Federica Brignone, una storia che sembra un film

La Tigre di La Salle riporta in Valle d’Aosta un oro olimpico trentadue anni dopo quelli di Marco Albarello, Mirko Vuillermin e Orazio Fagone. A La Salle suonano le campane a festa, domenica sarà già tempo di slalom gigante: cosa farà da grande Federica Brignone?
Federica Brignone oro SuperG Olimpiadi Milano Cortina Gio Auletta Pentaphoto
Sport

I più attenti erano davanti alla tv, perché l’appuntamento con il superG olimpico non se lo sarebbero persi per niente al mondo. I più sfegatati invece erano lì, ai piedi dell’Olympia delle Tofane, perché l’appuntamento a cinque cerchi a qualche centinaio di chilometri da casa non capita tutti i giorni. La gran parte di noi, diciamoci la verità, ha cominciato a distinguere i contorni dell’impresa di Federica Brignone buttando distrattamente un occhio al telefono: magari prima qualche gruppo di whatsapp improvvisamente colmo di messaggi, poi uno scroll su qualche social network, infine la consapevolezza di aver appena assistito a un qualcosa che rimarrà nella storia.

Ma sapete però chi sono i più fortunati? Gli abitanti di La Salle, paese dove Federica Brignone vive da una vita. Chiaramente gli abitanti di La Salle che non stavano guardando la gara a Cortina o in tv e che non vivono con il telefono sempre sottomano: per quanti molti di voi (noi?) non lo credano possibile, queste persone esistono. E non solo a La Salle.

In questo comune della Valdigne anche il più distratto degli abitanti ha preso coscienza che era successo qualcosa fuori dal comune. Lo ha capito grazie alle campane, il metodo di comunicazione primordiale delle comunità rurali. Alle 12.45 di giovedì 12 febbraio, dal campanile della chiesa di San Cassiano, è partito l’omaggio di una comunità alla sua campionessa.

Il capolavoro di una carriera senza uguali

Descrivere la medaglia d’oro olimpica di Federica Brignone come un miracolo sarebbe poco saggio, visto il preambolo religioso fatto di campane a festa che una volta tanto non celebrano il Natale o la Pasqua ma un’impresa sportiva. Non possiamo neppure parlare di resurrezione (sportiva) di Federica, visto che siamo a pochi giorni dall’inizio della Quaresima e che don Paolo Viganò – il mite parroco di La Salle – potrebbe aversene a male.

Ma dopo una giornata come questa – giornate che si attendono da tutta una vita, e forse una vita non basta – non ci si può arenare sui giochi di parole. Quello che ha combinato Federica Brignone è sotto gli occhi di tutti, e ognuno può dargli l’appellativo che meglio crede, tirando in ballo religione, fato, destino, talento e pure la sfiga. Gli elogi si sprecano, una dichiarazione colpisce in modo particolare. E’ quella di Mauro Berruto, oggi deputato del Pd con un passato da commissario tecnico della nazionale di pallavolo e direttore tecnico di quella di tiro con l’arco. Uno cresciuto a pane e sport, che ha sottolineato che “Questa è, per distacco, l’impresa sportiva di inizio millennio”.

Federica Brignone che vince l’oro olimpico. Che lo fa 10 mesi dopo un infortunio di una violenza indicibile. E tutto questo capita alla vigilia dei suoi 36 anni, nella fase finale di una carriera iniziata oltre vent’anni fa, con l’argento in gigante ai Mondiali di Garmish del 2011. Aveva vinto tutto – due Coppe del Mondo generali, cinque coppe di specialità, due titoli mondiali – e in tutte le discipline, diventando per distacco la migliore sciatrice italiana della storia. Mancava l’oro olimpico, dopo l’argento di Pechino in gigante e i bronzi conquistati ancora in Cina (ma in combinata) e in gigante a Pyeongchang.

La tigre che non smette di ruggire

Federica Brignone olimpiadi milano cortina
Federica Brignone olimpiadi milano cortina

Ammettiamolo, neppure il migliore degli sceneggiatori avrebbe potuto scrivere un racconto del genere. Lo avrebbero tacciato di essere troppo romantico, di voler portare all’eccesso una storia che sembra essere stata concepita sulle montagne russe. Un inizio da predestinata, qualche stagione senza eccessi e poi – negli anni della maturità – una serenità nuova che le ha permesso di osare di più, di andarsi a prendere dei risultati che erano alla sua portata, ma che per un motivo o per l’altro le erano sempre sfuggiti.

Il dualismo con Sofia Goggia che solo qualche anno fa sembrava opprimerla è diventato un “di più”: nelle ultime stagioni Federica Brignone si è ritagliata un ruolo tutto suo nel mondo del circo bianco, riuscendo a conquistare la fiducia e l’affetto delle colleghe. La Brignone ha saputo mutare con il tempo, adattarsi ai cambiamenti del suo sport, addirittura “cogliere l’attimo”. E’ diventata la Tigre, grazie anche a una fortunata scelta di marketing: un simbolo di potenza e determinazione diventato un’icona, una metafora sportiva del suo personaggio e che avvicina Federica ad altri grandi eroi dello sport come Lionel Messi (La Pulce) o Marco Pantani (Il Pirata). Paragoni – questi – che solo fino a qualche giorno fa potevano sembrare azzardati, ma che alla luce di quanto successo giovedì 12 febbraio 2026 a Cortina sono assolutamente legittimi.

