Vedendo sfilare alcune nazioni un po’ esotiche durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina, la curiosità di scoprirne la storia “invernale” non manca di certo. Anche l’Ecuador è uno di quei Paesi che difficilmente vengono associati agli sport della neve, eppure per la seconda edizione dei Giochi lo stato sudamericano parteciperà alle gare di sci di fondo grazie a Klaus Jungbluth, già presente a PyeongChang nel 2018 dove arrivò 108° nella 15 km, e oggi alle Olimpiadi italiane grazie ad un allenatore d’eccezione, il valdostano François Viérin.
Un tempo i criteri per la partecipazione erano un po’ più larghi, ma ora Jungbluth la qualifica alla 10 km se l’è guadagnata in pista, con la gara di Coppa del Mondo di Ruka di inizio stagione strappando il pass olimpico per appena 3 secondi. Una qualificazione che, in un certo senso, regala a François Viérin una piccola rivincita: “Ero il primo escluso a Sochi 2014, me l’ero giocata fino all’ultima gara ai Campionati italiani”, racconta il valdostano. “È passato così tanto tempo che non ricordo neanche più quelle sensazioni”.
François Viérin ha chiuso la sua carriera in Coppa del Mondo a Cogne nel 2019 dopo 13 gare nel circuito, “anche se in realtà avevo già finito prima, ma sapendo che avrei potuto vivere l’emozione di farlo in casa mi sono messo in testa di rimettermi a lavorare per quell’obiettivo. La mia carriera agonistica è stata un alternarsi di alti e bassi, ho avuto una buona fase junior poi qualche problema fisico mi ha condizionato nei primi anni senior. Il mio grande rammarico è di non aver mai espresso il mio livello in Coppa del Mondo, era come se mi mancasse qualcosa dal punto di vista emotivo, quello spunto che poi faceva la differenza”.
In questo hanno giocato anche gli impegni, tra la famiglia e il lavoro al Rifugio Fallère. Poi, l’incontro fortuito con Jungbluth gli ha regalato una chance inaspettata: i due si sono conosciuti durante una gara a Seul nel 2018, dove erano nella stessa cabina. L’ecuadoregno, sposato con un’italiana, viveva in Australia e si allenava principalmente con gli skiroll. Qualche mese dopo arriva in Valle d’Aosta a trovare François, che gli dà qualche dritta dal punto di vista tecnico: “Lo faccio per passione, non gli faccio i programmi, non lo seguo sull’allenamento ma sulla parte tecnica, anche perché ha iniziato a sciare a 30 anni, ma è sempre stato un uomo di sport. È davvero un osso duro, a 46 anni non ha mai mollato ed ora è riuscito a tornare alle Olimpiadi”.
Jungbluth fa il fisioterapista in Svizzera, ogni tanto si vedono ma l’allenamento si svolge principalmente a distanza, con l’atleta che manda i video a Viérin, che poi gli corregge alcune cose. E ora, la soddisfazione è per entrambi: “Sono contento quasi più per lui che per me, perché so quanto si è impegnato. Essere qui è emozionante, è comunque un’Olimpiade e viverla da dentro anziché in tv è bellissimo, poi ho avuto la possibilità di fare la sfilata a Predazzo. Il destino è strano, giusto l’altro giorno parlando con lui ci siamo detti che se non ci fossimo incontrati per caso in quella cabina oggi non sarei qui. A volte basta proprio poco”.





