Con la luce delle quattro di pomeriggio in queste giornate di sole prematuro, il locale di via Pré-Fossés assume un aspetto diverso. La tentazione è quella di ritrovare nell’immagine di questo locale vuoto, prossimo alla chiusura, quella del pub dei tempi d’oro, gremito di gente nei venerdì sera in cui si sapeva che, prima o poi, ci si sarebbe ritrovati tutti lì, in quello che nessuno ha mai chiamato col vero nome. Perché di ‘pub inglese’ uno ce n’è ad Aosta, ed è l’Old Distillery Pub fondato nel 1994 da Anthony ‘Tony’ Palliser.

Inglese proveniente da un paesino vicino a Londra, Tony arriva in Italia quasi per caso, dopo una decina di stagioni estive in Spagna e la proposta di un’agenzia di turismo a cui assicura di conoscere l’italiano e di saper sciare. Senza sapere né l’una né l’altra cosa, accetta la sfida e, dopo diciotto stagioni invernali in giro per le Alpi, approda a Cervinia. “Una volta scendo ad Aosta per andare in discoteca a Pila e chiacchierando con dei valdostani mi dicono che in città non c’è niente che resti aperto dopo le nove di sera. Io nel frattempo avevo aperto un locale di pizza e pesce in Liguria, ma lo vendo perché mi viene l’idea di aprire qui un pub inglese come si deve”.

Un locale adatto è però difficile da trovare e Palliser chiede aiuto a un birrificio della sua contea in Inghilterra, per sapere se conosce un fornitore del posto. Finalmente gli viene indicato il locale di via Pré-Fossés, lasciato vuoto dalla distilleria Levi. “Chiamo un arredatore inglese e il locale, fatto interamente a Londra, nel giro di due settimane è già montato. Apriamo a dicembre e fin da subito è pieno di gente: per i valdostani un locale che resta aperto dopo mezzanotte è una novità”.

Il pub si afferma fin da subito non solo come luogo di intrattenimento, ma anche come punto di aggregazione sociale e di vita artistica per la città. “Quando ho aperto lavorava con me una ragazza inglese e pian piano si sono aggiunti altri ragazzi da Scozia, Irlanda e Inghilterra. Era un locale diverso dagli altri: c’era solo birra alla spina e non facevamo il servizio al tavolo, ma la gente sapeva che dietro al bancone c’era la Gran Bretagna e veniva a parlare inglese con noi. Poi il pub è per natura aperto a tutti, è un luogo sociale e non un semplice locale. È la simpatia del pub che mancherà di più”.

Luogo sociale ma soprattutto palcoscenico musicale. Tante sono infatti le band, grandi o piccole, ad essersi esibite nell’angolino dedicato alle performance che, anziché essere limitante per la strettezza degli spazi, rendeva i concerti più intimi e vicini al pubblico. “Ricordo in particolare le esibizioni di gruppi blues, nazionali o anche internazionali, che passando per Aosta venivano a suonare qui, accettando i pochi soldi che riuscivo a dare. La stessa band che in Svizzera era pagata 10 000 franchi per una serata, accettava di suonare qui perché apprezzava l’ambiente piccolo, faccia a faccia col pubblico, come ai tempi dei Beatles”.
In ogni angolo del pub, l’arredamento racconta una storia che si è arricchita di anno in anno. Molti sono i quadri creati da Tony stesso, incorniciando pipe regalate da un amico, oppure ritagliando vecchie pubblicità di tabacco degli anni ’30 vendute in una biblioteca inglese a una sterlina. Nella saletta sul retro, poi, i quadri sono dedicati ai birrifici londinesi dei tempi vittoriani, quando la città, in piena espansione, non riusciva a garantire acqua potabile e gli abitanti si dissetavano con la birra dell’epoca, di bassa gradazione alcolica. “Ogni quartiere aveva un proprio birrificio e i bambini andavano a riempire le caraffe di birra”, racconta Tony. “Tornando a casa però ne bevevano un po’ e si racconta che facessero la pipì dentro per riempirle di nuovo”.

Non è riuscito il periodo del Covid a dare la mazzata finale alla gestione, che pure ha sofferto molto le restrizioni e, soprattutto, la limitazione degli orari di apertura da mezzogiorno alle 18, quasi fatale per un locale che apre alle 17. A far decidere per la chiusura è stata la consapevolezza di dover porre una fine a quest’avventura, per dedicare del tempo alla salute e a un po’ di riposo. “Sono cinquantacinque anni che lavoro, ora non ce la faccio più. Ho provato a metterlo in vendita ma non ho trovato offerte convincenti. E poi gli incassi mancano rispetto ai primi di anni. All’epoca dell’apertura c’era molto più movimento notturno: la gente veniva dalla bassa e dall’alta Valle, perché ad Aosta c’erano discoteche e locali notturni. Certo, ci sono ancora i clienti storici che fanno aperitivo sei giorni su sette, ma vivono in centro. Ora con l’etilometro la gente non si sposta neanche se abita a cinque chilometri”.

I ritmi di una volta sono ormai insostenibili per Tony, che dovrà fare tre operazioni alle gambe per poter riprendere a fare sport e a viaggiare come prima. “C’erano sere in cui chiudevo alle tre di mattina e alle cinque mi chiamavano per andare ad arrampicare alle cascate di Lillaz o a sciare. Ora il mio corpo ha bisogno di riposo, non riesco più a fare sempre le due di mattina. Voglio anche riprendere a viaggiare: fra due anni voglio percorrere il Sudamerica a piedi”.

Nell’attesa, Tony dà appuntamento a nuovi e vecchi clienti per un’ultima serata insieme, sabato 28 febbraio. “Moltissime persone che abitano nelle vallate mi hanno chiamato per dirmi che scenderanno. Ci sarà tutta la città a salutare il pub…Non so in che stato sarò domenica mattina!”.


Una risposta
Li dove 20 anni fa ha