Gioie e Motori di Enrico Formento Dojot |

Ultima modifica: 18 Dicembre 2019 12:00

Ferrari presenta Roma, la sublimazione del savoir faire italiano

Aosta - Roma è la celebrazione di un periodo, quello della dolce vita degli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso che si impose nel mondo, in sostanza l’apoteosi di un modo di vivere.

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Ferrari chiude questo 2019 con il botto, espressione che usiamo non a caso e tra poco capirete perché, presentando al mondo la nuova Gran Turismo, quinto e ultimo modello di una stagione che ha già visto gli esordi di F8 Tributo, F8 Spider, 812 GTS e SF90 Stradale. Affermare che Ferrari presenta al mondo una nuova nata non è un eufemismo e neppure una sconsiderata esagerazione: ogni modello è atteso come originale riferimento, perché la Casa da sempre costituisce l’espressione dello stile italiano ai massimi livelli. Non è la prima volta che Ferrari adotta per una vettura il nome di una città, normalmente emiliana e legata a doppio mandato al gene come Fiorano, Maranello, Modena, con l’estensione a Monza – ça va sans dire – e Portofino per sottolineare l’esclusività.

La GT presentata al Quirinale è la “Roma”, da qui il termine botto, che abbiamo utilizzato, tipicamente romanesco. A nostro parere, con questa macchina Ferrari va oltre l’aspetto squisitamente tecnico: “Roma” è la sublimazione del savoir faire italiano, la celebrazione di un periodo, quello della dolce vita degli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso che si impose nel mondo, in sostanza l’apoteosi di un modo di vivere. Non sono concetti astratti o frutto di pericolose nostalgie. Basta dare un’occhiata, anche fuggevole, al design. Assolutamente innovativo. La dolce vita sta proprio lì, nell’armonia delle forme, senza gli spigoli a cui ormai quasi tutti i produttori ricorrono. Non se ne sente la mancanza, perché la linea è filante nella sua essenzialità, quasi sobrietà, una sobrietà che, però, questo è l’atout, produce ciò che da sempre si richiede al Marchio: l’emozione.

Tre le colorazioni, tutte nuove: “Blu Roma”, “Bianco Italia”, “Grigio Titanio”. All’interno, la SP2 Monza ha ispirato le due cellule separate per conducente e passeggero e sia il display verticale da 8.4” sia il quadro digitale da 16” consentono una guida sicura, potendo azionare ogni comando touch. Dal passato glorioso giunge anche il disegno del cambio, che richiama la famosa rastrelliera ad “H”, attualizzata nelle tre piccole leve in orizzontale, per retromarcia, passaggio dal manuale all’automatico e launch control. La funzione “Comfort Access” consente l’apertura della porta toccando un pulsante della maniglia a scomparsa. È una coupé “2+”, nel senso che residua un posto dietro. Capitolo propulsore. E qui si arriva al nirvana. Otto cilindri turbo da 620 cavalli, velocità massima 320 km/h, rapporto peso potenza 2.37 kg/CV, ovviamente il motore più potente del segmento, che fa parte del ceppo che si è aggiudicato per quattro anni consecutivi il riconoscimento “Engine of the Year”, con trasmissione a doppia frizione a otto marce. Il progettista della macchina, Flavio Manzoni, l’ha definita una Formula Uno in abito da sera, ed è tutto dire: il suo DNA è stato recuperato da un’altra sportiva epocale, la “250 GT”, elegante e corsaiola al tempo stesso. Arrivederci Roma come soavemente cantava Rascel, per il momento, perché la nuova nata sarà sul mercato dall’estate 2020, ad un prezzo indicativo superiore a euro 200.000.

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