Roma, 3 apr. (Adnkronos) – Fini e Schifani dicono no ai collaboratori in nero. Seconda e terza carica dello Stato, intervistati da 'Le Iene' nella puntata di stasera su 'Italia1' in un servizio dedicato al fenomeno deila lavoro nero dei collaboratori dei deputati, si dicono d'accordo a bloccare la pratica.
"Credo che il presidente e l'Ufficio di presidenza abbiano il dovere di verificare che chi entra alla Camera, dichiarando di essere collaboratore di quel tal deputato, abbia un contratto di lavoro" dice il presidente della Camera Gianfranco Fini (nella foto). Poi ricorda che il suo predecessore Fausto Bertinotti fece una delibera, rispetto a un comportamento che la terza carica dello Stato definisce "poco onorevole", in cui si stabiliva che ''l'accesso alla Camera lo puo' avere soltanto colui che ha un contratto di lavoro a titolo oneroso, quindi vuol dire dietro stipendio con regolare contratto, in capo a un deputato. Poi ci fu una seconda delibera che allargo' molto" tale fattispecie, al punto che molti "volontari" rientravano dalla finestra.
Ora Fini dice basta: "Si tratta, questa e' la proposta che avanzero' all'Ufficio di presidenza, di tornare allo spirito e alla lettera di quella delibera. Credo che il presidente e l'Ufficio di presidenza abbiano il dovere di verificare che chi entra alla Camera, dichiarando di essere collaboratore di quel tal deputato, abbia un contratto di lavoro".
Stop, quindi, ai collaboratori pagati in nero: "Non devono esserci volontari. O meglio – spiega il presidente – in molti casi il volontario e' un lavoratore in nero e questo e' francamente inaccettabile". La previsione di Fini e' che nella questione "l'Ufficio di presidenza sara' interessato in tempi brevissimi. Dopodiche' mi auguro che la decisione sia altrettanto breve, anche perche' non credo che ci siano molte questioni da sollevare o molti dibattiti".
E anche per Renato Schifani "è una vecchia storia che purtroppo si trascina da anni. Adesso, in questi giorni, noi stiamo discutendo in commissione analoga legge, ho gia' dato l'autorizzazione per farla approvare senza che passi dall'aula, quindi tempi molto brevi, per regolamentare una volta per tutte questo aspetto" dice a 'Le Iene'.
Alla domanda sul tipo di contratto che verra' fatto ai cosiddetti 'portaborse', il presidente del Senato replica: "E' un contratto a tempo determinato e di lavoro subordinato, ma sara' una legge a tutela dei collaboratori parlamentari". Quanto alla disciplina transitoria in attesa del varo della legge vera e propria, la seconda carica dello Stato annuncia: "Proporro' al Consiglio di presidenza di subordinare l'accesso al Senato a tutti quei collaboratori legati da un regolare rapporto contrattuale con i parlamentari e questo, sicuramente, limitera' al massimo l'accesso di persone, non dico non gradite, ma senza titolo".
