Per Roger Junet un prologo agrodolce nella Globe 40

Il valdostano e Joe Harris hanno prudentemente deciso di abbandonare la Lorient-Tangeri – che non vale per la classifica – per essere pronti per la prima tappa del 26 giugno. “Quando non c’era vento facevamo ogni giorno happy hour con birra, mocetta e tome”.
Joe Harris e Roget Junet credits Sirius Events
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Un ritiro in un prologo che non vale per la classifica ma solo per lo “spettacolo” non è una disfatta, se si pensa che c’è ancora un intero giro del mondo da affrontare per i prossimi nove mesi. Roger Junet e Joe Harris hanno scelto la via della prudenza all’inizio della loro Globe40, abbandonando la Lorient-Tangeri davanti alle coste del Portogallo per farsi trovare pronti in vista della vera gara velistica, con la prima tappa da 1.500 miglia da Tangeri, in Marocco, a Sao Vincente (Capo Verde), in programma dal 26 giugno.

L’inizio è stato molto positivo, con i due velisti della Gryphon Solo II già in assetto da gara: “In questo prologo si potevano avere più di due persone sulla barca: io e Joe eravamo gli unici in doppia, mentre altri team avevano l’equipaggio completo o erano in tre, e questo fa già una grandissima differenza”, racconta dal Portogallo il giovane sarrolein. “Abbiamo avuto un’ottima partenza, poi abbiamo perso alcune posizioni tra le boe da doppiare per dare un po’ di spettacolo nella baia di Lorient. Una volta offshore nel Golfo di Biscaglia c’era molto vento e mare mosso, e siamo riusciti a superare due barche”.

La Gryphon Solo II
La Gryphon Solo II

Da qui l’inizio delle tribolazioni. Dapprima un contatto sfiorato con un peschereccio, inizialmente confuso con l’imbarcazione Stormtech in procinto di un sorpasso: “Quando ho controllato il radar ho scoperto che era un peschereccio Mar Mares che veniva proprio contro di noi. Alla radio, con un fantastico mix di spagnolo, italiano, francese e inglese, abbiamo chiesto loro di virare a destra per non scontrarci, ma hanno risposto negativamente. Noi non abbiano avuto il tempo di strambare con tutte le vele su e tutti i pesi a sinistra. Siamo arrivati molto pericolosamente a pochi metri dalla loro prua, e lì hanno deciso di cambiare la rotta a destra”.

Il vento era potente, ed alcuni pezzi hanno iniziato a cedere, tra cui l’allacciamento di una vela “che abbiamo dovuto ammainare anziché arrotolare su se stessa, ed in due è un’operazione abbastanza pericolosa”, poi un altro pezzo rigido di una vela piccola. “Proprio un peccato, eravamo terzi e stavamo andando bene”.

Ma i guai non finiscono qui, perché il meteo da Finisterre in poi non prometteva vento per tre giorni. Roger e Joe decidono quindi di dirigersi 100 miglia a ovest in cerca di vento, ma il traffico navale, tra petroliere e container, era un po’ sconfortante e preoccupante. “Amhas, l’equipaggio statunitense, ci ha chiamato per comunicarci il loro ritiro. Non avevamo nessuna voglia di stare per 48 ore in mezzo al mare a schivare navi giganti, così abbiamo abbandonato anche noi e ci siamo diretti nel bellissimo porto di Cascais, vicino a Lisbona, per fare rifornimento di gasolio, birra e una bella cena. È stata una decisione amara, non è mai bello abbandonare una gara, ma abbiamo lavori da fare in Marocco per cercare l’equilibrio prima della vera partenza e vogliamo essere lì il prima possibile”. Per ora ottime sensazioni le hanno date i giapponesi di Milai e gli olandesi di Sec Hayai (qui è possibile seguire le classifiche in tempo reale, qui il GPS della Gryphon Solo II e qui la pagina Instagram di Roger Junet).

L’amarezza del ritiro, però, è stata ben stemperata dai momenti di convivialità tra Roger e Joe: “Quando non c’era vento facevamo ogni giorno happy hour con birra, mocetta e tome”. Il tempo, in qualche modo, bisogna pur farlo passare, anche in mezzo al mare.

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