Smart working, apertura anche ai dipendenti regionali part-time

Una direttiva dell'agosto scorso del Comitato regionale per le politiche contrattuali ha stabilito l’accesso anche per i part-time, pur mantenendo il principio della prevalenza del lavoro in presenza.
Giovani - computer
Lavoro

Buone notizie per i dipendenti regionali con contratto part-time: anche per loro si apre la possibilità di accedere allo smart working. Lo ha chiarito ieri il presidente della Regione, Renzo Testolin, rispondendo a un’interpellanza della consigliera Chiara Minelli che ha riportato al centro del dibattito una misura ritenuta penalizzante.

Nel gennaio 2025 la Regione aveva rivisto le regole per il lavoro agile, limitando l’accesso esclusivamente ai dipendenti con contratto a tempo pieno, escludendo di fatto il personale part-time.

Rispondendo in aula, il presidente ha confermato che una verifica è stata effettuata e ha evidenziato livelli diversi di attuazione del lavoro agile tra le varie strutture. Un primo segnale di apertura è arrivato con la direttiva del 7 agosto 2025 del Comitato regionale per le politiche contrattuali (Corecop), che ha stabilito l’accesso anche per i part-time, pur mantenendo il principio della prevalenza del lavoro in presenza.
L’atto prevede che il lavoro agile non superi il 25 – 30% dell’attività complessiva, con limiti di due giornate per il part-time orizzontale e una per il verticale. Sono inoltre possibili deroghe per situazioni particolari, come disabilità o distanza superiore ai 25 chilometri dalla sede di lavoro, soprattutto se accompagnate da esigenze di cura familiare.

“In linea con quanto previsto dal contratto collettivo regionale, i lavoratori part-time il cui contratto preveda l’accesso al lavoro agile possono fruire di questa modalità sin dall’instaurazione del rapporto di lavoro con l’ente.  – ha precisato Testolin – La contrattazione in corso, conforme alla Direttiva 2/2025, dovrebbe concludersi a breve, e l’accesso al lavoro agile ai lavoratori part-time che soddisfano le condizioni previste è già in fase di autorizzazione.”

Il tema, ricorda Chiara Minelli, si lega anche alla crescente difficoltà di attrarre personale nella pubblica amministrazione. “Andare incontro alle esigenze, soprattutto delle lavoratrici, sarebbe un segnale importante, in un contesto in cui la Regione fatica ad attrarre lavoratori.”

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