La gestione degli spettacoli della Saison culturelle 2023/24 sarà esternalizzata

Al principio era solo un’ipotesi. Ora la Regione ha deciso di esternalizzare la gestione tecnico-amministrativa ed artistica del Teatro Splendor, tra i quali gli spettacoli della Saison culturelle, per superare le criticità dell'Amministrazione. Tra tutte, la carenza di personale nella Struttura attività culturali.
Il Teatro Splendor di Aosta
Società

Al principio era solo un’ipotesi, che adesso è diventata realtà. La Regione ha infatti deciso di esternalizzare la gestione tecnico-amministrativa ed artistica del Teatro Splendor. Quindi, in chiaro, del cartellone degli spettacoli della Saison culturelle che calcheranno il palco della struttura di via Festaz.

La delibera mette nero su bianco le criticità dell’Amministrazione che hanno fatto propendere per dire addio – un vero e proprio cambio di paradigma, dopo tanti anni – alla gestione diretta:

  • carenza di personale, scarsa adeguatezza della logica amministrativo-burocratica;
  • carenza di elasticità operativa rispetto alle esigenze della domanda;
  • mancanza di una struttura autonoma e responsabilizzata rispetto agli obiettivi dell’ente pubblico e all’organizzazione della produzione;
  • difficoltà a sviluppare specifiche professionalità e competenze tecniche sia direzionali (management), sia operative.

Il progetto guida prevede una durata di due anni di primo affidamento, con la previsione di proroga per altri due. I servizi culturali richiesti sono l’organizzazione e gestione della Saison culturelle al Teatro Splendor o presso altre location messe a disposizione dalla Regione.

Con qualche esempio pratico:

  • la programmazione e la gestione di un progetto artistico;
  • la gestione delle pratiche amministrative e contabili;
  • la gestione contrattuale ed ogni altra attività necessaria alla realizzazione degli spettacoli;
  • i pagamenti dei compensi spettanti alle compagnie teatrali direttamente coinvolte nella realizzazione degli spettacoli proposti e delle attività;
  • il servizio di promozione dell’attività e il piano di comunicazione;
  • le prestazioni inerenti i servizi tecnici audio-luci necessari alla realizzazione degli spettacoli, qualora non compresi nella prestazione artistica e non forniti dal Teatro;
  • il servizio di facchinaggio e catering;
  • la gestione del personale con oneri a proprio esclusivo carico, di personale tecnico, artistico ed organizzativo professionalmente adeguato.

I servizi tecnici richiesti, invece, prevedono la gestione tecnica del Teatro in occasione degli spettacoli, quella del piano di manutenzione e conduzione degli impianti scenotecnici e degli arredi ed il servizio di pulizia del Teatro dopo ogni spettacolo, attività o manifestazione. A questi si aggiunge la possibilità della gestione del bar in occasione dello svolgimento degli spettacoli e degli altri eventi culturali.

Per il progetto è stata prenotata sul bilancio 2022/24 la cifra di 1 milione 575mila euro, suddivisa in 400mila euro per il 2023 e 800mila per il 2024 per i servizi artistici, 125mila e 250mila – rispettivamente per l’anno prossimo e per quello dopo ancora – per i servizi di gestione dello Splendor. A questi si aggiungono 2 milioni 625mila euro in previsione per il 2025, il 2026 e 2027. Per i servizi artistici si dividono in 800mila per il ’25 e ’26 e 400mila per l’anno seguente. Il restante, quindi i servizi diversi per la gestione del Teatro, ammonta a 250mila (nel 2025 e nel 2026) e 125mila (per il 2027). Per questi sarà previsto uno stanziamento apposito nei futuri bilanci regionali.

Che esternalizzazione sia, ma l’idea era un’altra

Esternalizzare il servizio non era però la via preferenziale dell’Amministrazione regionale. L’ipotesi più gradita – ma dai tempi più lunghi – era quella di un “modello di gestione indiretta tramite la costituzione di un nuovo soggetto giuridico (associazione, fondazione, società) a partecipazione pubblica o a partecipazione pubblica e privata”.

Strada che, però – si legge in delibera –, “richiede tempi non compatibili rispetto all’esigenza di trovare una soluzione da mettere in campo a decorrere dalla stagione 2023/2024 atteso che, esige, innanzitutto, che l’Amministrazione consideri, preliminarmente e a monte, tutte le implicazioni dell’operazione prospettata, anche sul piano finanziario e in prospettiva futura”.

Il precedente: il 6 luglio spuntava l’ipotesi esternalizzazione

Un cambio di paradigma, anche se per il momento rimane ancora un’ipotesi sulla quale si sta lavorando. La Regione stava infatti ragionando – per farlo è stata predisposta una determina dirigenziale dello scorso 6 luglio e una delibera di Giunta – sulla “esternalizzazione della gestione tecnico-amministrativa ed artistica del teatro Splendor” per la stagione teatrale 2023/24.

O, in poche parole, affidare l’organizzazione dell’attività teatrale, Saison culturelle in primis, a soggetti terzi, uscendo dalla gestione tutta interna in capo alle strutture regionali.

