Il sogno sta per diventare realtà: le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina stanno per iniziare, e c’è tanta fiducia nell’Italia, che sogna di superare il record di Lillehammer 1994 con 20 medaglie, di cui 7 d’oro. Per la Valle d’Aosta i convocati saranno otto, meno degli altri anni, ma potenzialmente le medaglie potrebbero non mancare. Abbiamo chiesto ad alcuni ex olimpionici della nostra regione un loro pronostico, sia sulle possibilità di medaglia dell’Italia che sulle potenzialità dei valdostani in gara: Erik Seletto e Wanda Bieler per lo sci alpino, Marco Albarello, Arianna Follis e Elisa Brocard per lo sci di fondo, Thierry Chenal e Nicole Gontier per il biathlon, Raffaella Brutto e Francesca Gallina per lo snowboardcross, oltre all’allenatore dell’HC Aosta Luca Giovinazzo per l’hockey.
Nello sci alpino si punta sulle gare di velocità, ma tutti gli occhi sono su Brignone
Nello sci alpino le speranze dell’Italia arrivano soprattutto dalle discipline veloci, sia al maschile che al femminile, ma gli occhi saranno tutti puntati su di lei, Federica Brignone: simbolo di tenacia, di resistenza, di spirito combattivo. Non che ci fosse ulteriore bisogno di dimostrarlo, ma il suo rientro dopo l’infortunio resta una pagina indelebile dello sport mondiale. Probabilmente non sarà a lottare per una medaglia, ma chissà. “Cosa si può dire? Quello che ha fatto è impressionante. La vedevo spesso quando faceva riabilitazione a Torino, ha fatto una fatica bestiale e vederla tornare con un sesto posto in gigante è una cosa che lascia senza parole”. Lo dice Erik Seletto, che di queste cose ne sa. Un’Olimpiade a Nagano 1998 con un 10° posto in combinata, poi un decennio da allenatore della velocità francese con nel suo palmarès tre medaglie olimpiche: Pinturault e Muffat argento e bronzo nella combinata di PyeongChang 2018, Clarey argento nella discesa di Pechino 2022. “In Giappone ero giovane, neanche 23 anni, non l’ho vissuta molto come un’Olimpiade perché non eravamo nel Villaggio Olimpico. C’era stata un po’ di polemica perché avevo fatto delle belle prove in discesa, ma poi hanno voluto schierare i più anziani, alla loro ultima partecipazione. Peraltro non l’ho neanche scoperto dagli allenatori, ma da un giornalista in conferenza stampa”. Poi il passaggio dall’altra parte della barricata gli ha fatto capire un altro punto di vista: “In quei 10 giorni di Giochi ti concentri sui dettagli: apparecchi la tavola, ma poi in pista ci vanno gli atleti”. Ed è proprio in discesa che Seletto vede le più grandi chance per l’Italia: “Finalmente abbiamo una bellissima squadra. Paris adora la pista, forse avrà un po’ di pressione, Franzoni è in un momento d’oro, è un “giovinastro” quindi se la vivrà meglio, Casse è sempre un’incognita, ha un bel potenziale ma non rende come potrebbe, e Schieder ha nettamente meno pressione. Sul SuperG non so, molto dipenderà dalla pista, mentre in gigante e slalom vedo un po’ poco per i colori azzurri al maschile”.
Tanti anni sono passati dalle Olimpiadi di Wanda Bieler, che aveva partecipato a Innsbruck nel 1976 e a Lake Placid quattro anni dopo. E tante cose sono cambiate nel mondo dello sci, tra sicurezza, materiali, ma anche molto altro: “Ho smesso che avevo 23 anni, oggi a quell’età un’atleta è ancora nel novero delle giovanissime”, dice scherzando. “Dopo le prime Olimpiadi ho vinto lo slalom agli Europei, avevo 17 anni ed ero già considerata una veterana, anzi, quasi decrepita”. Ma anche fuori dalla pista, tanto si è fatto proprio a partire da quegli anni, con le prime “lotte” per vedere riconosciuto alle donne lo stesso premio da parte della federazione rispetto agli uomini, che all’epoca era solo la metà. Bieler ricorda le sue Olimpiadi come un’esperienza bellissima, anche se costellate dalla sfortuna: “In Austria ho fatto un 8° posto in slalom e 21° in discesa, poi in gigante sono caduta picchiando la