“Alle illazioni sul fatto che l’azienda debba essere chiusa e i suoi spazi adibiti a centro turistico o parco giochi, noi rispondiamo con i fatti”. Così Monica Pirovano, amministratore delegato della Cogne Acciai speciali nel presentare, questa mattina in una conferenza stampa, l’avvio della fase operativa del “Progetto Cogne 2016". Nessun intento polemico, sgombera il campo Pirovano, che però mette i puntini sulle “i”. “Non capisco poi come qualche politico possa decidere di chiudere un’azienda privata” chiosa l’amministratore delegato.
Il progetto, siglato sei mesi fa, prevede sette interventi di aggiornamento del layout produttivo dello stabilimento con un investimento di 2 milioni di euro circa per portare a compimento il piano di riconversione di parte della produzione.
Entro il prossimo inverno Valle d’Aoste Structure procederà all’affidamento dei primi tre interventi. Si tratta dell’apertura di un nuovo ingressi dipendenti dell’area a freddo sul lato est dello stabilimento con la contestuale realizzazione di un parcheggio riservato, della messa in sicurezza del capannone vecchia fucina e della realizzazione di una nuova area stoccaggio materiale all’aperto con parziale copertura. “Valle d’Aoste Structure sarà la stazione appaltante di tutti questi interventi – spiega Thierry Roset – contiamo di vedere il compimento delle opere entro il 2016”.
A delineare la strategia che accompagna a questi interventi è Marco Ceccarelli, Technology Director di Cogne Acciai Speciali. “Non parliamo di grossi investimenti industriali ma del recupero di aree industriali congruenti con il nuovo piano di riconversione industriale della Cogne legato a nuovi mercati e prodotti.” In particolare l’azienda dai grandi volumi produttivi sta virando verso produzioni di nicchia.
“Il capannone della piccola fucina, costruito nel 1925, verrà demolito. Qui negli ultimi anni la Cogne sta processando acciai destinati al mercato delle estrazioni petrolifere, off shore a 6mila metri, shale gale e shale oil che sta prendendo sempre più piede negli Stati Uniti” spiega Ceccarelli. Nuovi prodotti che richiedono nuove aree di stoccaggio e movimentazione che verranno create a ridosso del Buthier dove oggi si trovano gli edifici fatiscenti risalenti agli anni 30 che un tempo ospitavano gli spogliatoi dei dipendenti, il deposito legnami e uffici.
Una strategia che non porterà però ad un incremento occupazionale. “E’ un passaggio più che altro qualitativo ci va forza lavoro più qualificata”. spiega Pirovano che annuncia un “cauto ottimismo” sui risultati aziendali del primo trimestre. “Sono in linea con il budget elaborato”.

