Sergio Bruno e l’autobiografia per regalare una nuova vita a Narcisa

Il libro dell’imprenditore di Pré-Saint-Didier, “U’ passarill”, si pone a sostegno della iniziativa di raccolta fondi promossa da “Lymph Foundation” per finanziare in Valle d'Aosta l'acquisto e la gestione da parte delle istituzioni sanitarie di un esoscheletro destinato a coloro che ne hanno bisogno.
Da sinistra Sergio Bruno, Narcisa, Franco Molteni e Alice
Società

Ama definirsi “Il passero”“U’ passarill”, appunto – Sergio Bruno, imprenditore pugliese trapiantato dapprima in Piemonte e successivamente in Valle d’Aosta che attraverso le parole della sua storia mira a regalare alla giovane Narcisa l’opportunità di spiccare il volo nella sua nuova e più felice vita. Proprio con questo scopo l’uomo ha scelto di lanciarsi nella stesura e nella vendita al pubblico della sua autobiografia, il cui ricavato andrà interamente a sostegno della iniziativa di raccolta fondi promossa da “Lymph Foundation” per finanziare l’acquisto e la gestione da parte delle istituzioni sanitarie di un esoscheletro destinato a coloro che ne hanno bisogno.

Da sinistra Sergio Bruno, Narcisa, Franco Molteni e Alice
Da sinistra Sergio Bruno, Narcisa, Franco Molteni e Alice

L’amore per la Valle d’Aosta

Bruno viene affettuosamente soprannominato da parenti e amici “Il passero” per la sua tendenza a spostarsi e il suo amore per il viaggio.

“Da Foggia mi sono trasferito in giovane età a Torino, dove ho conosciuto mia moglie Enza – ha raccontato l’uomo -. Nel 1982,  dopo che mio cugino aveva aperto un ristorante in Valle d’Aosta, mi sono innamorato a tal punto della regione da decidere di lanciarmi in una nuova avventura tutta valdostana inaugurando dapprima un locale e successivamente un albergo a Pré-Saint-Didier”.

Sergio Bruno e Narcisa
Sergio Bruno e Narcisa

Narcisa

È oramai dal 29 ottobre del 2011 che Bruno si occupa di Narcisa, ragazza ecuadoriana impossibilitata al movimento sin dalla nascita, venuta da lontano ma in grado di portare luce e amore all’interno di tutta la famiglia.

“Nel 2010, una mia oramai ex dipendente sceglie di raccontarmi la storia della sua bambina malata e incapace di camminare ed, essendomi sempre reputato una persona fortunata e abituata ad aiutare coloro che hanno necessità, ho deciso di impegnarmi per farla venire in Italia – ha ricordato l’autore -. Dopo averle pagato il viaggio e averle trovato una casa, ho fatto visita a un medico milanese che potesse prendersi cura di lei e con il quale Narcisa ha potuto iniziare un percorso di riabilitazione”.

Dopo due operazioni alle gambe e ai muscoli, le possibilità per la ragazza di poter camminare si sono di fatto estese ma senza l’energia necessaria ella rimane ancora costretta sulla sedia a rotelle.

“Dopo che sua madre ha trovato lavoro a Torino, Narcisa è tornata a vivere con me e mia moglie poiché insofferente all’ambiente della città nonché a frequentare le scuole superiori qui in Valle d’Aosta – ha proseguito Bruno -. La sua presenza costante e gradita ha funto da grande insegnamento di forza d’animo e tenace umiltà per le mie stesse figlie e i miei stessi nipoti, che hanno tratto dal suo esempio una lezione di vita non indifferente”.

Il pubblico
Il pubblico

La biografia

Con i suoi 16 anni Narcisa si trova impegnata nel frequentare la scuola secondaria di secondo grado ma nel suo futuro si vede già proiettata all’università a occuparsi di comunicazione o psicologia.

“La mia autobiografia nasce con l’intenzione di lasciare traccia della mia storia ai miei nipoti nonché dalla volontà di ripercorrere le origini di quella famiglia a me stesso sconosciuta – ha concluso Bruno -. Ora, tuttavia, il suo scopo è evoluto e punta a provvedere all’acquisto di un esoscheletro di proprietà della “Lymph Foundation” e destinato a tutti coloro che possono averne bisogno”.

Il volume
Il volume

L’esoscheletro

A intervenire durante la presentazione del volume – tenutasi nella mattinata di oggi, sabato 12 novembre, presso il centro fisioterapico “Move Different” di Saint-Chistophe – sono stati, tra gli altri, anche il consigliere Renzo Testolin, che ha promesso di provvedere a “pensare e mettere in campo iniziative politiche concrete atte a complementare se non a completare il percorso di vita di molti malati”.

Proprio in tale direzione agiscono le avanguardiste tecnologie prodotte dall’azienda Emac di Genova, capeggiata da Claudio Ceresi e a oggi impegnata nella produzione e nella distribuzione di specifici esoscheletri utilizzati non soltanto per lesioni midollari ma anche per pazienti colpiti da ictus o problemi motori vari.

“La macchina, il cui costo raggiunge addirittura i 250 mila euro, dona alla persona il supporto di cui necessita per alzarsi in piedi e camminare sia su tapis-roulant sia sul terreno – ha spiegato il luminare del settore Franco Molteni -. Lunghezza del passo, velocità di avanzamento, modalità di spostamento sono tutti quanti scelti direttamente dal paziente, agevolato dal proprio fisioterapista che si occupa di ottimizzare l’interazione tra la persona e il robot”.

Il funzionamento di un esoscheletro
Il funzionamento di un esoscheletro

La raccolta fondi

L’amica di Narcisa, Alice, ha avuto la fortuna di poter essere sostenuta nell’acquisto di un esoscheletro di proprietà grazie all’impegno dei conduttori della trasmissione televisiva “Le Iene”: durante la mattinata di sabato, supportata dal suo medico e dal suo papà e fisioterapista, la ragazza ha voluto mostrare al numeroso pubblico in sala il funzionamento di un macchinario che le ha “donato una nuova prospettiva dall’alto e da trecentosessanta gradi nonché una visione completa e stupenda di ciò che mi circonda, una felicità che spero possa essere non solo mia ma di tanti altri ragazzi come me”.

Agevolata ma non completata dalla biografia scritta dal suo papà adottivo, la raccolta dei fondi necessari a donare anche a Narcisa questa medesima tecnologia prosegue al link Un Esoscheletro per Narcisa – Lymph Foundation.

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