testa contro una staccionata. Sono stata una notte in ospedale, allora non si correva col casco e non c’erano i cellulari, quindi la mia famiglia era preoccupatissima. A Lake Placid sono caduta in gigante ed il giorno prima dello slalom mi è venuta la febbre a 40°, quindi non ho corso”. Oggi per Bieler si può sperare in Sofia Goggia e Laura Pirovano, ma “può succedere di tutto”. E su Brignone: “Senza questo problema sarebbe sicuramente da medaglia. Ma è già un miracolo che sia qui. I tempi per il rientro sono purtroppo brevi, ma non si può ma sapere: il pronostico è difficile, ma l’augurio ovviamente è che arrivi una medaglia”.
Dallo sci di fondo tante gioie e otto medaglie: obiettivo doppia cifra?
Tante gioie ha regalato lo sci di fondo all’Italia ed alla Valle d’Aosta olimpiche. Due le medaglie (individuali) di Federico Pellegrino, cinque quelle di Marco Albarello e una per Arianna Follis: un totale di otto, ne mancano giusto due alla doppia cifra…
“L’Italia del fondo da un po’ di tempo si affida ad un solo nome, ma negli ultimi anni gli allenatori stanno facendo un ottimo lavoro con i giovani ed i risultati si vedono. Non voglio fare nomi per non sovraccaricarli di pressione, ma possono inserirsi nelle posizioni di vertice del fondo mondiale”. Marco Albarello non ha mai smesso di dedicarsi con amore al suo sport, in tante vesti. E gli piange il cuore per la direzione che sta prendendo a livello internazionale: “Sta perdendo appeal e accoliti, e i comitati organizzatori fanno sempre più fatica ad essere presenti e metterci risorse. L’anno scorso a Cogne abbiamo fatto un lavoro straordinario, in questo senso. Le nazioni che vogliono investire sono sempre meno, una volta nelle staffette c’erano 36 Paesi, ora arriviamo a malapena a una ventina. Mi sono un po’ stufato di vedere 10 norvegesi nelle prime 12 posizioni: mancano i russi, gli unici che avrebbero potuto dare loro del filo da torcere, e svedesi, finlandesi, austriaci, tedeschi, non sono più quelli di una volta”. Una riflessione ampia, la sua, che tocca anche le innovazioni sulle distanze delle gare: “Una follia pura fare la staffetta sui 7,5km e uniformare le distanze per uomini e donne. Va bene innovare, ma bisogna tenere i piedi per terra e non dimenticare le tradizioni”.
Tornando allo sci di fondo di casa nostra, Albarello – oro incredibile in staffetta a Lillehammer 1994 con Maurilio De Zolt, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner, argento nella10 km e in staffetta con Giuseppe Puliè, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner ad Albertville 1992 e in staffetta a Nagano 1998 con Fulvio Valbusa, Fabio Maj e Silvio Fauner e bronzo nella 10 km a Lillehammer 1994 – plaude agli investimenti fatti dalla Fisi negli ultimi anni e alla scelta di Markus Cramer: “Volume, lavoro, testa bassa e pedalare. Il lavoro paga…lo dice il nome stesso: devi farti un fondo così”, sorride. “È un sistema che può dare risultati, e quale palcoscenico migliore delle Olimpiadi in casa? Certo, può essere un’arma a doppio taglio”. L’ex olimpionico non ha dubbi che Federico Pellegrino sia la punta di diamante: “Non ha bisogno di presentazioni, incarna il fondo di adesso, si mette in gioco a 360 gradi. Sicuramente è papabile per una medaglia, in particolare di squadra, ed è quello che si chiede a lui: potrebbe dare uno stimolo in più a tutti”. Su Federica Cassol “non mi spiego come possa fare delle qualifiche ottime e poi in batteria non riuscire ad esprimersi come sa con costanza. Speriamo riesca a trovare la giornata giusta e a pescare dentro di sé quel qualcosa in più che le manca: è una persona determinata, se è a giocarsi le Olimpiadi vuol dire che il percorso è giusto”. Poi un pensiero su un’altra Federica, Brignone: “Quando penso a lei mi commuovo. Pur conoscendo il suo spessore agonistico e personale, è pazzesco come possa essere lì dopo quello che ha dovuto sopportare”.

