Tra i tanti percorsi che attraversano la quinta edizione di AIACE a macchia d’olio, ce n’è uno che conduce nei territori dell’incubo. Accanto ai grandi classici per famiglie, alle commedie, al cinema d’autore e ai tradizionali appuntamenti comunitari sotto le stelle, AIACE VDA propone tre serate dedicate all’horror, con un viaggio attraverso tre opere che hanno cambiato per sempre il modo di rappresentare la paura sul grande schermo.
L’horror è probabilmente il genere più frainteso della storia del cinema. Ancora oggi viene spesso liquidato come un semplice susseguirsi di spaventi, mostri e scene cruente, quando invece è uno dei linguaggi più ricchi e versatili che il cinema abbia saputo sviluppare. Da oltre un secolo, gli autori horror danno forma alle nostre inquietudini più profonde. È forse questa la funzione più autentica del genere: permetterci di guardare ciò che normalmente preferiremmo evitare. La paura, vissuta attraverso lo schermo, diventa un’esperienza condivisa. Lontano dall’essere un semplice esercizio di suspense, l’horror è uno dei generi che meglio raccontano il proprio tempo. Le sue forme cambiano insieme alle paure collettive, reinventando continuamente il modo di rappresentarle sullo schermo. I tre film scelti per la rassegna rappresentano tre snodi fondamentali di questa continua metamorfosi.
Sabato 4 luglio
Il primo appuntamento, sabato 4 luglio al Castello di Cly di Saint-Denis, è dedicato a “Suspiria” di Dario Argento, uno dei vertici assoluti dell’horror italiano. Uscito nel 1977, il film segna il definitivo superamento del thriller verso una dimensione quasi fiabesca e visionaria.
La protagonista, la giovane ballerina americana Suzy Bannion, arriva in una prestigiosa accademia di danza di Friburgo per perfezionare i propri studi. Ben presto, però, l’istituto rivela un volto inquietante: morti misteriose, presenze enigmatiche e segreti inconfessabili trasformano quella che dovrebbe essere una scuola d’élite in un luogo dominato dall’incubo.
Con “Suspiria”, Dario Argento costruisce un’esperienza sensoriale. Il terrore nasce dalla messa in scena. I colori saturi e irreali, ispirati alle grandi fiabe e all’espressionismo tedesco, trasformano ogni ambiente in un universo sospeso tra sogno e allucinazione, mentre la colonna sonora dei Goblin accompagna lo spettatore con un tappeto sonoro ipnotico e ossessivo che amplifica ogni tensione. Un’opera che trascende i confini del genere e consacra il cinema horror italiano come uno dei più innovativi e influenti del panorama internazionale.
Sabato 25 luglio
Sabato 25 luglio, nel suggestivo scenario del Vecchio Cimitero di Jovençan, è il turno de “La casa” (Evil Dead) di Sam Raimi, uno dei titoli che hanno riscritto le regole dell’horror moderno.
Realizzato nel 1981 con un budget ridottissimo e una troupe di giovani amici, il film è la dimostrazione di come l’inventiva possa trasformare un’opera indipendente in un classico destinato a influenzare intere generazioni di registi.
Tutto prende avvio da un gruppo di ragazzi che decide di trascorrere un fine settimana in una baita isolata nel cuore del Tennessee. L’apparente tranquillità viene spezzata dal ritrovamento del Necronomicon, un antico libro maledetto, e dall’ascolto di alcune registrazioni che risvegliano una presenza demoniaca pronta a impossessarsi dei protagonisti.
Se “Suspiria” affascina attraverso il colore e l’atmosfera, “La casa” colpisce per la sua incontenibile vitalità. Raimi trasforma la macchina da presa in una creatura che sfreccia tra gli alberi, invade gli spazi e si scaglia contro i personaggi, imprimendo al racconto un ritmo forsennato. Il terrore convive con un gusto per l’eccesso che sfiora il grottesco, anticipando quella miscela di horror e ironia che diventerà il marchio di fabbrica del regista. Ancora oggi, a oltre quarant’anni dall’uscita, “La casa” resta un punto di riferimento imprescindibile per comprendere l’evoluzione del cinema horror contemporaneo.
Domenica 16 agosto
L’ultimo appuntamento dedicato all’horror è in programma domenica 16 agosto, nell’area verde da calcio adiacente allo Chalet Danger di Saint-Oyen, con “The Blair Witch Project” di Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez, il film che nel 1999 ha ridefinito il modo di concepire la paura sul grande schermo, dando nuova linfa al linguaggio del found footage.
Tre studenti di cinema si addentrano nei boschi del Maryland per realizzare un documentario sulla leggendaria Strega di Blair. Dopo pochi giorni, dei ragazzi si perdono le tracce. Del loro lavoro rimangono soltanto le registrazioni, recuperate un anno dopo, che costituiscono l’intero film.
La forza di “The Blair Witch Project” risiede proprio in ciò che sceglie di non mostrare. Il terrore prende forma attraverso rumori nella notte, simboli inquietanti appesi agli alberi, una bussola che sembra inutile e la crescente consapevolezza di essersi smarriti in un luogo da cui è impossibile uscire. Lo spettatore è chiamato a colmare i vuoti con la propria immaginazione, scoprendo come spesso sia il non visto a generare la paura più autentica. Anche la campagna promozionale contribuì a renderlo un caso cinematografico senza precedenti, alimentando il dubbio che quelle immagini fossero realmente il ritrovamento di tre giovani scomparsi. Un’operazione che trasformò il film in un fenomeno culturale e cambiò profondamente il cinema horror degli anni successivi.
Dall’eleganza visionaria di “Suspiria” all’energia travolgente de “La casa”, fino al minimalismo rivoluzionario di “The Blair Witch Project”, queste tre serate offrono l’occasione di riscoprire altrettanti capolavori che hanno segnato la storia del cinema horror. Un invito a guardare oltre i pregiudizi che troppo spesso accompagnano il genere e a lasciarsi sorprendere dalla sua straordinaria ricchezza espressiva. Un percorso che si inserisce nel più ampio programma della quinta edizione di AIACE a macchia d’olio, confermando ancora una volta la volontà di AIACE VDA di portare sul territorio un cinema capace di intrattenere, emozionare e stimolare lo sguardo del pubblico.
