Una storia di solidarietà così forte da unire Nigeria e Valle d’Aosta

A Owa-Alero, nel sud della Nigeria, c'è un pozzo che permette agli abitanti del villaggio di avere gratuitamente un po’ di acqua potabile. Il proprietario del terreno su cui sorge la struttura è un ragazzo di origini nigeriane adottato da una famiglia della Bassa Valle.
Il pozzo di Owa-Alero, Nigeria
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A Owa-Alero, nel sud della Nigeria, sorge un pozzo che permette agli abitanti del villaggio di avere gratuitamente un po’ di acqua potabile.
C’è chi lo raggiunge a piedi, chi pedala su due ruote e chi guida una motocicletta. L’importante è rifornirsi di acqua attraverso i rubinetti posizionati nella parte esterna della recinzione che circonda la struttura.
In un villaggio in cui pozze e acquitrini contengono acqua tutt’altro che salubre e dove solo chi può permetterselo acquista l’acqua dai pozzi privati condivisi dalle famiglie benestanti, l’esistenza della struttura fa sì che il bene primario sia accessibile a tutti.

Quel suolo che ospita il pozzo ha come proprietario un ragazzo di origini nigeriane che oggi abita in Valle d’Aosta. A donare il terreno i suoi genitori naturali, mentre quelli adottivi hanno scelto di investire costruendo l’opera per migliorare le abitudini quotidiane dei residenti.

Nigeria, Libia, Mar Mediterraneo e Italia. Il ragazzo, poco più che diciassettenne, arriva in Valle d’Aosta nel giugno del 2015. La lontananza da casa non gli fa perdere le buone abitudini. Ogni domenica si reca nella Chiesa evangelica di Aosta, dove conosce una famiglia della Bassa Valle che si offre di dargli un passaggio per il tratto Aosta-Châtillon, comune in cui ha sede la cooperativa che lo ospita. Ai passaggi, divenuti routine, si aggiungono gli inviti a cena e le gite in montagna. Ogni scusa è buona per tirare fuori carta e penna e imparare un po’ di italiano.
Oltre al tempo trascorso insieme aumenta anche l’affetto. All’interno del quartetto familiare c’è chi lo sente come un figlio e chi come un fratello. Ecco perché, a ottobre, matura la scelta di adottarlo.

Oggi Samuele (nome di fantasia) ha ventuno anni. Parla perfettamente la lingua italiana e quelle traduzioni dall’inglese all’italiano delle lezioni svolte in classe, che all’inizio del percorso scolastico si rendevano necessarie con l’aiuto della mamma adottiva, sono un ricordo ormai lontano.
Ha due famiglie e nuovi amici. Lavora, studia e il prossimo anno frequenterà la quinta superiore. Grazie alla rete si è messo in contatto con i genitori naturali che, orgogliosi della sua nuova vita, gli hanno donato quel terreno di novecento metri quadri vicino al villaggio dove un tempo viveva.

Un domani, su quel terreno, oltre al neo-nato pozzo, ci sarà un ambulatorio. L’Associazione Cuori Aperti ha già un progetto tra le mani e, attraverso la vendita di lavoretti che profumano di lavanda, il ricavato del libro “Non sono un Supereroe” di René Tonelli e il Cinque per mille, sta raccogliendo fondi per realizzarlo. Un giorno non troppo lontano sorgerà una nuova struttura all’interno della quale saranno organizzati corsi informativi sulla prevenzione e, in particolare modo, sulla cultura della fonte di vita primaria: l’acqua.

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