Nascere lontano da casa e gratitudine a chi si prende cura: una riflessione sulla sanità materno-infantile in Valle d’Aosta

Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di una futura mamma.
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Gentile Redazione,
scrivo queste parole affinché possano diventare una riflessione condivisa e, soprattutto, una voce per tutte le donne valdostane che si trovano ad affrontare gravidanze difficili lontano dalla propria casa.
Durante la mia gravidanza, complicata e ad alto rischio, ho scoperto quanto fragile possa diventare il senso di sicurezza quando le strutture della propria regione non sono in grado di garantire l’assistenza necessaria nei momenti più delicati. Nonostante la professionalità, la dedizione e l’umanità del personale dell’Ospedale Beauregard — a cui sarò sempre profondamente grata per tutto il sostegno e l’attenzione ricevuti durante il mio ricovero — la mancanza di reparti essenziali ha reso inevitabile il mio trasferimento presso l’Ospedale Sant’Anna, per poter garantire la nascita in sicurezza del mio bambino prematuro.
Ciò che si prova in quei momenti è difficile da raccontare. Alla paura per la salute del proprio figlio si aggiunge la consapevolezza di dover lasciare tutto: la propria casa, i propri affetti, le proprie abitudini. Ci si ritrova in una città sconosciuta, tra corridoi e stanze che non hanno nulla di familiare, mentre il cuore resta altrove. Si affrontano giorni — a volte settimane o mesi — sospesi tra speranza e angoscia, senza il conforto di uno sguardo amico o di una mano familiare da stringere.
Nel 2026 appare difficile accettare che una regione come la nostra non disponga di un sistema completo in grado di gestire emergenze ostetriche e nascite premature con tutte le risorse necessarie: una rianimazione adeguata, una neonatologia attrezzata, un’équipe medica sufficientemente numerosa e presente in ogni momento. La nascita non è un evento programmabile: può accadere di notte, nei fine settimana, nei giorni festivi. E dovrebbe trovare sempre una risposta pronta.
La Valle d’Aosta è una terra che difende con orgoglio la propria identità e la propria autonomia. Proprio per questo dovrebbe poter garantire alle future madri la possibilità di far nascere i propri figli in sicurezza senza essere costrette ad allontanarsi dalla propria terra. Non è solo una questione sanitaria: è una questione umana, sociale, emotiva. Nascere lontano da casa significa vivere uno dei momenti più importanti della vita in una solitudine che nessuna tecnologia e nessuna efficienza organizzativa possono colmare.
Eppure, in questa esperienza difficile, ho incontrato anche il volto più bello della sanità: quello delle persone. Desidero infatti esprimere la mia più profonda gratitudine alle ostetriche, ai ginecologi, alle infermiere, agli anestesisti, alle OSS e a tutto il personale del reparto di Ginecologia e Ostetricia del Beauregard che mi ha accompagnata durante la degenza ad Aosta.
In giorni carichi di preoccupazione ho trovato non solo professionisti competenti, ma soprattutto persone straordinarie dal punto di vista umano. La loro professionalità è stata una certezza costante, ma ciò che porterò sempre con me è la loro empatia: la capacità di guardarmi non solo come paziente, ma come persona, comprendendo paure e fragilità. Nei momenti più difficili non mi sono mai sentita sola. Ho ricevuto ascolto sincero, sostegno morale e una presenza discreta ma costante che ha fatto la differenza.
Ricorderò i sorrisi regalati anche nelle giornate più lunghe, la disponibilità nel rispondere a ogni dubbio, l’attenzione verso ogni piccolo bisogno, la delicatezza dei gesti quotidiani. Sono dettagli che per chi cura possono sembrare semplici, ma per chi è ricoverato diventano fondamentali. Avete dimostrato un’umanità che nasce dal cuore e dall’amore per il proprio lavoro.
Ora proseguo il mio percorso lontano, ma parto con la consapevolezza che una parte importante della mia forza l’ho trovata proprio grazie a voi.
Scrivo non per denunciare, ma per invitare tutti — istituzioni, operatori sanitari, cittadini — a una riflessione collettiva su cosa significhi davvero garantire il diritto alla salute e alla maternità. Investire nella sicurezza materno-infantile significa investire nel futuro stesso della nostra comunità.
Mi auguro che questa testimonianza possa sensibilizzare l’opinione pubblica e fare in modo che nessun’altra donna debba trovarsi nella condizione di scegliere tra la sicurezza del proprio bambino e la vicinanza alla propria casa.
Con rispetto, speranza e immensa riconoscenza,
Una futura mamma valdostana.

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