Arianna Follis ha al suo attivo due partecipazioni olimpiche, Torino 2006 col bronzo in staffetta con Antonella Confortola, Gabriella Paruzzi e Sabina Valbusa, e Whistler 2010 in Canada, quarta in staffetta e in team sprint. “Parlo da esterna, perché non ho più rapporti in Federazione, ma al maschile la medaglia in team sprint o staffetta con Federico Pellegrino può arrivare. Cassol ha il futuro davanti a sé, deve tener duro e aver voglia di migliorarsi”. Magari qualche sorpresa però potrebbe arrivare: “Anche noi nel 2006 eravamo una squadra nuova, tutto è possibile. Bisogna crederci e stare tranquilli, essere sereni e contenti di essere lì, anche se non è facile”. Anche lei aveva esordito nelle Olimpiadi di casa, “ero un’outsider, non avevo niente da perdere. In staffetta al lancio dovevo cercare di fare meno danni possibili e non farmi staccare. Quelle di Vancouver le ho vissute meglio, però il quarto posto non serve: sei a pochi secondi al limite tra la gloria e il niente. Nel fondo comunque ci vuole pazienza e tempo, il ricambio generazionale arriva sempre”.

Con tre Olimpiadi in tasca (Whistler 2010, Sochi 2014 e PyeongChang 2018) e l’amarezza per la mancata convocazione a Pechino, Elisa Brocard è ancora nel giro dello sci di fondo come tecnico del CS Esercito, e conosce bene alcune delle atlete, tra cui Cassol: “Sono contenta che sia stata convocata, sta continuando a crescere da un paio di stagioni a questa parte e si meritava queste Olimpiadi. Era in squadra con me nell’Esercito e ha fatto dei bei passi in avanti, speriamo possa farne altri: ha le qualità, ma deve provare ad osare un po’ di più in batteria, togliersi la paura di sbagliare. Mi ritrovo molto in lei, anche io preferivo le qualifiche, poi a contatto con le altre pativo. Certo, le Olimpiadi non sono forse il momento giusto, la sprint femminile è dura ma sono sicura che ci metterà grinta e cattiveria”. Brocard ha parole di elogio anche per Gismondi e De Martin Pinter, ma vede difficile un risultato in staffetta e team sprint anche se, come si dice sempre, “non si sa mai”. Con gli uomini si può sognare: “Il nostro Capitano Federico Pellegrino ha l’obiettivo bene in testa, sono quattro anni che lavora per una medaglia di squadra, ci tiene molto. L’ho visto bene anche nello skiathlon ai Mondiali, dove ha chiuso quinto, chissà, potrebbe farci un pensierino”.
La valdostana ha dei bei ricordi dei suoi Giochi, soprattutto i primi in Canada: “Realizzi il sogno che hai da bambina, la prima è sempre la più speciale, ed è anche l’unica in cui sono riuscita ad andare alla Cerimonia di apertura, poi abbiamo vinto la medaglia con Pietro Piller Cottrer, Giorgio Di Centa era portabandiera, c’era la mia famiglia…certo, ho fatto solo tre minuti di gara, uscendo nelle qualifiche della sprint, ma è stata un’esperienza bellissima. A Sochi ho ottenuto il mio miglior risultato con un 13° posto nella 30 km, in Corea ho raccolto meno di quello che speravo. Ma ho sempre potuto vivere dentro il Villaggio Olimpico, ed è fantastico perché sei a contatto con atleti di altre nazioni e discipline, incroci gente come Sofia Goggia e Lindsey Vonn, emozioni che solo le Olimpiadi ti possono regalare”.

Nel biathlon speranze di medaglia per l’Italia mai così alte. Carrara può sognare in staffetta?
Inutile nascondersi: quello che l’Italia del biathlon ha fatto vedere in questo inizio di stagione fa davvero venire l’acquolina in bocca. Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer, Tommaso Giacomel e Lukas Hofer sono sempre nelle posizioni di vertice. “Può essere un grande anno per il nostro sport, possono succedere tante cose belle”. Non nasconde l’ottimismo Thierry Chenal, che era stato convocato per PyeongChang senza però mai scendere in pista, a causa di un malanno nel raduno preolimpico che gli ha impedito di fare i test, lasciandogli l’amaro in bocca (“una delle esperienze sportive più brutte della mia vita”). “Quest’anno sia a livello individuale che di staffette siamo sul pezzo e i ragazzi stanno facendo grandi cose. Ad Anterselva, dove mi trovo adesso, è un grande spettacolo, e correre in casa sarà molto diverso rispetto alle ultime due Olimpiadi. Anche Michela Carrara può togliersi qualche soddisfazione: ha dimostrato che il passo sugli sci ce l’ha, se azzecca la gara giusta al tiro può sicuramente avere delle possibilità di dire la sua, anche in staffetta”.

Anche se ormai è un po’ fuori dal giro (ora fa l’istruttrice militare in caserma ad Aosta, appassionandosi di più alla montagna), anche Nicole Gontier la pensa allo stesso modo: “I risultati degli ultimi tempi sono incredibili, le prospettive sono più che buone. Lisa e Dorothea hanno iniziato senza troppe aspettative, una perché è rimasta ferma lo scorso anno e l’altra perché è all’ultima stagione, eppure stanno facendo bene. Alle Olimpiadi tutto può succedere, anche per Michela che sugli sci è in forma: se trova la gara giusta, nulla è impossibile”. Gontier è rimasta in contatto con le ex compagne, ed ha partecipato ai Giochi di Sochi 2014 e PyeongChang 2018: “A Sochi ero giovanissima, ho dei bei ricordi dell’ambiente ma in staffetta avevo fatto un mezzo disastro al poligono e mi sentivo in colpa. Finalmente le Olimpiadi tornano in Europa, Anterselva è sempre una delle tappe più belle in assoluto, sarà una grande emozione”.

