Malumori sul servizio delle tate familiari: ‘i tempi del rimborso regionale sono troppo lunghi’

Le famiglie sono chiamate ad anticipare anche tre rette mensili di più di mille euro prima di ottenere il voucher di rimborso erogato dall'amministrazione regionale. Anche la revisione del servizio suscita perplessità in alcune tate che operano ad Aosta.
I giochi di alcuni bambini in una garderie all'esterno
Società

Il rimborso per l’acquisto di un computer, previsto dalla campagna “Un computer in famiglia” arriva in 5 giorni. Non così fortunate sono le famiglie dei bambini dai 3 mesi ai tre anni che usufruiscono delle Tate familiari, un servizio socio-assistenziale a valenza educativa, presente ormai da diversi anni sul territorio regionale e sostenuto economicamente dalla Regione Valle d’Aosta.

“Negli ultimi tempi – ci spiega Elena, mamma di Adele – i rimborsi arrivano con grave ritardo, mi sono trovata a dover anticipare tre rette mensili di quasi 1300 euro l’una. Si tratta di una spesa davvero insostenibile  per una giovane coppia come la mia con un’altra bimba in arrivo”.

Il servizio delle Tate familiari è, inoltre, al centro di una profonda revisione che, almeno in alcuni casi, sta creando non pochi malumori nelle tate. A partire dal 2010, infatti, il servizio, che ora può essere svolto in spazi comuni da 3 diverse tate che accolgono fino a 12 bambini, potrà necessariamente riunirne  solo due con massimo 8 bambini. La decisione è dettata dalla volontà di differenziare i vari servizi di assistenza all’infanzia ovvero le tate, le garderie d’enfance e gli asili nido.

“Per noi – spiega Marilena Corniolo, della struttura di Via Evançon ad Aosta –  questa disposizione potrebbe voler dire chiudere la nostra struttura, attiva dal 2002. Le spese di mantenimento dell’alloggio in cui accogliamo i bambini sono troppo elevate e difficilmente sostenibili in due”.

Le tate, infatti, sono un servizio di assistenza particolare. Accolgono i bambini in una casa, pensata e progettata in funzione delle loro esigenze. La tata può accogliere massimo 4 minori contemporaneamente, da un minimo di 2 ore sino ad un massimo di 10 ore continuative, sulla base di orari concordati con la famiglia, che vengono formalizzati in un contratto. Possono offrire anche il pasto che viene direttamente cucinato dalle tate. Di conseguenza devono farsi carico di tutte le spese che normalmente affronta una famiglia: dall’affitto, alla luce al gas oltre ai costi direttamente legati alla cura dei piccoli ospiti.

A breve partirà poi un corso per formare nuove tate familiari che saranno, però, dislocate sul territorio, ovvero in quei comuni di media e alta montagna dove non è possibile attivare altri servizi di assistenza all’infanzia come garderie e asili nidi. Anche su questa decisione alcune tate hanno qualcosa da dire. “Escludere Aosta è una scelta politica che rispettiamo – continua Marilena Corniolo – ma è importante che sapere che, in questi anni, noi abbiamo lavorato a pieno regime senza riuscire a rispondere a tutte le richieste delle famiglie. E mi risulta che anche per gli asili nido e le garderie ci siano lunghe liste di attesa”.  
 

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