Roma, 12 mar. (Adnkronos Salute) – Piccoli bulli crescono. Studi scientifici documentano che i bambini già da zero a due anni mostrano atteggiamenti aggressivi, specie i maschi. Ma anche dopo la fase della socializzazione, il 7% dei maschietti continuerà ad avere atteggiamenti iper-aggressivi fino ai 9 anni. Ebbene, secondo un nuovo studio canadese, questo piccolo sottogruppo di bimbi 'monelli' possiede caratteristiche diverse rispetto ai coetanei più tranquilli. Specie quando si guarda al periodo in cui i baby-bulli erano ancora nel pancione.
"Sappiamo che quando le madri devono fare i conti con situazioni difficili come povertà, stress, malnutrizione, conflitti familiari, oppure fumano in gravidanza, questo influenza in modo diretto lunghezza e peso del feto", spiega Sylvana Coté dell'Università di Montreal. Ma "queste condizioni – aggiunge la ricercatrice – sono correlate anche a salute cardiovascolare, diabete e obesità infantile".
E ancora: "Le pratiche educative dei genitori, come pure la trasmissione di un profilo genetico che predispone a comportamenti aggressivi, sono altri fattori che contribuiscono a uno sviluppo atipicamente violento". Inoltre, uno studio del team canadese spiega che al centro dell'aggressività dei piccoli può esserci anche la metilazione del Dna, una modificazione epigenetica che ha lo scopo di proteggere il genoma dai microbi. E che può essere influenzata proprio da abitudini alimentari, stress, sigarette e inquinamento. Fin da quando il piccolo era ancora nella pancia della mamma.
