“Dalle ultime indagini – ha spiegato Linarello – la Valle d’Aosta è una delle regioni in Italia con il più alto tasso di infiltrazione della ‘ndrangheta. E’ importante capire come si tratti di un fenomeno non più solo criminale, di controllo del territorio, ma di una realtà che si infiltra attraverso il denaro: dal livello meno evoluto degli appalti, alle compravendite e costruzioni immobiliari al livello più alto che riguarda le operazioni finanziarie”.
La finalità della sua testimonianza in Valle è duplice: per le realtà imprenditoriali della Locride è importante tenere accesi i riflettori sulle attività da loro portate avanti nonostante le tante delegittimazioni, le intimidazioni e gli attentati. Ma non basta. E’ necessario che anche altre regioni d’Italia prendano coscienza dell’emergenza democratica ed economica che riguarda l’Italia in cui la ‘ndrangeta può vantare oltre 60 miliardi di euro di giro d’affari.
Vincenzo Linarello non si limita però a denunciare la pericolosità delle cosche e della malavita. “Siamo qui anche per proporre un’alleanza ai tanti calabresi emigrati e ai valdostani perché sempre di più avremo a che fare con un nemico comune e perché la nostra battaglia sia sempre di più una battaglia di molte altre regioni italiane”. E dal suo osservatorio questa consapevolezza si sta facendo strada. La Regione Liguria ha firmato l’appello “Nella Locride per VINCERE in Calabria!” impegnando la giunta ad uno stretto controllo sugli appalti. In direzioni analoghe si stanno muovendo l’Emilia Romagna e la Toscana.
L’alleanza a cui si riferisce Linarello di fatto è partita il 1° marzo scorso con la manifestazione che si è tenuta a Locri “Dal sogno alla grande alleanza” e con l’appello. Vi hanno preso parte oltre 2500 persone e 600 enti diversi per ribadire la possibilità di cambiare le logiche che governano molte realtà calabresi. “Vogliamo proseguire in questo senso – ha ribadito Linarello – costruendo un mutualismo che aiuta la gente ad organizzarsi dal basso e a trovare risposta ai bisogni quotidiani come il lavoro, l’assistenza sanitaria, il sostegno economico senza dover passare dal sistema di controllo e di gestione del potere che la ‘ndrangheta ha messo in piedi Calabria”.
