Addio ad Alex Zanardi, un inno alla vita

Vivere intensamente ha significato per Alex Zanardi rispetto per il dono della vita e per tutte le persone che ha incontrato. In particolare, per i meno fortunati, nella convinzione di dare una speranza attraverso le sue innumerevoli avventure sportive.
Alex Zanardi
Gioie e Motori

Molto si è detto e scritto su Alex Zanardi, in vita, molto se ne discorrerà ora che ci ha lasciato, il primo maggio. Proverò a ricordarlo senza smottare nel banale e rifuggendo da facili e pelose agiografie che egli stesso avrebbe disdegnato.

Quale eredità ci trasmette, questo grande personaggio che ha saputo travalicare il suo mondo per divenire simbolo di riscatto e di speranza? Si potrebbe dire un inno alla vitalità. Personalmente, direi un inno alla vita, nel senso olistico del termine, un incrollabile incoraggiamento a non darsi mai per vinti, a gettare il cuore oltre l’ostacolo – scusate la frase fatta – a vivere intensamente.

Vivere intensamente ha significato per lui rispetto per il dono della vita, e rispetto per tutte le persone che ha incontrato sulla sua strada. In particolare, rispetto per i meno fortunati, di cui si è costruito alfiere, nella convinzione di dare, come accennavo, una speranza attraverso le sue innumerevoli avventure sportive.

A cominciare dalla pole position al Gran Premio di Monaco di Formula Tre, nel 1990. La classe e la serietà gli aprono le porte della massima categoria. Lo fa esordire Eddie Jordan, poi Minardi e Lotus, tra guai fisici, carenza di sponsor, problemi meccanici.

A Spa, mentre affronta in pieno la compressione del Raidillon, esce di pista: un incidente brutale, ma se la cava con qualche lesione. Sembra finita, ma non lo è per lui, che, a differenza di altri, crede in se stesso. E crede in lui un fuoriclasse di intuito come Chip Ganassi, che lo scrittura per la stagione 1996 in Formula CART.

Gli inizi sono promettenti, seppure non brillantissimi. Ma Zanardi – e Ganassi con lui – non demordono e Portland consegna la prima vittoria. Il ghiaccio è rotto. Si aggiunge il capolavoro di Laguna Seca, con il sorpasso da maestro a Bryan Herta. È il Rookie of the Year, migliore tra gli esordienti.

Siamo ora nel 1997. Zanardi è ormai marcato stretto, diviene un riferimento. E vince subito a Long Beach. Senonché Paul Tracy comanda la classifica con un vantaggio che sale progressivamente fino a una trentina di punti. Ma gli avversari non lo conoscono ancora, evidentemente. Filotto di vittorie a partire da Cleveland, dopo una rimonta leggendaria, e titolo CART.

L’anno successivo, quattro successi consecutivi stroncano subito la concorrenza: ancora titolo CART. Però, questo Zanardi da Castel Maggiore!

La Formula Uno ne respinge il ritorno a seguito della sfortunata parentesi in Williams. Mo Nunn lo richiama in CART, che prevede anche un appuntamento europeo. Al Lausitzring, Zanardi compie un altro capolavoro dei suoi. Ventiduesimo alla partenza, agguanta la prima posizione.

Il resto è storia nota. Testacoda, la Reynard – Honda che si blocca di traverso in mezzo al circuito, Alex Tagliani che non può evitare un impatto spaventoso. Il pilota se la cava anche stavolta, nonostante un coma, quindici interventi chirurgici e l’imposizione dell’Unzione degli Infermi.

Se la cava, ma a prezzo della perdita di entrambi gli arti inferiori. È finita? Ma no, c’è il Mondiale Turismo ad attenderlo, sulla BMW “320si” opportunamente adattata, con cui vince a Oschersleben, in Germania. Non basta. Alex si dedica al paraciclismo e fa incetta di titoli: quattro olimpici e dodici mondiali. Guarda cosa ti combina, Alex Zanardi da Castel Maggiore.

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