Dici Udo Bolts e subito pensi a quell’omone in bianco e fucsia che nelle estati degli anni Novanta tirava il treno della Deutsche Telekom. Gli appassionati di ciclismo lo collocano lì, una delle colonne della squadra che faceva il bello e il cattivo tempo nel mondo del pedale di trent’anni fa. Luogotenente prima di Bjarne Riis e poi di Jan Ulrich, con i quali vinse i Tour de France del 1996 e del 1997, ma anche regista di uno degli sprinter più famosi dell’epoca, Erik Zabel.
Udo Bolts è anche e soprattutto l’ultimo ciclista ad aver vinto una gara professionistica con arrivo a Pila: era l’11 giugno 1992, e sopra Gressan terminava la 19esima frazione del Giro d’Italia, il primo vinto dal re dei paesi baschi Miguel Indurain.
Cosa succederà trentaquattro anni dopo?

Bolts è stato un gregario di lusso del ciclismo dell’epoca, ma ha un palmares di tutto rispetto: non si vincono per caso la generale del Criterium du Dauphiné e una Classica di San Sebastian senza un talento sopraffino. A Pila, trentaquattro anni fa, vinse in solitaria davanti allo spagnolo José Gonzales: poi il gruppetto dei migliori, regolato dal vincitore del Giro 1991 Franco Chioccioli. Quarto e quinto i due mattatori di quell’edizione della corsa rosa, Claudio Chiappucci e Miguel Indurain.
Claudio Chiappucci – o più semplicemente “El Diablo” – sorride ripensando a quei momenti. A quel 1992 che è stato forse l’anno migliore della sua carriera: secondo al Giro e al Tour, sempre dietro a Miguelon, e miglior scalatore in entrambe le corse. “Fare il conto degli anni che passano spaventa un po’. – ammette Chiappucci – Erano davvero altri tempi, un altro ciclismo rispetto a quello di oggi. La tappa di Pila? Certo che me la ricordo, fu durissima. C’erano diversi colli prima di andare all’arrivo, ma si saliva da un versante diverso rispetto a quello che il Giro affronterà la prossima settimana”.
Esatto, Diablo. Nei 1992 la Saluzzo – Pila misurava 260 chilometri e nel finale presentava Saint-Pantaléon e Champremier, prima dell’ascesa finale da Charvensod verso il traguardo. Sabato prossimo, 23 maggio, i corridori arriveranno su quello stesso traguardo arrivando da Gressan. Che tappa sarà? “Io sono della vecchia scuola – continua Claudio Chiappucci – e sono sempre convinto che alla fine la differenza la fanno le lunghe distanze. Oggi il ciclismo propone frazioni più corte, come quella che faranno da voi settimana prossima, che a volte sanno essere spettacolari, basti pensare a cosa è successo martedì a Cosenza. Ma sono sempre convinto che questo sport premi chi ha più fondo, e in gruppo oggi chi ha queste caratteristiche è Jonas Vingegaard. Lui è l’unico vero leader che vedo in gruppo oggi”.
Il danese è pertanto il favorito d’obbligo di Claudio Chiappucci per la Aosta – Pila della settimana prossima. Una tappa che misurerà appena 133 chilometri e presenterà una sequenza ravvicinata di salite – Saint-Barthélemy, Doues, Lin Noir (sopra Sarre) e Verrogne prima dell’ascesa finale – con pendenze impegnative e chilometraggi di tutto rispetto: insomma, il menù perfetto per le imboscate. Ma Chiappucci non vede come una frazione del genere – una delle poche a “cinque stelle” della corsa rosa numero 109 – possa sfuggire ai favoriti.
“E’ un’occasione che i big non possono lasciarsi sfuggire”, sottolinea il campione di Uboldo. Anche perché, Garibaldi alla mano, la tappa valdostana rappresenta l’unica vera giornata impegnativa della seconda settimana del Giro d’Italia. E Vingegaard, che a luglio sfiderà Pogacar al Tour de France, forse vorrà mettere in cassaforte la corsa rosa prima dell’ultima settimana, nella speranza di risparmiare qualche fatica in vista della Grande Boucle.
