In ricordo di Piergiorgio Garrone

La moglie insieme alle tre figlie ricordano Piergiorgio Garrone, 83 anni, residente a Sarre, deceduto all'ospedale Parini di Aosta in data 18 marzo.
Piergiorgio Garrone
En souvenir

Caro papà, scriviamo questa lettera ad alcune settimane dalla tua scomparsa per onorare la tua memoria, e a testimonianza di ciò che è successo, fosse anche solo per migliorare il futuro di quelli che verranno. Sei stato il terzo deceduto di Aosta per Covid 19 e purtroppo per tante cose hai dovuto aprire una strada nuova, e noi con te.

Quando sei arrivato al pronto soccorso il 9 marzo, avevi i sintomi eclatanti del Coronavirus, febbre alta e una bruttissima tosse, ma noi non abbiamo potuto accompagnarti, per cui abbiamo aspettato tue notizie, fiduciose di averti affidato all’ospedale. Da una telefonata abbiamo appreso del tuo ricovero in medicina 1, con diagnosi di polmonite batterica: nessun tampone per te, perché avevi dichiarato di non aver avuto contatti con persone provenienti dalla zona rossa (all’epoca in Valle d’Aosta non ce n’erano!)

Nei 2 giorni successivi siamo venute a trovarti in reparto agli orari consentiti e ti vedevamo peggiorare, ma i medici ci dicevano che l’antibiotico doveva avere il tempo di fare il suo corso. Al 3° giorno di ricovero finalmente ti fanno finalmente il tampone e 24 ore dopo è arrivato l’esito tanto temuto, positivo al Coronavirus: ci è crollato il mondo addosso, perché era stato perso del tempo prezioso per curarti e perché anche noi eravamo state esposte al rischio di contagio, tanto che ci siamo poi dovute mettere in quarantena per le due settimane successive.

Sei stato uno dei primi pazienti del reparto Covid 1 e dal 13 marzo nessuna di noi è più riuscita a parlarti per telefono. Eri sempre dentro al casco CPAP. Sapevamo solo che eri sofferente. Sicuramente sei stato un paziente difficile, eri un po’ “fifone” di carattere e hai sempre avuto bisogno di essere incoraggiato per affrontare le battaglie difficili che la vita ti ha proposto. Avevi bisogno di noi e chissà come ti sarai sentito abbandonato! E’ per questo motivo che abbiamo chiesto di poterti portare una nostra fotografia con due parole di conforto, ma purtroppo ci è stato inspiegabilmente negato.

Noi non abbiamo avuto nessun messaggero, nessun operatore sanitario si è prestato per permetterci di darti un saluto, neanche l’ultimo, quando abbiamo capito che i farmaci ti stavano accompagnando alla fine. Sei stato portato al cimitero in solitudine, nessun funerale, noi a casa isolate, abbiamo dovuto “accontentarci” di una ripresa video, che qualcuna di noi non ha nemmeno avuto la forza di guardare.

Una sola cosa ci ha aiutato, l’affetto dei parenti, dei “sarroleins” e degli amici che hanno manifestato alla mamma una preziosa vicinanza e soprattutto il ricordo delle persone che ti hanno conosciuto, che ci hanno raccontato di quanto era piacevole parlare con te, perché eri divertente e sapevi tutto: delle nostre montagne, della storia e geografia del nostro Paese, della politica e dello sport, essendo da sempre appassionato di cultura generale.

Ci auguriamo che questo calvario, il tuo e il nostro, possa essere servito da apripista per i numerosi pazienti che ti hanno succeduto, e che la nostra esperienza, che poi abbiamo condiviso, sia stata il primo anello di una catena umana, un passaparola di consigli e suggerimenti per chi dopo di noi ha dovuto attraversare questo percorso così difficile. Buon viaggio papà, noi ti vogliamo ricordare così, in cammino, come in questa foto, in cui piano piano ti avvicinavi alla meta, verso le tue care montagne valdostane. Ti ameremo per sempre.

Le tue figlie Claudia, Stefania e Patrizia e tua moglie Tina Garrone.

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