Roma, 26 feb. (Adnkronos/Ign) – Conflittualità sempre più alta nei servizi pubblici essenziali e ricorso allo sciopero generale sia livello nazionale che in ambiti territoriali limitati, sempre maggiore: nel biennio 2007-2008, infatti, sono state oltre 4.000 le proclamazioni di sciopero pervenute alla Commissione di Garanzia. E' il presidente della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Antonio Martone, a fare così il punto sulla conflittualità nella relazione sull'attività presentata oggi alla Camera.
Un ricorso allo sciopero generale, dunque "mai avvenuto in precedenza", sottolinea indicando anche le cause: "l'eccessiva frammentazione della rappresentanza in relazione anche all'articolazione del processo produttivio dei servizi pubblici essenziali, come conseguenza della spinta verso la liberalizzazione e la privatizzazione e, di riflesso, della necessità di contenere i costi". Ma più che la mole di proclamazioni di scioperi sembra pesare l'effetto annuncio visto che delle 4.212 mobilitazioni annunciate ne sono state poi revocate circa 1.587. Gli scioperi effettuati dunque sono stati oltre 2600, poco più che la metà di quelli proclamati.
La caratteristica dello sciopero dei servizi pubblici essenziali, d'altra parte, annota ancora Martone, è "quello di essere rivolta non tanto al datore di lavoro, quanto piuttosto a premere sugli enti pubblici che in vario modo concorrono alla copertura della spesa, creando un notevole disagio per i cittadini". E questo, dice ancora il Garante, vale anche quando l'azienda erogatrice dei servizi è caratterizzata da una maggioranza azionaria in mano pubblica. A cominciare dalla ex compagnia di bandiera, Alitalia, la cui disciplina legislativa in materia di scioperi è "anomala ed inadeguata".
Secondo Martone occorre rivedere ed integrare l'attuale disciplina sullo sciopero. Bisogna infatti, come spiega il presidente, "assicurare il rispetto di principio di ragionevolezza e proporzionalità tra i limiti all'esercizio del diritto di sciopero ed il sacrificio dei diritti della persona costituzionalmente tutelati". Per questo il Garante ipotizza la possibilità di affidare "seppure in via sperimentale" alla stessa Commissione "una valutazione della rappresentatività dell'organismo proclamante lo sciopero applicando criteri elaborati dalle stesse parti sociali, oltre che sulla base dei dati relativi a precedenti proclamazioni di sciopero da parte della stessa organizzazione".
La Commissione suggerisce un utilizzo del referendum preventivo, che potrebbe essere previsto per le sole proclamazioni di sciopero da parte di organismi privi di una data rappresentatività e, sempre in questi casi, anche lo sciopero virtuale e l'adesione preventiva individuale alla mobilitazione.
Dal canto suo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, auspica la possibilità che sul disegno di legge che venerdì presenterà al Consiglio dei ministri possa arrivare il sì se non della Cgil, almeno di Cisl, Uil e Ugl. "Confortato" dalle parole di Fini e da quelle del Garante ora, spiega, il governo si attende che sul ddl delega di riforma delle regole che sovraintendono allo sciopero nei servizi pubblici essenziali, "ci sia una larga convergenza anche con gran parte dei sindacati". "Me lo auspico visto che abbiamo recepito molte delle indicazioni arrivateci da loro", dice aggiungendo però: "temo che la Cgil manchi. Mi auguro di no e mi aspetto almeno un giudizio articolato", prosegue.
Ma il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, avverte: "Vediamo cosa il governo deciderà effettivamente" sul modo in cui modificare la legge sul diritto di sciopero, ma "stia molto attento perché in questa materia che riguarda un diritto, una libertà costituzionalmente garantita, bisogna procedere con grande attenzione". "Se il governo intende – spiega il segretario – partendo dal problema del rispetto dei diritti degli utenti, ridurre una libertà fondamentale, la Cgil si opporrà ora e dopo".
"Naturalmente – continua – su materie come il diritto di sciopero, se il governo decide nella sua bontà di discutere anche con le organizzazioni sindacali, noi siamo pronti". E rispetto alla possibilità di avere unanimità di vedute con i cugini di Cisl e Uil, dice: "Siamo pronti a discutere sulla base delle nostre opinioni, ma cercheremo ovviamente di raccordarci con quello che pensano le altre organizzazioni sindacali".
Sacconi replica a stretto giro alle critiche di Epifani: "E' assurdo parlare di forzature perché la cautela è stata doverosamente proporzionata alla delicatezza della materia. Ribadisco però ancora una volta che non si accettano veti e si ricerca il massimo consenso possibile perché l'obiettivo è comunque quello di fare, nell'interesse dei lavoratori, dei cittadini, tutti, della credibilità e dell'attrattività dell'intero sistema Paese".
