Il Piano regionale dei trasporti? Per Legambiente, “pur essendo uno strumento atteso da più vent’anni, è un documento deludente”.
A scriverlo è l’associazione ambientalista, ricevuta in audizione insieme a Valle Virtuosa nella IV Commissione permanente del Consiglio regionale lo scorso 18 giugno proprio per l’approvazione del Piano.
“Ci auguravamo che l’Amministrazione regionale affrontasse le sfide che i tempi pongono proponendo al Consiglio e ai cittadini uno strumento innovativo, punto di partenza per un cambio di passo – dice Legambiente –, e invece ci si trova di fronte, spiace dirlo, ad una occasione sostanzialmente persa.
“Il Prt perpetua infatti il modello, ormai superato, di una regione che impone sia ai cittadini sia ai turisti di privilegiare l’auto privata – rincara l’associazione –. Nel Piano si parla molto di trasporto pubblico, è vero, ma sono ancora le autostrade, l’idea del raddoppio del traforo del Monte Bianco, e l’abbandono di infrastrutture già esistenti a favore di non ben chiare soluzioni innovative a suscitare perplessità”.
“Perplessità, spiace dirlo, non solo nelle associazioni e nei cittadini che hanno presentato osservazioni, ma negli stessi Uffici regionali che lamentano una carenza di analisi dei vincoli presenti sul territorio (ambiti inedificabili, vincoli a tutela dei beni paesaggistici, misure di protezione delle aree protette) e dei Piani regolatori dei Comuni”.
Una “carenza di analisi” che per Legambiente “rende difficile, se non impossibile allo stato attuale, valutare la reale fattibilità delle opere proposte”. Insomma, “in linea generale, il Documento di Sintesi testimonia una non volontà di confronto sul merito del Piano regionale dei trasporti”.
Anche perché, dice sempre Legambiente, “la ricchezza del livello e la varietà sia delle osservazioni che dei soggetti che le hanno presentate, non viene colta come segnale dell’importanza che i cittadini attribuiscono a questo Piano – si legge ancora la nota –. Si pensi che ben 15 soggetti competenti in materia territoriale e ambientali e 19 soggetti terzi hanno inviato documenti, con un totale di 220 osservazioni specifiche. Di queste soltanto 10 sono state recepite”.
“È quindi venuta a mancare da parte dell’Assessorato proponente ogni disponibilità a costruire un PRT condiviso e partecipato dall’intera comunità valdostana, come invece avrebbe dovuto avvenire”.
Legambiente lancia anche qualche invito. Anzitutto, a “svolgere gli approfondimenti necessari, soprattutto in merito agli aspetti paesaggistici, a quelli legati agli ambiti inedificabili e ai Piano regolatori dei Comuni interessati da opere infrastrutturali, giungendo in tal modo a definire quali opere siano effettivamente realizzabili”. E, solo “di conseguenza delineare la scala di priorità degli interventi: condizione posta, tra l’altro, dal Celva per un parere positivo”.
Poi, a “predisporre e svolgere il dibattito pubblico sul collegamento di trasporto pubblico locale in Alta Valle prima di operare una scelta definitiva in favore dell’ipotizzata linea Bus Rapid Transit”.
Specificando che con “predisporre” “si intende la realizzazione di uno studio che compari in modo scientifico varie alternative, una delle quali deve essere il ripristino della tratta ferroviaria attualmente non in esercizio”.
Infine, l’associazione chiede di “svolgere ulteriori approfondimenti sull’utilizzo della galleria del Drinc come via di fuga”. Con una puntualizzazione: “Ferma restando la contrarietà di Legambiente alla realizzazione del collegamento funiviario Cogne-Pila, ci pare condivisibile l’osservazione avanzata dall’Associazione Musei di Cogne, che ricorda come un progetto a fune non presupponga l’abbandono definitivo della galleria, che potrebbe in ogni caso essere impiegata come via di comunicazione d’emergenza”.
Quindi? Legambiente “ha proposto alla Commissione di rinviare l’approvazione del Prt ed il successivo invio al Consiglio regionale”.