Suggestioni che lasciano il tempo che trovano, e Chiappucci è d’accordo. “Vedo il danese più forte di tutti, ma il Giro d’Italia vero inizia oggi al Blockhaus”. Ecco, dopo l’arrivo odierno in Abruzzo ne sapremo di più: capiremo, soprattutto, se ci sono e – nel caso – quali sono gli avversari di Vingegaard per la maglia rosa. Una ricerca che lascia l’amaro in bocca, soprattutto se si pensa al Giro che arrivò a Pila nel 1992: quell’anno a Gressan c’era il gotha del pedale mondiale, e non è un modo di dire. Chiappucci e Indurain, ma anche Pavel Tonkov e Gianni Faresin, come pure il compianto Laurent Fignon e l’altro francese Jacky Durand. Marco Saligari (57esimo) ora fa il telecronista, Guido Bontempi (60esimo) è ancora in gruppo, ma in sella a una moto che porta in giro i fotografi al seguito della corsa. C’erano pure De Las Cuevas (79esimo) e il chiacchierato Mauro Giannetti (94esimo), ora manager della UAE Emirates. Davide Cassani fu 95esimo, Gianluca Bortolami 119esimo (vinse l’ultima Coppa del Mondo del ciclismo su strada qualche anno dopo). Nel gruppetto dei velocisti, 142esimo, il “Re Leone” Mario Cipollini. Con tutto il rispetto, un gruppo di un’altra categoria rispetto a quello presente oggi al Giro d’Italia.
Oggi il Blockhaus, domenica l’Appennino: in attesa di Pila
Il Giro d’Italia intanto risale la Penisola e oggi, venerdì, affronta la prima vera salita, quella del Blockhaus, dove la maglia rosa Afonso Eulalio vorrebbe conservare il simbolo del primato. Secondo Chiappucci, la salita abruzzese sarà la prova del nove o quantomeno la partita di poker che permetterà di capire chi davvero può ambire al podio finale di Roma. Sabato i muri marchigiani, domenica l’arrivo a Corno alle Scale prima del riposo. La seconda settimana presenta la crono di Massa, le tappe nervose di Chiavari (tosta) e Verbania (da finisseurs), i possibili sprint di Novi Ligure e Milano e soprattutto l’arrivo di Pila.

Intanto ieri, giovedì, a Napoli Davide Ballerini ha approfittato della caduta dei velocisti e ha vinto a sorpresa nella meravigliosa cornice di piazza del Plebiscito. Seconda vittoria di tappa per l’Astana questa settimana, prima in carriera al Giro per il 31enne canturino, che si mise in evidenza al Giro della Valle d’Aosta 2015. Vestiva la maglia della Trevigiani, e portò a casa la maglia bianca e rossa degli sprint catch. Queste le note di carattere sportivo, ma c’è qualcosa di più.
Ballerini era già allora sufficientemente bello e affascinante da far innamorare di lui una ragazza della carovana del Petit Tour. E la sera lei saliva da Aosta all’hotel Mont Emilius di Charvensod – dove dormivano i ragazzi della Trevigiani – nella speranza di vederlo per qualche istante. Gossip di bassa lega da corsa ciclistica, pure parecchio invecchiato e forse addirittura stantio: per la cronaca, non sappiamo dove pernotteranno in Valle d’Aosta Davide Ballerini e la sua Astana venerdì prossimo, alla vigilia della Aosta – Pila. Ma anche a coloro che non seguono il ciclismo non sfuggiranno di certo camion, pulman e vetture azzurro cielo del team kazako parcheggiate davanti a qualche hotel della valle centrale. Le fans di Davide Ballerini sono avvertite.
