A Riccione, nella zona più glamour del lungomare, in una posizione discreta insiste un piccolo monumento. È un cippo, delicatamente sobrio e denso di significati umani e sportivi. Disposto a semicerchio, contiene tre fotografie sullo sfondo – qui nella foto del Comune, tratta dal profilo ufficiale Facebook -, una figura stilizzata di un pilota sulla sua moto e una breve ma toccante targa con dedica: “In ricordo di Angelo Bergamonti tragicamente scomparso il 4 aprile 1971 nel circuito motociclistico cittadino. Riccione non ti dimentica”.
Una corona di fiori gialli delimita il cippo. Quel pilota è, appunto, Angelo Bergamonti. La gara, la “Temporada Romagnola”, nata nel secondo dopoguerra a testimoniare la conclamata passione dei romagnoli per i motori, e motivo, come altri, di speranza, di ricostruzione sulle macerie terribili del conflitto. Nell’edizione del 1971, Giacomo Agostini e Angelo Bergamonti danno spettacolo, sul circuito di Riccione quel giorno martoriato dal diluvio. Nel punto nel quale sorge il cippo, Bergamonti perde la moto e la vita.
Era diventato, dalla stagione precedente, pilota ufficiale della invincibile MV Agusta, al fianco del mitico “Ago”. Ma quanta gavetta, prima. Angelo nasce a Gussola, un paesino in provincia di Cremona. Guida vari modelli, a dimostrazione di una passione senza limiti, ma anche di un acclarato eclettismo. Moto Morini, Aermacchi, la Paton di Cassinetta di Lugagnano fondata da Giuseppe Pattoni e da Lino Tonti, la LinTo acronimo dello stesso Tonti.
E MV Agusta, la regina incontrastata, alla quale approda nel 1970, come accennavo. Vince subito, Bergamonti: due Gran Premi, in Spagna nelle classi 350 e 500, le stesse frequentate da Agostini, che vi esercita da anni un sicuro dominio. Questi successi all’esordio fanno ascendere il cremonese piuttosto rapidamente dal ruolo di scudiero a quello di delfino, benché fosse di tre anni più vecchio di Agostini, ma tant’è, l’epica deve fare la sua parte e il suo corso. Diciamo che diventa attore protagonista ed è ciò che conta.
Accennavo alla gavetta, per assurgere a tale status. L’eclettismo caratterizza Bergamonti non solo dal punto di vista delle moto utilizzate, ma anche delle specialità. Si cimenta nella velocità in salita e ottiene due allori nazionali. A bordo della Paton coglie il gradino più basso del podio nella classe 500, la classe regina, al Gran Premio delle Nazioni del 1967 e del 1968. È anche campione italiano per più stagioni in varie classi. La sua classe, unita alla determinazione, gli consente di duettare e duellare con Agostini, per la gioia dei tifosi di entrambi e della MV Agusta. Fino a quel terribile giorno. Ma Riccione non dimentica. E neanche chi ama profondamente le due ruote.
