita in alpeggio.

“Non ci sono orari qui, si seguono il ritmo degli animali e le loro necessità, che cambiano di giorno in giorno. La stanchezza spesso si fa sentire”, spiega Alessandro, volontario proprio a Pra Oursie, che nella vita si occupa di Sicurezza sul lavoro in ambito ferroviario. “La mia difficoltà più grande – aggiunge invece Enrico, giovane insegnante di lettere piemontese –? Mantenere la calma quando le mucche si impuntano. Non è così automatico interfacciarsi con animali che ragionano in modi così profondamente lontani dal nostro”.

“Le difficoltà passano in secondo piano, in questo progetto. È un’esperienza che arricchisce sotto tutti i punti di vista – spiega invece Alice, specializzanda in veterinaria dal Veneto, volontaria a La Cerise – sia dal lato umano (ho potuto apprezzare lo scambio di idee con un allevatore davvero motivato, che ha grande passione e attenzione verso tutti gli animali), sia dal lato professionale: sono potuta entrare in contatto con diverse specie che nel mio corso di studi non avevo mai incontrato”.

Soddisfatti anche gli allevatori coinvolti: “I ragazzi che abbiamo ospitato ci hanno fornito un grande aiuto, hanno dimostrato sempre una grande disponibilità e molta educazione – racconta Michael, allevatore a Pra Oursie –. “Questo è il primo anno che lavoriamo qui ed è stato anche occasione per sperimentare le diverse misure preventive. Abbiamo purtroppo notato che le fascette a più livelli non funzionano con le capre, che tendono comunque ad uscire. I recinti sono molto più efficaci”.

Grazie anche alla collaborazione con la Stazione Forestale competente di Verrès è stato possibile individuare soluzioni idonee e tempestive in materia di prevenzione danni: “La sera che è comparso il lupo ero con una volontaria – spiega invece Jean Marie, allevatore a La Cerise –, c’era la finale degli Europei, giocava l’Italia e non c’era nessuno in giro, le nuvole erano basse, faceva freddo e avevamo appena ricoverato gli animali. È stato un attimo, è arrivato abbastanza vicino, ma non aveva un atteggiamento aggressivo. I cani lo hanno messo in fuga subito. È stata un’esperienza emozionante. Da lì abbiamo intensificato la sorveglianza diretta; grazie al contributo dei volontari è stato più facile, noi altrimenti non avremmo tantissimo tempo per farlo”.

Volontari e allevatori si troveranno un’ultima volta per la désarpa, nella seconda metà di settembre, per festeggiare insieme l’esperienza vissuta insieme. Oltre al lavoro dei partner di progetto Eliante e Parco Naturale Mont Avic, e al contributo del Comune di Chambave che lo ha patrocinato, la sperimentazione è stata resa possibile anche grazie all’interessamento di Cva spa.

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