Montagna, politica, economia, sviluppo, turismo, giornalismo. Non poteva che essere una chiacchierata a 360° quella di Mario Calabresi, direttore della Stampa e ospite che ha chiuso la 13esima edizione di “Incontri di Courmayeur” la rassegna curata da Fondazione Courmayeur e da sempre occasione di conoscenza e dibattito sulle problematiche sociali, politiche ed economiche più attuali. In un Jardin de l’Ange colmo di pubblico il giornalista a capo della Stampa ha parlato delle cime valdostane e di come queste lo abbiamo aiutato nei momenti difficili della sua vita ritrovando in esse, ed in particolare sull’Aiguille Noire sulla catena del Bianco, anche il padre Luigi Calabresi, commissario assassinato nel 1972 quando Mario aveva 2 anni. Su Courmayeur Calabresi ha scritto pagine bellissime e con la cittadina ai piedi del Monte Bianco continua ad avere un rapporto privilegiato. Ecco perché parlare di politica è l’ultima cosa che Calabresi avrebbe voluto fare ieri pomeriggio, ma il tema è talmente attuale anche in questo agosto che dovrebbe essere di pausa politica, la politica continua ad occupare diverse pagine, anche se in realtà con argomentazioni e temi irreali. “Il quadro politico è sconfortante – ha detto Calabresi – il Paese non ha bisogno di nuove elezioni soprattutto ora. Viviamo, infatti, in un momento difficile in cui quell’iniziale ottimismo dei mercati internazionali, dovuto soprattutto agli incentivi che hanno permesso una temporanea risalita dei consumi, è già finito. Con la fine degli incentivi si sta tornando in recessione economica. La speculazione poi appena può fa esercizio con i paesi più poveri. Entrare in una campagna elettorale ora è dunque terribile, soprattutto per un Governo che aveva una larga maggioranza”. La preoccupazione più grande è però che in realtà garanzie di governabilità non ce ne siano “senza contare – ha aggiunto Calabresi – che i livelli toccati dalla politica sono oggi bassissimi, anche nel linguaggio”. La grande domanda, il quesito rimane tuttavia uno: su cosa si sta litigando? Non c’è un tema reale che tocchi il Paese, è solo la resa dei conti, di conti personali tra politici.
La politica si parla addosso, non tratta temi di sviluppo per il Paese o temi di interesse, e continua ad avere “una pulsione alla distruzione dell’avversario – ha evidenziato il direttore della Stampa facendo riferimento alla favola della rana e dello scarabeo – che và al di là di ogni cosa”. Tutti motivi che portano ad essere negativi sul sistema Italia, che rimane un Paese che gioca in difesa e che cerca di accontentarsi, con nessun risultato. Il riferimento ai risultati della Nazionale italiana ai Mondiali è stato immediato. E’ questa per Calabresi la mentalità da cambiare e i grandi temi su cui puntare rimangono l’Università, la ricerca, la formazione, l’innovazione, campi dove in realtà in Italia, al contrario di quanto avvenuto negli altri Paesi europei , sono stati fatti forti tagli “per un’incapacità di ragionare a lungo termine”. Tuttavia nella società ci sono persone che si danno da fare, che non si lasciano prendere dallo sconforto, che non delegano il proprio futuro a scelte politiche sempre più incerte.
Si è parlato, infine, di giornalismo e informazione, dei nuovi strumenti a disposizione e in particolare di cosa i giornali della carta stampata devono offrire oggi rispetto a quanto facciano. Le informazioni viaggiano su più canali a velocità diverse, in tempo reale. “La carta stampata deve dunque diversificare, presentare i contesti, dare strumenti di comprensione, non trattare mille notizie ma dieci ben fatte, con approfondimenti capaci di presentare un quadro completo che non si limiti alla notizia e basta”. In modo ironico ma amaro Calabresi, attraverso aneddoti e temi affrontati dai giornali in passato, ha poi reso evidente come spesso i cittadini siano influenzati in modo negativo dai giornali. Allarmismi e una tendenza a leggere notizie in chiave solo catastrofica non permettono infatti ai lettori di dare il giusto peso alle notizie. Ovviamente complici di questi atteggiamenti sono spesso gli stessi giornali.



