Scherzosamente, si potrebbe quasi aprire una rubrica “Gabriele Thiébat cura atlete che poi vincono medaglie”. “Gestisce, la commissione medica gestisce gli atleti, insieme allo staff”, precisa l’ortopedico valdostano stando alla boutade. Già, perché come se non bastasse il suo “zampino” negli exploit di Michela Moioli nel 2018 e Federica Brignone quest’anno, nella medaglia di bronzo di ieri sera nel Big Air del freestyle di Flora Tabanelli con un crociato rotto c’è tanto del lavoro di Thiébat, che già aveva operato il fratello Miro.

“Ho aspettato questo momento per 102 giorni, sull’ultimo salto ero commosso, ma per tutto il tempo sono rimasto tesissimo per paura che qualcosa potesse andare storto”, racconta il valdostano all’indomani di una medaglia che ha reso Flora Tabanelli “leggendaria, un bronzo che vale oro”. “Questa medaglia la sento un po’ mia, anche perché in quanto responsabile del freestyle Flora è una “mia” atleta: la decisione di non operare il ginocchio è stata una scommessa legata ai tempi e all’esperienza della commissione medica. Da un lato non avevamo molta scelta, con le Olimpiadi in casa tre mesi dopo, dall’altro da anni sono convinto che su alcuni atleti che presentano determinati requisiti clinici, in presenza di un crociato rotto senza altre lesioni il ginocchio funziona anche senza operare”.
In letteratura questo tipo di persone viene definito “Coper”, un argomento su cui Thiébat confessa di essere un “nerd”: “ad un congresso a Oslo ho conosciuto Lars Engebretsen, fondatore dell’Oslo Trauma and Research Center, che di questo argomento è un luminare. Ho fatto una foto con lui come se fosse una star a livello di Bruce Springsteen”.

Flora Tabanelli era caduta in allenamento in Austria a inizio novembre. Thiébat viene chiamato e si consulta con Andrea Panzeri, Capo della Commissione medica Fisi. Non è stato semplice gestire il tam tam mediatico partito poco dopo, perché Tabanelli era una predestinata ed una stella del freestyle, dopo che nel 2025 aveva vinto tutto: la Coppa del Mondo di big air e la generale di freestyle, un oro Mondiale di big air, e i Winter X Games. La pressione era forte – su di lei e su tutto lo staff – perché c’erano tante aspettative anche per queste Olimpiadi.
“Ho la fortuna di avere un rapporto di fiducia con lo staff tecnico e fisioterapico della squadra, da Valentino Mori, il tecnico, a Marco Delladio, fisioterapista, e Leonardo Pegoretti, il preparatore”, spiega Thiébat. “Abbiamo identificato il JMedical come la struttura ideale per proteggere l’atleta, affidandola alle mani di Federico Bristot sotto la supervisione dello staff della squadra, e sfruttando anche il fatto che lì ci fossero Federica Brignone e Marta Bassino: sapevamo che per lei sarebbero state un esempio e uno stimolo dal punto di vista psicologico. A 17 anni se ti succede una cosa del genere ti crolla il mondo addosso. Sia Fede che Michela Moioli sono state carinissime, le hanno scritto sia prima che dopo la gara per farle sentire la loro vicinanza”.
A dicembre Flora viene reintegrata in squadra per essere seguita più da vicino dallo staff, iniziando il lavoro sulla neve con un tutore in carbonio per darle fiducia. Thiébat sottolinea come “questo sport non è come tutti gli altri: scii, salti, fai rotazioni, atterri dall’altezza di qualche metro. I rischi non sono pochi. C’è un lavoro fisioterapico di rinforzo e recupero, ma soprattutto di riappropriazione del gesto, oltre che psicologico. Il primo salto vero Flora lo ha fatto qui alle Olimpiadi, da alcuni giorni mi diceva che non pensava più al ginocchio e si era fatta ingolosire anche dallo slopestyle. Per fortuna lo staff le ha fatto saggiamente cambiare idea. Ora vedremo quando operarla, ma portare Flora in sala operatoria con una medaglia al collo è una bella vittoria”.






