Le gare folli del Gran Premio di Monaco: quella vittoria di Panis sotto il diluvio del 1996

A proposito di gare folli nel Principato se Monte Carlo è per tradizione aperto a qualsiasi colpo di scena, l’edizione del Campionato del Mondo di Formula Uno di trent’anni fa ha superato ogni previsione, anche la più azzardata e inverosimile.
Olivier Panis al Gran Premio di Monaco del 1996
Gioie e Motori

A proposito di gare folli nel Principato. Il Campionato del Mondo di Formula Uno 1996 si pone sotto l’egida della WilliamsFW18”, che si avvale del propulsore Renault, e che regalerà il titolo al figlio d’arte Damon Hill.

Siamo all’appuntamento più glamour e prestigioso, il Gran Premio di Monaco sul tortuoso circuito di Monte Carlo. Tutto appare pronto per la passerella Williams oppure per la rinascita della Ferrari, che aveva ingaggiato Schumacher. Schumacher, in effetti, sigla la pole position a bordo della “F310” in 1’20”356.

Se Monte Carlo è per tradizione aperto a qualsiasi colpo di scena, in ragione della sua conformazione a toboga e delle protezioni che non perdonano il minimo errore, l’edizione di trent’anni fa supera ogni previsione, anche la più azzardata e inverosimile.

Una sorta di diluvio universale piomba sul Principato. Necessaria conseguenza, adozione delle gomme da pioggia. L’asfalto diventa viscido come una saponetta e l’obiettivo, in una corsa ad eliminazione, non può che essere quello di portare la macchina al traguardo, sperando in bene.

È una girandola di incidenti. Già al primo giro, Jos Verstappen, il padre di Max, con la Footwork “FA17” – Hart, si ferma alla curva di “Sainte – Dévote”, poi il primo nome illustre: Michael Schumacher vede spegnersi malinconicamente le sue chances, vittima di un passaggio troppo ardito su un cordolo, che lo spinge ad un muretto al “Portier”. Ma le sorprese non finiscono qui. Neppure Giancarlo Fisichella, esordiente nella massima categoria con la Minardi, il suo compagno di scuderia Pedro Lamy e Rubens Barrichello con la Jordan “196” motorizzata Peugeot terminano la prima tornata.

È la volta poi di Ukyo Katayama (Tyrrell “023” – Yamaha), Ricardo Rosset, con l’altra Footwork “FA17” – Hart e Pedro Paulo Diniz (Ligier “JS43” – Mugen – Honda).

Dalla poco attraente quattordicesima posizione, dovuta alla rottura del motore Mugen – Honda nel corso delle qualifiche, posizione che in un circuito allergico ai sorpassi consiglia normalmente una gara da pace dei sensi, con pazienza e lucidità risale nel gruppo Olivier Panis – qui nella foto dal profilo X Classic Formula 1 -, a bordo della gloriosa Ligier, versione “JS43”. Passa Brundle (Jordan “196” – Peugeot) al settimo giro, e al decimo nientemeno che il futuro Campione del Mondo Mika Hakkinen sulla McLaren “MP4/11” – Mercedes.

L’acqua si placa e il muretto Ligier richiama Panis per il cambio gomme, con un tempismo non eguagliato da Williams, Tyrrell e McLaren, che lasciano in pista rispettivamente Jacques Villeneuve, Mika Salo e David Coulthard. Ma Panis è ancora soltanto quarto, alle spalle di Damon Hill, Jean Alesi (Benetton “B196” Renault) e l’altro ferrarista Eddie Irvine.

Il duello con Irvine si conclude con il pilota del Cavallino contro le barriere. Hill si ritira con il motore in fumo all’uscita del tunnel. Le emozioni non sono finite. Panis va in testacoda a causa dell’olio lasciato dalla Williams di Hill, ma senza danni. Alesi sente la sua Benetton in crisi. Si ferma per cambiare le gomme, ma i guai erano causati da una sospensione posteriore. È il via libera per Panis, che trionfa davanti a Coulthard (McLaren “MP4/11” – Mercedes) e Johnny Herbert (Sauber “C15” – Ford), dando alla Ligier quella vittoria che mancava dal Gran Premio del Canada 1981 con Jacques Laffite.

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