Sindacati contro Brunetta: “Sul precariato serve un’assunzione di responsabilità collettiva”

Richiamo a tutte le forze sociali e politiche al “dovere morale di intervenire, per fare uscire dalla situazione di precarietà tutti quei lavoratori che stanno svolgendo da anni servizi essenziali per la collettività”.
Sede dell'USl della Valle d'Aosta
Società

Siete la parte peggiore dell’Italia”. Il ministro Brunetta si era rivolto così a una rappresentante della Rete precari della Pubblica Amministrazione, durante il Convegno Nazionale dell’Innovazione, svoltosi a Roma un paio di settimane fa.

Parole che secondo i sindacati valdostani della sanità Cgil Fp, Cisl Fp, Savt Santé, Uil Fpl “appaiono fuori luogo per chi lavora da anni nei servizi essenziali della Pubblica Amministrazione. Sono affermazioni gravi rivolte ai soggetti più deboli del sistema-lavoro, i meno tutelati e retribuiti che sono sottoposti spesso ad abusi e ricatti per avere la certezza di un rinnovo contrattuale. Il precariato rappresenta oggi il male peggiore del nostro paese”.

I responsabili di questo degrado sarebbero quindi da ricercare nelle condizioni d’incertezza, instabilità in cui sono costretti a lavorare. “Nel mondo nella sanità – spiegano i sindacati in una nota – i professionisti precari rappresentano ormai un fattore essenziale per garantire l’assistenza agli utenti, svolgendo i loro compiti con estrema dedizione e professionalità rinunciando spesso a diritti fondamentali quali la maternità”.

Nella sanità valdostana, in particolare, la consistenza del lavoro precario ha raggiunto ormai numeri preoccupanti in confronto alla realtà nazionale: nel 2009, in Italia i precari risultavano essere circa il 6% del totale del personale (552.712 dipendenti a tempo indeterminato, 32.639 precari).

Nel settembre 2010, a livello locale, il 20% dei lavoratori risultavano essere precari. In particolare 18 erano a tempo determinato, 47 lavoravano come liberi professionisti, 348 erano i somministrati (5% sul totale nazionale), dati che superano abbondantemente i limiti contrattuali e con un costo aggiuntivo per la finanza pubblica, nel caso dei lavoratori dipendenti dalle agenzie interinali.

Visto la portata del fenomeno in sede locale, i sindacati della sanità richiamano tutte le forze sociali e politiche al “dovere morale di intervenire, per fare uscire dalla situazione di precarietà tutti quei lavoratori che stanno svolgendo da anni servizi essenziali per la collettività”.

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