Autodromo Nazionale di Monza, 20 maggio 1973. Sembra una domenica di festa, si celebra il Gran Premio delle Nazioni di Motociclismo, quarta prova del Campionato del Mondo. Giacomo Agostini e Renzo Pasolini regalano spettacolo nella classe 350.
Pasolini sconta una partenza infelice ma si rende protagonista di una rimonta leggendaria, portandosi al comando dal quindicesimo posto in cui era scivolato. “Paso” è l’uomo del tutto o niente e l’adrenalina lo porta ad arrivare lungo alla curva parabolica; per lui è il ritiro mentre il grande rivale di Lovere svetta sul traguardo.
La festa prosegue con la classe 250, che vede opporsi Pasolini e Jarno Saarinen, l’emergente finlandese che comincia ad infastidire anche Agostini nelle categorie superiori. Ma al primo giro, alla curva di Biassono, il romagnolo cade e finisce violentemente contro il guard rail.
La Harley Davidson rimbalza sull’asfalto e come un cavallo impazzito e grottesco diventa un ostacolo inevitabile per Saarinen. I due periscono sul colpo. La scena è da girone dantesco, da apocalisse. La moto del “Paso” rompe nell’impatto il serbatoio, il carburante si disperde sulle balle di fieno a bordo pista che si incendiano di fiamme e di fumo.
Victor Palomo, tra l’altro fuoriclasse dello sci nautico, solca illeso le lingue di fuoco. Come Walter Villa è in stato di choc, non può credere ai suoi occhi e alla sua fortuna. La carambola che si innesta registra quattordici piloti coinvolti, con ferite varie, tra i quali, oltre a Villa, Jansson, Mortimer e Giansanti. Il contesto è a dir poco agghiacciante.
La gara delle 250 viene annullata così come quella, a seguire, della 500, all’epoca la classe regina. Una perizia accerta il grippaggio della Harley di Pasolini, ma le ricostruzioni evidenziano asserite concause. A partire dall’olio lasciato sul circuito dalla macchina di Villa nel corso della prova delle 350, al fondo sconnesso rilevato proprio da Saarinen alla vigilia. E il circuito monzese è ormai troppo veloce. Le prime chicane provvisorie ideate a fini di sicurezza lasceranno spazio nel 1976 alle varianti attualmente presenti.
Con Pasolini, trentaquattrenne, il motociclismo perde la sua anima ardimentosa, romantica, il suo tutto o niente esalta le folle e il suo talento, anche se talvolta lo pregiudica. Con Saarinen, ventisettenne ingegnere meccanico, scompare colui che poteva, dicevo, rappresentare l’alter ego del “Campionissimo” Giacomo Agostini.
Le avvisaglie si erano già palesate, soprattutto sulla pista di Pesaro, quando, durante una manifestazione internazionale, Saarinen, a bordo della Benelli, si prese il lusso di precedere proprio il grande Giacomo, mettendo fine ad un lustro di dominio del binomio Agostini/MV Agusta, al termine di una sfida inebriante. Saarinen si era rifiutato di correre, sempre per motivi di sicurezza, il “Tourist Trophy”, rendendosi antesignano di successive proteste. Aveva già programmato il ritiro dalle competizioni al termine del 1974: voleva stare vicino alla sua famiglia e dedicarsi all’ingegneria. Il destino volle altrimenti.
