L’asilo nido di Châtillon in festa per i suoi 50 anni

Per i suoi cinquant'anni l'asilo nido di Châtillon ha organizzato tre giornate ricche di eventi: porte aperte, letture in più lingue e il convegno "Dalle radici alle ali". Dal 1973 accoglie bimbi fino ai tre anni di età e svolge un servizio fondamentale per il territorio.
Asilo nido di Châtillon - Team educativo. Foto Alice Dufour
Società

“Un giorno volerò disse il bruco. Tutti risero tranne la farfalla”. Sono le parole che una mamma dedica all’asilo nido di Châtillon e alla sua storia lunga cinquant’anni. Una metafora in cui il nido, grazie alle educatrici, concede ai bimbi – i bruchi – i tempi e gli spazi necessari a diventare farfalle.

Il traguardo dei cinquant’anni è stato festeggiato durante tre giornate ricche di eventi, da giovedì 14 a sabato 16 settembre. Porte aperte che hanno consentito di visitare la struttura, una mostra fotografica per ripercorrere la storia del nido e letture in più lingue – francese, russo e patois – grazie al progetto “mamma lingua”. Attività culminate nel convegno di sabato mattina Dalle radici (la storia) alle ali, quelle dei bimbi che a partire da questo nido hanno spiccato il volo.

Cenni storici: dal 1973 ad oggi

Superano i mille gli utenti che negli anni hanno frequentato il nido di Châtillon, intitolato al dottor Samuele Rosset. Primo asilo regionale, nato grazie all’intuizione politica dell’assessore comunale ai servizi sociali Mario Gemello.

La struttura aprì le sue porte il 1° gennaio 1973 in un clima di diffidenza nei confronti del servizio. “Mancavano iscritti” – racconta il Sindaco di Châtillon Camillo Dujany. “Si riuscì a raggiungere il numero minimo di sei bimbi – furono proprio gli amministratori i primi a iscrivere i loro figli – e già dall’anno successivo le iscrizioni superarono la disponibilità dei posti al punto che si stabilirono dei criteri per regolare l’accesso”.

“I nidi erano locali ben diversi da come li conosciamo oggi” ricorda la coordinatrice pedagogica regionale Antonella Migliore. Le educatrici, allora chiamate puericultrici, accudivano i bimbi dai tre mesi ai tre anni con l’obiettivo di assicurare un’adeguata assistenza alle famiglie e facilitare l’accesso delle donne al mondo del lavoro. L’anno 1986 segnò un importante cambiamento: da struttura socio-assistenziale l’asilo nido divenne socio-educativo: “un ambiente didattico capace di stimolare il bambino”.

La vita al nido

Le immagini della mostra fotografica, allestita all’interno dell’edificio in occasione dell’evento, e gli spazi delle sezioni aperte al pubblico parlano. Raccontano l’agire quotidiano al nido dove il bambino è posto al centro delle attività.
“Il bambino nasce curioso e ha bisogno di esplorare. Al nido può imparare osservando, imitando, muovendosi e giocando” afferma la coordinatrice della struttura Stefania Sasso. “Tale convinzione è alla base della strutturazione dei nostri spazi, della scelta dei materiali, della riflessione intorno ai tempi della giornata educativa al nido, che devono essere distesi e rispettosi delle differenze individuali”. Intanto l’adulto – l’educatore – resta in disparte come osservatore attento e ascoltatore attivo in grado di creare contesti di gioco e attività.

La semplicità degli spazi

Spazi, tempi e materiali sono sempre più orientati a un’idea di semplicità. Dove “semplicità non è sinonimo di banalità” chiarisce la coordinatrice. “Lo spazio è il terzo educatore”. La struttura del nido di Châtillon è tra le più spaziose e funzionali della Valle. Tre piani: al seminterrato si trovano la cucina e gli spazi di servizio, oltre ad una stanza, recentemente ristrutturata, adibita a biblioteca e a stanza dell’accoglienza, primo e secondo piano ospitano le sezioni dei “leprotti” e degli “orsetti” in grado di accogliere fino a un massimo di 40 bimbi (capienza totale). Ogni sezione comprende lo spazio necessario per i pasti, il riposo e tanti angoli, sempre in rinnovamento sulla base degli interessi e dei bisogni dei piccoli utenti, dedicati al gioco, all’esplorazione, allo sviluppo dell’autonomia e della creatività. All’esterno un ampio spazio verde utilizzato tutto l’anno, in particolare durante la bella stagione, quando la vita del nido si trasferisce all’aperto.

Il team educativo

Il personale in servizio, assunto dall’Unité des Communes Mont Cervin, conta la coordinatrice Stefania Sasso, una cuoca, due addette ai servizi generali e sette educatrici che lavorano su turni. Secondo la norma regionale ogni educatrice può occuparsi di otto bambini. “La composizione del nostro team educativo ci consente di lavorare nella gran parte del tempo con gruppi di bambini più esigui, elemento indispensabile per garantire davvero un’attenzione individualizzata e una cura della relazione educativa” conferma la coordinatrice.

Copertura del servizio: 48,18% rispetto ai nati

“Il lavoro di squadra e la gestione centralizzata dei servizi dell’Unité des Communes Mont Cervin, grazie alla libera circolazione delle famiglie sui cinque nidi del territorio (Châtillon, Saint-Vincent, Verrayes, Antey-Saint-André e Valtournenche) consente di far sì che le domande di ammissione vengano soddisfatte al 90% per cento circa” illustra la coordinatrice Stefania Sasso. Le iscrizioni al servizio avvengono due mesi all’anno: aprile e ottobre.

“Il sistema nidi dell’Unité garantisce una copertura dei servizi alla prima infanzia sul territorio del 48,18% rispetto ai nati, secondi solo alla Valdigne con il 55,26%” illustra il presidente dell’Unité Mont Cervin Marco Vesan.

Il rapporto tra nido e territorio

Il nido è un luogo dove tutto è relazione tra colleghi, con e tra le famiglie, con e tra i bambini, con gli altri servizi educativi, con il territorio”. Parole confermate dai presenti. Tra questi, oltre a personalità politiche di spicco, anche le coordinatrici e le educatrici del passato, quelle di altri nidi, i bimbi e i genitori fino alla pediatra. Tutto a testimonianza del grande operato della struttura sul territorio comunale e limitrofo.

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