Federico Pellegrino è carico per le Olimpiadi: “Meritiamo una medaglia di squadra”

Il Capitano azzurro non ha mai nascosto che l’obiettivo per tutto il movimento è la medaglia in staffetta o team sprint, e i risultati di questo inizio stagione gli stanno dando ragione. Ma nessuna porta è chiusa per le medaglie individuali.
Federico Pellegrino argento sprint Olimpiadi Pechino foto Gio Auletta Pentaphoto
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Quando parla, così come quando scia, Federico Pellegrino non lascia nulla al caso: ha le idee ben chiare di dove può e vuole arrivare. La carica che trasmette è quella di chi, a ormai 35 anni e con tre Olimpiadi alle spalle da grande protagonista, condite da due argenti, è consapevole di poter dire ancora la sua e stare lì davanti a giocarsela con tutti, come più volte successo in Coppa del Mondo in questi mesi. Non ha mai nascosto che il grande obiettivo di Milano-Cortina è una medaglia di squadra, che sia in team sprint o in staffetta, ed i risultati di questo inizio di stagione gli stanno dando ragione, con due secondi posti in team sprint con Elia Barp (di cui uno freschissimo a Goms, appena dopo quest’intervista) e due individuali.

“Le premesse ci sono tutte, il lavoro svolto fino ad ora è stato quello corretto, ora dobbiamo essere in grado di esprimere il meglio di noi stessi e raccogliere ciò che meritiamo”, dice uno dei quattro portabandiera dell’Italia. “L’anno scorso, quando lo dicevo, i ragazzi mi guardavano come se stessi esagerando, ma ora li vedo carichi: hanno capito anche loro, a suon di risultati, che la possibilità c’è, ora c’è la voglia di riuscirci. C’era anche ai Mondiali di Trondheim, abbiamo avuto un po’ di sfortuna. Ce la metteremo tutta, non dobbiamo inventarci niente di speciale ma fare quello che abbiamo fatto finora. Vedremo il 15 ed il 18 se saremo in grado di riuscirci”.

Parla da capitano, Chicco, da chi si è assunto questa responsabilità quattro anni fa ed ha investito molto per concretizzare il sogno della medaglia a squadre, “che non è un obiettivo personale ma un obiettivo per il movimento azzurro. Arriviamo alle Olimpiadi da secondi nella classifica maschile a squadre, una cosa potentissima che ci dà tanta fiducia in noi stessi: questo vuol dire che non c’è solo Pellegrino, anzi, spesso non sono stato io il migliore degli italiani, e questo è un bellissimo segnale”.

Certo, tutto questo non sarebbe possibile se non ci fosse la condizione a livello individuale, e sognare non costa niente: la sprint è in tecnica classica, che non è la sua preferita, ma è una gara dura in cui può dire la sua (senza dimenticare che a PyeongChang vinse l’argento olimpico proprio in classico, oltre a quello in tecnica libera a Pechino), e nello skiathlon ha un quinto posto ai Mondiali di Trondheim ed un secondo in Coppa del Mondo un anno fa proprio in Val di Fiemme. Poi la chiusura con la 50 km, “la gara regina dell’endurance con cui congedarmi dai grandi appuntamenti internazionali prima del Gran Finale”.

“Le medaglie non capitano per caso”, continua Pellegrino, “ma arrivano se le vuoi vincere e se sai di poter essere in grado di farlo. Se tutto gira nel verso giusto posso giocarmela, ho fiducia nei miei mezzi per provare ad ambire a qualcosa di grande. In un certo senso non ne sento la necessità, perché come detto l’obiettivo è la medaglia a squadre, ma questo non vuol dire che non sono carico: ho un briciolo di tranquillità in più, perché so che la medaglia individuale non deve arrivare a tutti i costi”.

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