Montanari: “Pirogassificatore? Solo in Valle d’Aosta lo chiamate così”

Il ricercatore di nanopatologie di Modena è intervenuto dopo la proiezione del documentario "Sporchi da morire" al Giacosa di Aosta: "L'inceneritore produce una varietà infinita di inquinanti, dati da reazioni chimiche sempre diverse".
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"Pirogassificatore è la traduzione patois di inceneritore". Il dottor Stefano Montanari sfodera la sua ironia per spiegare come dal punto di vista della sua materia di studio, ovvero gli effetti delle nanoparticelle sulla salute, poco cambia tra una dicitura e un’altra. "Questo è il fascino delle parole, cambiare nome alle cose serve a purificarle", ha affermato lo studioso di Modena ieri sera, 20 ottobre, dopo la proiezione al Teatro Giacosa di Aosta del suo documentario "Sporchi da morire".

Un elemento a vantaggio delle tesi di Montanari è rappresentato dalle stesse normative nazionali e europee, che non fanno differenza tra i due termini. Dal punto di vista del funzionamento, poi, lo studioso fornisce una sua spiegazione: "l’inceneritore è brutale perchè prende l’immondizia e la brucia, il pirogassificatore invece scalda i rifiuti in carenza di ossigeno, evitando di generare anidride carbonica e ossido di carbonio, ma poi brucia il gas di sintesi (syngas, ndr) che si libera da questo processo".

Il problema del syngas però è dato dal fatto che "la sua composizione, che mescola una moltitudine di elementi metallici è molto variabile e nessuno può dire esattamente da cosa è composto". "Questo – spiega Montanari – accade perchè, trattandosi di rifiuti, ogni secondo si brucia qualcosa di diverso". Sarebbe qui l’aspetto importante della questione, perché se è vero che ogni combustione genera nanoparticelle, che detta in parole povere sono polveri estremamente sottili, "l’inquinamento da inceneritore è diverso da qualsiasi altro, perchè produce una varietà infinita di inquinanti, dati da reazioni chimiche sempre diverse".

A detta di Montanari "la varietà rappresenta un fatto critico per la salute umana, perchè i diversi inquinanti agiscono in sinergia tra loro aumentando la tossicità in maniera non quantificabile: uno più due, in questi termini, dà come risultato cinque o sette". Queste polveri, ‘multicomposte’, "si condensano a contatto con l’aria fredda dopo aver passato qualsiasi filtro, alcune anche a centinaia di chilometri di distanza". "Quando si dice che si filtreranno il 99,9% delle polveri – spiega quindi Montanari – si dice la verità, ma ci si riferisce a quella minima parte di inquinanti, superiore per dimensione ai 2,5 micron, che è filtrabile". Un misunderstanding, questo, che accadrebbe per il fatto che le misurazioni si basano sul peso.

Il grosso delle polveri passa, quindi, sotto forma di nanoparticelle: "Più sono piccole, più sono aggressive, perchè hanno la dimensione per infiltrarsi negli alveoli polmonari e in un minuto circolano nel sangue". Negli studi condotti da Montanari, assieme alla moglie Antonietta Gatti, queste particelle sono state fotografate nei nuclei cellulari di alcune persone morte di cancro, ammalatesi nelle zone attorno agli inceneritori: "la presenza di questi elementi causa la rottura del Dna durante la duplicazione cellulare", si spiega nel film.

Negli studi divulgati dal documentario si sottolinea l’incidenza di queste polveri "per malattie di sottosviluppo fisico e celebrale del feto, tumori infantili, autoimmuni, infarti, ictus, sterilità, aborti, diabete, Parkinson , Alzheimer e autismo". La proiezione è stata molto seguita, con tutti i posti a sedere del Giacosa occupati e un buon numero di persone sedute ai lati, più di 500 spettatori, che si sommano ai 150-160 di Pont-Saint-Martin.
 

 

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