A tre giorni dalla finale persa contro il Caldaro, coach Luca Giovinazzo traccia il bilancio della stagione dell’HC Aosta, tra difficoltà, infortuni, crescita dei giovani e prospettive per il futuro.
Che stagione è stata per l’HC Aosta?
È stata una stagione particolare, con tanta tensione e senza mai un momento di relax. Siamo partiti subito con tanti infortuni, arrivando ad averne anche 12-13 contemporaneamente. Abbiamo perso giocatori importanti: Lysenko, Sukhytskyi, Nardella appena arrivato si è tagliato la gamba, Gesumaria, De Santi, Movchan. Poi i due fratelli Berger di cui uno, Joshua, ha avuto dei problemi al cuore ed è tornato in svizzera. Poi ancora Mazzocchi si è rotto il malleolo, Mocellin il perone, Verza con un infiammazione al piede, Helfer con la spalla. Poi è arrivato anche dal Canada Plouffe-dube per dare un po’ di sostegno ma si è rotto poco dopo. È stata davvero un’annata complicata.
Come avete gestito tutte queste difficoltà durante la stagione?
Abbiamo dovuto inventare soluzioni nuove ogni settimana, dare spazio ai giovani e cambiare schemi in base ai giocatori disponibili. Siamo partiti primi, con l’idea di giocare a quattro linee, e ci siamo ritrovati a giocare a due linee. Siamo usciti dalla zona playoff, abbiamo perso nove partite consecutive, ma poi ci siamo rimessi in carreggiata e abbiamo conquistato prima il Master Round e poi la finale.
Che valore ha il percorso fatto nei playoff?
Nei quarti abbiamo vinto 3-0 contro il Fassa, in semifinale ancora 3-0 contro il Varese e poi abbiamo giocato una finale pazzesca. Due partite all’overtime, l’ultima persa a 17 secondi dalla fine. È stata una stagione sempre in tensione, ma non posso non essere soddisfatto. Tra noi e il Caldaro cambia solo la targhetta: loro primi e noi secondi.
Quanto pesa il rammarico per la finale?
Se guardiamo la finale, ci mancavano due difensori titolari e abbiamo dovuto adattare Minniti in difesa. Questo dimostra il valore della squadra. Se fosse andato tutto bene dall’inizio, oggi sarei stanchissimo dai festeggiamenti.
Da dove si riparte per la prossima stagione?
Martedì inizieremo a pensare alla prossima stagione e a parlare con i giocatori. La mia idea è quella di mantenere la stessa squadra e magari integrare con qualche innesto. Se fossimo al completo, questa squadra può stare in alta classifica. Vincere non si può mai dire, ma l’obiettivo è quello.
Che ruolo avranno i giovani nel futuro dell’HC Aosta?
Abbiamo fatto esordire tanti sedicenni. Ferrari, Tamburini, Terranova possono avere più spazio dall’anno prossimo perché hanno 16 anni, Martello ha già iniziato a ritagliarsi il suo ruolo. Sono ragazzi che possono fare allenamento con i grandi e fare esperienza, così in caso di bisogno possono entrare tranquillamente in squadra. Senza però dimenticare che ogni età ha la sua categoria.
Quanto è stato importante il gruppo squadra?
Quest’anno terrei tutti. È stato un gruppo fantastico. I ragazzi si sono trovati bene e io mi sono trovato bene con loro. Se potessi firmare oggi per avere la stessa squadra lo farei subito ad occhi chiusi, ma ci sono tante variabili: budget, richieste da altre squadre, scelte personali.
Che riscontri ha avuto dai giocatori durante la stagione?
Sono contento perché ho avuto un sacco di riscontri positivi dai vari ragazzi, con messaggi, chiacchierate anche con giocatori che sono arrivati da campionati maggiori come McNally e Nardella.
Quanto sarà importante anche la crescita dei giovani?
Se qualche giovane vuole andare a fare esperienza all’estero io non lo vieto a nessuno, è giusto che facciano esperienza dove meglio credono.
Ci saranno cambiamenti per la prossima stagione?
Per il prossimo anno vorrei non cambiare il roster, ma sicuramente qualche miglioramento nella tattica di gioco si farà. Qualche novità a livello di gioco verrà introdotta, perché si può sempre migliorare dalle cose che non sono andate molto bene quest’anno o che comunque hanno funzionato meno.
Come sta vivendo personalmente questo momento dopo la stagione?
Per quanto riguarda me, in questo momento sto lavorando alla costruzione della squadra e ragionando sul futuro dell’HC Aosta, ma anche sul mio. Sono un po’ stanco. Adesso finirò i tornei con i giovani, poi porterò l’Under 16 in Olanda per un torneo e dopo mi prenderò un attimo per fermarmi e capire cosa fare.
Quanto pesa il lungo percorso alla guida della società?
Sono 17 anni che lavoro per questa società e anche quest’anno mi sono impegnato molto, soprattutto con il settore giovanile. Questa stagione mi ha dato una spinta a continuare a migliorare, ma allo stesso tempo è stata dura. Perdere così, con tanti ragazzi cresciuti qui, è stato un colpo al cuore. È stata un’annata molto stancante, piena di infortuni e difficoltà.
Che significato ha il percorso fatto in questi anni?
Abbiamo riportato il pubblico al Palaghiaccio, con tanta gente sugli spalti e un entusiasmo che mancava da anni. Quando siamo partiti, il sogno era quello di riportare l’hockey ad Aosta, vincere a livello giovanile e riempire di nuovo il palazzetto come negli anni ’90. Oggi possiamo dire di aver raggiunto gran parte di questi obiettivi.
Quali sono le prospettive per il futuro dell’impianto?
Per il nuovo palaghiaccio, in teoria, gli scavi dovrebbero iniziare entro fine aprile. L’obiettivo è la fine dei lavori tra il 2027 e il 2028. Dopo verrà smontato l’impianto attuale.
E per il futuro personale?
Non ho ancora deciso cosa farò ‘da grande’. Questo mese voglio fermarmi e non pensarci. Sono un po’ stanco e voglio evitare di prendere decisioni affrettate. La gestione della società, la ricerca degli sponsor e tutto il resto non sono cose semplici. Però sono contento del percorso fatto e di quello che siamo riusciti a costruire.