Il motivo pratico

La motivazione pratica, in determina, è presto detta, “considerato che l’Amministrazione a breve, in conseguenza di diversi pensionamenti, non avrà più alle sue dipendenze personale sufficiente con competenze e conoscenze specifiche, in grado di operare autonomamente per garantire lo svolgimento di attività teatrali e culturali adeguate alla Struttura e alle richieste dei cittadini, continuando l’opera di valorizzazione della cultura svolta in questi anni”.

Nel dettaglio, si parla di quattro pensionamenti che porteranno la Struttura delle Attività culturali dagli attuali tredici a nove dipendenti. Troppo pochi per far fronte a tutta l’organizzazione – e non solo – degli eventi, e non solamente di quelli legati al teatro.

“Il fatto che ci siano dei limiti all’assumibilità e alle assunzioni ha fatto e fa tanto – spiega l’assessore ai Beni culturali Jean-Pierre Guichardaz –. Sono questioni che pesano e non è mai possibile sostituire personale in pari numero isorisorse, perché ci sono meccanismi di assunzione, limiti e organici che per poter essere ripristinati hanno bisogno di procedure e concorsi, lunghi e cumulativi. Peraltro, la Struttura nel tempo si è progressivamente ridotta di numero a causa dei limiti assunzionali degli anni passati, quando fu prevista una sostituzione ogni dieci pensionamenti. Tutto ciò rende necessaria una ottimizzazione organizzativa, quindi abbiamo aperto un ragionamento su questo aspetto”.

“La mole di attività richiede un grande dispendio di energie che oggi come oggi non può essere gestito da una struttura che ha molti compiti, tra i quali anche avviare le istruttorie per i contributi alle compagnie teatrali e per le sociétés savantes aggiunge l’assessore -. Diventa complicato pensare che una struttura piccola e che ha subito restrizioni possa stare dietro a tutto questo”.

Un cambio di paradgima?

I motivi – il cambio di paradigma” di cui sopra – sono però anche altri: “C’è anche un’idea dietro – spiega ancora Guichardaz –. Il fatto che sia il pubblico ad organizzare ‘dalla culla in poi’ qualsiasi tipo di manifestazione culturale è una logica un po’ sorpassata. Anche dal punto di vista della scelta dell’offerta culturale stiamo andando progressivamente verso un sempre maggior rilievo dato alle proposte. In questo periodo, in cui ho questo onore e onere di assessore, abbiamo fatto call e messo in piedi bandi anche per sollecitare suggerimenti e scegliere attraverso una pluralità di proposte, anche per evitare una pianificazione a 360 gradi interna alla sola Regione”.

“Sono convinto – sempre l’assessore – che l’inserto del privato, che fa cultura per vocazione, possa dare una spinta. È proprio un’idea diversa, significa cioè che la politica si fa anche un po’ da parte sulle scelte. A noi interessa dare degli indirizzi e che l’offerta sia consona alla nostra idea di cultura: che sia aperta verso l’esterno e con proposte che vadano nella direzione non di chiudersi ma di aprirsi sempre, per avere una regione vivace e aperta”.

La direzione sembra tracciata: “Abbiamo fatto una delibera che incarica le Strutture di cercare la migliore soluzione, tra cui non si esclude una parziale esternalizzazione di quelle attività che curavamo direttamente noi. Sempre più la Pubblica amministrazione deve appoggiarsi all’iniziativa privata. E oggi, tra co-progettazioni ed esternalizzazioni c’è voglia di coinvolgere il più possibile chi fa cultura di mestiere, sempre attraverso la trasparenza che deve caratterizzare il pubblico ma anche questa svolta e questo cambio di direzione”.

Un bando entro l’anno?

La determina dirigenziale parte da due presupposti importanti. Il primo è “che i teatri non possono sopravvivere con l’incasso che ricavano dalla vendita dal botteghino e dalle vendite accessorie, nemmeno se riempissero ad ogni spettacolo platea, galleria e palchi, perché i costi di uno spettacolo teatrale, ma ancor di più musicale e per gestire tutta l’attività della struttura sono notevolmente maggiori”.

Il secondo è invece “che il Teatro Splendor in Valle d’Aosta assicura al territorio un servizio pubblico di rilevante interesse generale, in quanto diretto a favorire la formazione culturale e sociale della collettività regionale”.

L’appoggio del privato pare la via preferenziale, anche perché ci sono “funzionalitàdello Splendor già esternalizzate come il servizio di manutenzione e conduzione degli impianti scenotecnici e degli arredi, quello di supporto alla gestione e al controllo dei servizi tecnici, o ancora il servizio di pulizia e quello di conduzione e manutenzione degli impianti di riscaldamento e climatizzazione.

I tempi, comunque, sono stretti, come spiega il dirigente della Struttura Attività culturali Rapahël Desaymonet: “Stiamo lavorando ad alcune ipotesi da sottoporre alla Giunta regionale, che in base alla fattibilità e alle sue decisioni sceglierà la via più percorribile. L’esternalizzazione è un’opzione. Ad ogni modo, dato che si parla della stagione teatrale 2023/24, che è dietro l’angolo, un bando va preparato entro la fine di quest’anno”.

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