En souvenir di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 15 Dicembre 2020 19:47

Il Covid si porta via “Picchio” e il suo entusiasmo, Courmayeur in lacrime

Courmayeur - Paolo Picchiottino, 60 anni, è morto ieri, lunedì 14 dicembre, all'ospedale “Parini”, dov'era ricoverato dopo aver contratto il virus. Fondatore di un gruppo Facebook dedicato alla vita del paese, c'era sempre per promuovere il comune ai piedi del Bianco.

Paolo Picchiottino (foto da Facebook).PaoloPaolo Picchiottino (foto da Facebook).

“Ci si saluta proprio qui, sulla tua pagina”. Inizia così il messaggio che, sulla bacheca del gruppo Facebook “Courmayeur nel bene e nel male”, dà l’addio al moderatore e fondatore dello spazio virtuale in cui tanto si discute di ciò che accade nel paese ai piedi del Monte Bianco. Paolo Picchiottino, eterno ragazzo nonostante i 60 anni compiuti da qualche mese, se n’è andato ieri, lunedì 14 dicembre, strappato ai suoi affetti ed amici dal Covid, per cui era ricoverato da qualche giorno all’ospedale “Parini” di Aosta.

Erede di una famiglia che ha legato il suo nome ai petroli, “Picchio” aveva nella pagina Fb (dove il dibattito, come lui stesso auspicava, non sempre segue i binari del “politically correct”) solo l’ultima di una serie di creazioni, tutte accomunate dall’aver accresciuto, spesso a livello extraregionale, la visibilità di quella “Courma” che, nelle Alpi, da sempre si contende la nomea di patria delle vacanze di Natale ed invernali “che contano” con Cortina d’Ampezzo. Tra le vie del centro c’è chi lo ricorda già “in pista” alla fine degli anni 70, nelle esperienze di radio e tv Courmayeur, con sede a pochi passi dal “Royal”.

E ancora, con il solito contagioso entusiasmo, era nel gruppo che aveva ideato la mascotte del paese, “Fontino”. Con l’avvento della rete, si era pure lanciato nell’apertura del primo Internet provider dell’area, portando in una zona sino ad allora non servita una connettività che tutti ricordano aver retto all’“onda d’urto” dei giorni difficili dell’alluvione del 2000, nel totale “black out” comunicativo. Più di recente, aveva inventato le decalcomanie in cui un grande cuore troneggia accanto a “Courmayeur Mont Blanc”, per dichiarare, anche sulla propria auto, amore perenne alla terra del “Tetto d’Europa”, nonostante lo scettro sia oggi del Monte Elbrus.

Lo spirito di “Picchio”, pizzo (spesso barba) e capelli sale e pepe, era eclettico e, in quanto tale, libero, allergico agli schemi. Lo dimostrano e ricordano pagine della sua vita come quella in cui, ottenuta la non indifferente sponsorizzazione della “Bic”, prese parte al rallye Parigi-Dakar, simbolo della sfida (anzitutto a sé stessi) e dell’avventura per antonomasia. Non che fosse sempre facile, come peraltro onestamente evoca l’“ultimo saluto” sul gruppo Facebook (“Qui dove hai saputo accoglierci tutti, nel bene e nel male. Ma essere accolti in persona era ancora meglio, sempre nel bene e nel male”), ma non è un caso che personalità e complessità siano vocaboli in rima.

In Valdigne, la notizia del lutto ha tolto le parole a parenti (lascia il figlio Joe, la mamma Lisetta, il fratello Roberto e la sorella Daniela) e amici. C’è chi, come la filmaker Mariarosa Magro, per non piegarsi al “magone”, ha dedicato all’amico “testardo valdostano, un po’ greundzo, ma dal cuore tenero” un video. Ed oggi, in una Valle in cui anche il cielo nuvoloso davanti al Bianco sembra fare il broncio, chi ha conosciuto “Picchio” sul gruppo Facebook da lui creato toglierebbe al nome “’nel bene’”. “Oggi – si chiude il pensiero – lascerei solo ‘nel male’ perché ora ci manca un pezzo importante. Fanculo Paolo… quel pezzo che manca sei tu”.

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