Mentre continuano le polemiche sul pirogassificatore, con la petizione che sta seguendo il suo iter in Consiglio regionale e la Giunta che invece sembra voler tirar dritto per la sua strada, Legambiente torna alla carica sulla questione diossina. In particolare, il circolo valdostano chiede all’Assessore regionale all’Ambiente, Manuela Zublena, di fare chiarezza sulla reale situazione d’inquinamento nella Plaine di Aosta.
Il 23 febbraio scorso, Zublena era intervenuta sull’argomento in Consiglio Regionale rispondendo a un’interpellanza dichiarando che “non è l’inquinante che cresce, ma la conoscenza che la Regione deve costruire sulla presenza di questi e altri inquinanti”. Nella stessa occasione l’assessore citava i 24 controlli sulla presenza di diossina nel terreno effettuati da ARPA sul territorio regionale, affermando che i dati erano confortanti e i valori rilevati minimi.
Secondo Legambiente, “a quasi sei mesi da allora, mentre ancora stiamo aspettando che questi dati così tranquillizzanti siano pubblicati affinché i cittadini possano valutare autonomamente la situazione, sembra che l’Assessore Zublena abbia improvvisamente cambiato idea”.
Il riferimento è alle dichiarazioni dello scorso 27 giugno quando a margine della conferenza stampa di presentazione dei dati sulla raccolta differenziata dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, parlando della gestione dei rifiuti solidi urbani, Zublena ha commentato: “ E che dire della discarica di Brissogne che produce grandi quantità di diossina bruciando biogas?”
“La diossina era poca o quasi inesistente – si legge nella nota rilasciata da Legambiente – quando si trattava di rispondere in modo rassicurante all’allarme suscitato nei cittadini dalla pubblicazione dei dati sulla presenza di diossina nell’aria della zona di Aosta; ma cresce, inspiegabilmente, per difendere la bontà del pirogassificatore, visto che l’impianto è una potenziale fonte di diossina”.
Contestualmente alla richiesta di chiarimenti, Legambiente rinnova la proposta, già avanzata pubblicamente a febbraio, di predisporre una legge regionale che, sull’esempio di quella oggi vigente in Friuli-Venezia Giulia, fissi limiti alla emissione di diossine e furani e di imporre limiti più restrittivi nei confronti delle aziende interessate tra le quali, in primis, la Cogne Acciai Speciali e la Valeco.
Inoltre, la Legambiente chiede infine che tutti i dati raccolti su questi inquinanti, presenti e futuri, siano resi pubblici, come peraltro previsto dalla normativa vigente, e d essi sia data la massima diffusione. “Informare i cittadini è un dovere sancito anche dal Codice Ambientale – ricorda Alessandra Piccioni, presidente del Circolo valdostano di Legambiente – come pure adottare misure adeguate per tutelare la salute dei cittadini. Sono obblighi ai quali ogni amministratore pubblico deve ottemperare, poiché ogni mancanza in queste materie è perseguibile per legge”.