L’infortunio che ti cambia la vita (e ti fa pensare al futuro)

Come in ogni film che si rispetti, prima dell’acuto finale c’è un dramma che sembra poter cancellare ogni sogno e ambizione del protagonista. Per Federica Brignone quel dramma è stato il campionato italiano di slalom gigante del 3 aprile 2025 in Val di Fassa.

L’infortunio più grave della carriera, la mamma Ninna Quario che si accorge che qualcosa non va perché il sito della Fis non si aggiorna più e la diretta scritta della competizione riporta semplicemente che “la gara è interrotta”. Le lacrime, la lucidità per capire sin da subito che la frattura è qualcosa di serio: poi il primo intervento, una riabilitazione difficile e dolorosa, una seconda operazione, il conto alla rovescia per i Giochi di Milano Cortina 2026 che scorre veloce e il tempo che improvvisamente ti sembra mancare.

Federica Brignone alla premiazione dei circuiti Asiva
Federica Brignone alla premiazione dei circuiti Asiva

In tutto questo Federica Brignone non perde la testa, e neppure il sorriso. Sabato 24 maggio, ad appena 51 giorni dall’infortunio, è alla premiazione dei circuiti Asiva di La Thuile. Dal palco racconta a tutti i ragazzini che il segreto del suo successo è semplice: Ho sciato fin da piccola, ma da bambina ho fatto la bambina e da ragazzina ho vissuto come una ragazzina. Un po’ più grande, quando ho sperato che lo sport poteva essere la mia vita, ho iniziato a fare l’atleta. Frasi da Libro Cuore, ma che hanno messo in imbarazzo più di un genitore convinto di avere nel figlio dodicenne il futuro Dominik Paris (o Lamine Yamal, non fa differenza).

Quel giorno Federica Brignone si è concessa (come sempre) ai suoi tifosi, poi ha chiesto una sedia ed è andata a riposarsi in un angolo un po’ più appartato. Ha messo il ghiaccio sul ginocchio, delle dimensioni di un pallone. Soffriva, come soffre chi si massacra una gamba, poco importa in che tipo di incidente. Lei, che mai nella sua carriera aveva patito infortuni importanti, faceva i conti con una realtà che avrebbe potuto metterla al tappeto.

Paradossalmente, invece, l’ha rinforzata ancora di più. E’ tornata a sciare a Courmayeur a fine novembre, il 20 gennaio ha vestito di nuovo un pettorale in una gara di Coppa del Mondo (Kronplatz). Il ruolo di portabandiera alle Olimpiadi poteva sembrare una compensazione in vista di un’Olimpiade nella quale difficilmente sarebbe stata protagonista, ma la storia ha preso una piega diversa. In discesa libera ha preso le misure della pista dove aveva dominato i test pre-Olimpici di un anno fa, ieri ha chiuso il cerchio infilando una delle gare più belle della sua carriera.

Rimane una domanda senza risposta: e adesso che succede? Perché smaltita la sbornia di una medaglia d’oro olimpica è legittimo chiedersi cosa accadrà. Domenica c’è il gigante, che sarebbe la specialità di Federica Brignone. Ma chi se la sente di domandarle ancora qualcosa?

Lo sceneggiatore del film di Federica Brignone – la Brignone stessa – non ha ancora sciolto le riserve sul suo futuro. Sappiamo però che i Giochi di Milano Cortina saranno la pagina finale delle carriere di due altri grandissimi sciatori italiani che come Federica sono nati nel 1990, ovvero la biathleta Dorothea Wierer e il nostro Federico Pellegrino. Chicco, a dirla tutta, saluterà con l’epilogo degli Italiani di sci di fondo a Saint-Barthélemy a fine marzo, ma è un dettaglio.

Federica Brignone oro SuperG Olimpiadi Milano Cortina Gio Auletta Pentaphoto
Federica Brignone oro SuperG Olimpiadi Milano Cortina Gio Auletta Pentaphoto

Starà pensando anche lei, Federica, di salutare tutti alla fine di questa strana stagione, con una medaglia d’oro olimpica al collo che la Valle d’Aosta dello sci non vedeva da 11.678 giorni (martedì 22 febbraio 1994, Marco Albarello vincitore della staffetta 4×10 di Lillehammer, mentre qualche giorno prima avevano vinto la staffetta dello short track Mirko Vuillermin e Orazio Fagone), oppure deciderà di continuare ancora?

Forse l’assurdo è proprio farsi questa domanda, convinti che la vita sia tale solo se destinata a costruire un domani migliore. Ma così facendo si rischia di perdersi il presente: e una giornata come quella di ieri, con l’oro della Brignone e la sua storia da Libro Cuore, difficilmente la vivremo di nuovo. Tanto vale godersela a pieno.

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