Nello snowboardcross l’Italia punta su Moioli e Visintin
Nello snowboardcross l’Italia punta forte su Michela Moioli e Omar Visintin, che di medaglie olimpiche ne hanno già vinte due a testa. Con tre partecipazioni olimpiche, Raffaella Brutto sa che è da loro e dall’evento a squadre che per gli azzurri possono arrivare le gioie più grandi: “Michela è in forma e la vedo bene, Omar potrebbe un po’ avere più difficoltà visto che ci sono molti atleti più giovani. Lorenzo Sommariva ha sicuramente delle buone possibilità, dipenderà un po’ come sarà la pista, un’incognita per tutti. Lui è un atleta esperto, bisognerà vedere se riuscirà a concretizzarla. Lisa Francesia Boirai è invece l’opposto: giovane e debuttante, ma a livello caratteriale e mentale è forte e secondo me può togliersi delle belle soddisfazioni”. In Canada nel 2010, Raffaella Brutto aveva patito la giovinezza e le caratteristiche della pista, ma anche l’ambiente, le interviste, i disagi per la mancanza di neve ed il clima che si respirava dopo la morte dello slittinista georgiano Nodar Kumaritashvili. “Mi ero messa addosso da sola tanta pressione che non avrei dovuto avere. Di Sochi ho un bel ricordo, anche se la gara è andata male, mentre le Olimpiadi in Corea sono quelle che più mi restano nel cuore: il gruppo era molto unito, la pista mi piaceva”.

Francesca Gallina ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2022. Un’esperienza “dolceamara”, la ricorda, per via di un infortunio poco prima di partire che l’aveva costretta a gareggiare col tutore ad una mano, e particolare per via degli stretti protocolli anticovid, “ma comunque un’esperienza bellissima, il sogno di ogni atleta”. Anche lei vede bene le due punte di diamante: “Sicuramente Michela e Omar saranno tra i favoriti, e il fatto di gareggiare in Italia darà loro una carica in più. Anche Lorenzo Sommariva nelle ultime gare l’ho visto bene, credo che arrivi in forma”, dice la novarese dell’Esercito, cresciuta nello snowboard team del Crammont e ormai stabile in Valle d’Aosta da una quindicina d’anni, che ha anche uno “sguardo privilegiato” commentando le gare di SBX su Eurosport. Ha visto spesso Lisa Francesia Boirai allenarsi in caserma: “È migliorata molto fisicamente, ci sono ancora margini ma sicuramente ha fatto un grande passo in avanti rispetto all’anno scorso. La vedo pronta, parte da una posizione privilegiata a livello mentale perché può andare a cuor leggero e non avrà niente da perdere. Tutto quello che arriverà sarà positivo”.

Per Luca Giovinazzo il percorso dell’Italia dell’hockey è proibitivo, ma occhio alle sorprese
Per l’hockey valdostano, la convocazione di Tommaso De Luca e Marta Mazzocchi è già di per sé storica. A far crescere i due giocatori è stata la fucina di talenti di Luca Giovinazzo, che li conosce molto bene, ed è sicuro che i due daranno il 110%. “Tommy è un ragazzo che gioca con il cuore e l’ho visto ai Mondiali di Bolzano con la maglia azzurra”, dice. “Non è un giocatore che si mette da parte, ma si sacrifica in ogni azione. Protegge alla grande il disco, e negli angoli sa uscire spesso vincitore dalla battaglia. Tirerà fuori di sicuro qualche giocata da campione e si farà notare”. Sul cammino degli azzurri, Giovinazzo non nutre grandi speranze: “Il percorso sarà proibitivo, ci sono le Nazionali più forti al mondo, e la NHL farà partecipare tutti i convocati”. Qualche sorpresa può riservarla l’Italia femminile, “il divario è meno netto rispetto alla maschile, può giocarsela con almeno due squadre del girone e chissà che non esca qualche sorpresa. Sarò presente il 5, tante di queste ragazze le conosco, avendo fatto due stagioni con loro, un Mondiale e una qualifica Olimpica”. Tra loro ci sarà Marta Mazzocchi: “Conosco il valore e il suo modo di giocare”, conclude Giovinazzo. “Se avrà lo spazio che merita so che il suo gioco aggressivo, soprattutto in zona difensiva, sarà molto utile alla causa azzurra. Spesso fa incursioni in una zona a lei adatta e se ne avrà la possibilità potrà fare male. Di sicuro entrambi vivranno il sogno di ogni sportivo”.




