“Io, profugo… mi racconto”, rassegna per parlare di migrazioni come opportunità

La rassegna prenderà il via domani, venerdì 5 aprile dalle ore 18.30 all'interno dello spazio famiglia “A petit pas”, in via Binel 12. Durante l'incontro verrà proiettato il documentario “Come un uomo sulla terra”. A seguire cena africana, su prenotazione
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Le migrazioni come opportunità di scambio e arricchimento culturale è il tema di una serie di incontri organizzati dalla cooperativa sociale “La Sorgente” di Aosta all’interno dello spazio famiglia “A petit pas”, in via Binel 12.

La rassegna dal titolo “Io, profugo… mi racconto” prenderà il via domani, venerdì 5 aprile dalle ore 18.30. Durante l’incontro sarà proiettato il documentario “Come un uomo sulla terra” di Andrea Segre e Dagmawi Yimer al quale seguiranno testimonianze dal vivo di esperienze di vita migrante di alcuni ragazzi africani giunti in Italia dalla Libia nel 2011, a seguito dello scoppio della guerra civile. A concludere l’incontro una cena africana, dal costo di 15 euro (prenotazione obbligatoria entro il 4 aprile al numero 329/5905301).

Gli altri due incontri si svolgeranno sabato 13 e 20 aprile. Nel primo appuntamento ci si divertirà con un gioco africano in “L’Africa in gioco: torneo di awale” mentre l’evento conclusivo sarà quello per bambini e famiglie con “Le favole del villaggio”.

Nel corso del 2011 oltre 25.000 persone sono approdate sulle coste italiane, giunti dalla Libia per sfuggire alle violenze o perché costrette ad imbarcarsi dalle milizie di Gheddafi. Ogni regione italiana è stata chiamata a farsi ospite di un certo numero di migranti e in Valle d’Aosta ne sono giunti 41, di varie nazionalità: nigeriana, ghanese, maliana, nigerina, burkinabé, gambiana, congolese, sudanese e bengalese. Oggi ne rimangono quindici con un permesso di soggiorno valido ma senza sicurezze né garanzie su quale sarà il loro futuro, soprattutto abitativo e lavorativo, in un momento di grave crisi nazionale e globale.

"Ora più che mai  – spiegano i promotori dell’iniziativa – vi è la necessità di sensibilizzare la popolazione residente su questo tema. I ragazzi infatti devono inserirsi nel mondo del lavoro, trovare una sistemazione abitativa e integrarsi nel tessuto sociale valdostano, ma spesso si scontrano con la diffidenza della popolazione. L’integrazione può avvenire soltanto in una situazione di conoscenza reciproca, tramite uno scambio di storie ed esperienze. È fondamentale, in tal senso, cercare di dar voce a chi ha vissuto storie drammatiche e profondamente lontane dal nostro sistema di vite ed esistenze. Saranno i ragazzi stessi a introdurci nel loro mondo attraverso varie strade, dal racconto personale alla cucina alla tradizione fiabesca, per grandi e bambini."
 

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