Maserati Indy, quel “mélange” così riuscito tra raffinatezza e sportività

Nel 1968, con la presentazione al Salone dell’automobile di Torino, Maserati tornava ai primordi con la Indy, così denominata per celebrare le due vittorie alla 500 Miglia di Indianapolis, colte nel 1939 e nel 1940 con la “8 CTF”.
Maserati Indy
Gioie e Motori

Maserati, alle sue origini, significava competizione, con l’apoteosi del titolo mondiale di Formula Uno nel 1957, Juan Manuel Fangio alla guida della “250F”. Progressivamente, le vetture da strada si sono caratterizzate diversamente, più gran turismo luxury: sempre prestazionali, ma la bilancia pendeva verso il comfort, l’eleganza, lo status symbol dei ricchi da boom economico.

Nel 1968, con la presentazione al Salone dell’automobile di Torino, il Tridente tornava ai primordi con la Indy – qui nelle foto dal sito ufficiale Maserati -, così denominata per un motivo ben preciso, cioè la celebrazione delle due vittorie alla 500 Miglia di Indianapolis, colte nel 1939 e nel 1940 con la “8 CTF”.

La Indy, creata dalla felice matita di Virginio Vairo e Elio Mainardi per Vignale, destinata a rimpiazzare la Sebring, era un prototipo coupé 2+2 a due porte e quattro posti. Il comfort non era comunque dimenticato: il tetto della vettura era stato alzato, rispetto alla Ghibli, dalla quale aveva ereditato la meccanica, per consentire una maggiore comodità per chi alloggiava nei sedili posteriori.

Alla successiva rassegna di Ginevra del 1969, ecco la macchina pronta per le concessionarie. Difficilmente si era visto un mélange così riuscito tra raffinatezza e sportività. La linea filante ma non greve, quella coda inopinatamente tronca, quei doppi proiettori a scomparsa, ne hanno fatto un’icona anche al di fuori del mondo delle quattro ruote: è ancora nella memoria la Indy guidata da Alberto Sordi in un film sospeso tra la realtà e l’onirico, “La più bella serata della mia vita”.

La struttura era semimonoscocca con telaio ausiliario frontale. Il propulsore, un otto cilindri 4.2 litri, dal 1970 4.7 litri e dal 1971 4.9 litri, per potenze di 260, 290, 320 cavalli, dotato di quattro alberi a camme in testa, quattro carburatori Weber doppio corpo Tipo 42 DCNF. Velocità massime, rispettivamente 250, 260, 265 km/h.

Trazione assolutamente posteriore e cambio a cinque rapporti, tre per l’automatico. La Indy aveva di serie equipaggiamenti come il piantone dello sterzo regolabile in due direzioni, il bloccasterzo, la selleria in pelle, il lunotto posteriore riscaldato. Come optional, servosterzo, cambio automatico, condizionatore, radio. Doppio serbatoio. Dal 1973, adottò l’impianto frenante Citroёn, che aveva acquisito Maserati. Un gioiello prodotto in tutto in 1102 esemplari.

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