Rischio idrogeologico: rischi sì, ma anche buone prassi di prevenzione

La Valle d’Aosta è tra le regioni con il più alto rischio idrogeologico ma è anche tra la percentuale più alta di Comuni che svolgono un positivo lavoro di mitigazione del rischio stesso. L'assessore Marco Viérin interviene su "Ecosistema rischio 2008”.
Società
Nel quadro sul rischio idrogeologico in Italia e in Valle d’Aosta redatto da Legambiente e dal Dipartimento nazionale della protezione civile, finalizzato a valutare le attività messe in opera dalle amministrazioni locali per la prevenzione e la mitigazione del rischio, non bisogna puntare il dito esclusivamente sugli aspetti critici ma evidenziare anche il buon lavoro che la Regione ha fatto su determinati fronti. E’ quanto afferma l’assessore regionale alle opere pubbliche, difesa del suolo ed edilizia residenziale pubblica, Marco Vierin in merito alla ricerca denominata “Ecosistema rischio 2008”.
«Il documento – evidenzia Viérin –  nel confermare come ampie aree della nostra regione siano caratterizzate da condizioni di elevato rischio idrogeologico, dà anche atto dell’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni dai Comuni e dalla regione per dotarsi degli strumenti più idonei a fronteggiare tali rischi. Il documento afferma, infatti, che è la Valle d’Aosta tra la percentuale più alta di Comuni che svolgono un positivo lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico e che hanno provveduto all’aggiornamento dei piani d’emergenza. Per quanto concerne i vincoli all’edificazione nelle aree a rischio idrogeologico, il già ottimo risultato indicato nella rilevazione del 2008, è oggi ulteriormente migliorato in quanto 71 comuni sono dotati di questo importante strumento di tutela approvato ai sensi della normativa regionale in materia di urbanistica. L.r. n. 1171998, mentre gli altri 3 hanno in corso le procedure di approvazione e per i quali continuano comunque a persistere i vincoli del Piano dell’assetto idrogeologico (PAI)».
«Le valutazioni condotte dallo studio – continua l’assessore – attribuiscono un peso rilevante agli interventi di delocalizzazione, azione che nella nostra regione è previsto sia da attuare a valle di una valutazione di rischio, che escluda la possibilità di realizzare opere di protezione, data l’estrema rarità di terreni adatti all’edificazione, sia perché territorio di montagna, sia per il diffuso grado di pericolosità presente».

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