La Consulta femminile invita a riflettere sulla proposta di legge che modifica l’organismo di parità

La Consulta conferma la sua opinione negativa sulle modalità di nomina delle componenti prospettata dalla proposta di legge per la riforma degli organismo di parità. Oggi in commissione regionale saranno presentati gli emendamenti concordatati.
La Consulta femminile
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La riduzione ad un numero fisso di componenti (senza la presenza delle supplenti) elette dal Consiglio regionale, ed un contestuale aumento delle amministratrici, limiterà la presenza all’interno della Consulta di molte delle rappresentanti del mondo economico, sociale e culturale della regione, mentre è proprio il gratuito, prezioso e qualificato apporto di queste, in termini di differenti esperienze professionali e umane, che ha consentito a quest’istituzione di funzionare in modo efficiente e proficuo”. E’ questo il rischio che secondo la Consulta regionale femminile della Valle d’Aosta è insito nel testo della proposta di legge che vede firmatari i consiglieri regionali Hélène Impérial, Emily Rini, Manuela Zublena, Diego Empereur, Francesco Salzone e Leonardo La Torre e che andrà a riformare l’organismo di parità.
Nei giorni scorsi molte delle istanze presentate dalla Consigliera di Parità e dalla Consulta Femminile erano stato accolte dalla Commissione regionale ed erano stati definiti diversi emendamenti concordati per migliorare il testo.
La Consulta comunque mette le mani avanti e insiste sul tasto delle nomine. Ha così inviato, mercoledì 9 dicembre 2009, al Consiglio regionale copia delle 781 firme, raccolte dalle rappresentanti dei vari organismi che fanno parte della Consulta, in merito alle modifiche proposte alla legge istitutiva della Consulta stessa.

La collaborazione tra le diverse rappresentanti ha permesso di dare risposte concrete alle diverse esigenze presenti sul territorio, promuovere iniziative volte alla piena realizzazione delle donne nei più disparati ambiti e favorire la crescita della presenza femminile nelle realtà locali – scrive la Presidente della Consulta Giacinta Prisant – “Si ribadisce quindi che il valore di una rappresentatività così ampia risiede anche e soprattutto nella possibilità di sollecitare e coinvolgere nelle attività e nella realizzazione del programma le donne facenti parte di tutti quegli organismi (associazioni, sindacati, ordini professionali) che si trovano ad operare quotidianamente sul territorio; circostanza, questa, resa possibile dalla capacità delle donne di collaborare per il raggiungimento di obiettivi comuni, a prescindere dagli interessi politici, di categoria o di qualsivoglia natura.

Ritenendo quindi – conclude la Presidente Prisant – che la Consulta femminile possa e debba continuare ad essere un efficace strumento di democrazia e di collegamento tra mondo istituzionale e società civile valdostana, tra “donne reali” e rappresentanza politica e istituzionale, l’Assemblea della Consulta conferma la sua opinione negativa sulle modalità di nomina delle componenti prospettata ed invita le/i consiglieri tutti a riflettere.”

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