Un vento caldo e un fiume di gente per l’ultimo saluto ad Enrico Gambini

Quel “Buon vento” che in molti in questi giorni hanno letto sulle epigrafi di Enrico alla fine è arrivato davvero. Sul sagrato della chiesa di Aymavilles una folla immensa ha pianto e salutato l'amico di una vita, il tatuatore, il compagno, il figlio e il padre.
Il funerale di Enrico Gambini
Società

Quel “Buon vento” che in molti in questi giorni hanno letto sulle epigrafi di Enrico alla fine è arrivato davvero. Sul sagrato della chiesa di Aymavilles una folla immensa ha pianto e salutato l’amico di una vita, il tatuatore, il compagno, il figlio e il padre. Ad accompagnare Enrico nel suo ultimo viaggio un vento caldo, inusuale per questo periodo, che ha lasciato che la gente scoprisse e mostrasse involontariamente i tatuaggi di Enrico.

E sono stati in tanti, tutti tatuati da Enrico, tutti testimoni di “quell’amore che indelebile egli ha seminato nella sua vita”, come ha detto durante l’omelia don Daniele Borbey. Un’omelia chiara e semplice, a tratti anche molto realistica, durante la quale è stato sottolineato come l’esistenza che ognuno ha la fortuna di vivere non può essere prevista o controllata e purtroppo può finire da un momento all’altro, ma è per questo che l’amore che si dà agli altri è ciò che rimane. L’amore che Enrico nella sua vita ha saputo dare ai suoi amici e alla sua famiglia, sempre sorridendo e sempre con la voglia di scoprire e vivere al massimo tutto.

Alcune parole lette in chiusura alla cerimonia hanno ripercorso ancora una volta la carriera di Enrico e la storia di tutti quei pensieri e di quelle emozioni che la gente, non sapendo spiegare a parole, si faceva tatuare da Enrico e di come quei tatuaggi fossero la sua opera d’arte, il suo modo di amare. Amare la vita, le persone e i suoi affetti. Presente alla cerimonia anche l’amico e l’opera d’arte più incredibile di Enrico: Angelo Piovano, visibilmente commosso e attonito.

Una chiesa stracolma di gente, troppa perché tutti trovassero il loro posto; così come lungo è stato il corteo, con i testa i ragazzi dello sci club Drink di Aymavilles, la squadra della figlia Bea, che ha portato il feretro dal sagrato al cimitero, al cui ingresso i compagni centauri di Enrico hanno dedicato un saluto speciale, facendo rombare i motori e dando l’arrivederci al loro amico con il suono della loro passione.

In cimitero la bandiera del team di regata t9 di cui Gambini faceva parte è stata esposta e in sottofondo la bellissima “Have you ever seen the rain” dei Creedence Clearwater Revival è partita, ma alla chitarra c’era Enrico e al microfono Bea, nella loro ultima registrazione insieme.

La comunità di Aymavilles e la Valle d’Aosta hanno salutato così il tatuatore che ha dato inizio a tutto: mostrando le sue opere d’arte in un caldo pomeriggio di ottobre con la brezza leggera ad aiutare il viaggio di Enrico.

 

0 risposte

  1. Grazie di cuore per quanto ha scritto con grande sensibilità . Ancora oggi le emozioni del giorno del saluto al caro Enrico scuotono le pareti del cuore, con forza, poi le acque torneranno più calme certo,…. Col tempo…
    GRAZIE

  2. Hai scritto due articoli su Enrico che lo hanno descritto e gli hanno reso omaggio nel migliore dei modi… grazie di cuore . Luca

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