Era già stato presentato alla cittadinanza a fine aprile negli spazi di Plus il progetto RiAttivazioni in Rete, entrato nel vivo nel corso del 2025 con l’obiettivo di favorire il sostegno socio-educativo e l’inclusione lavorativa delle persone in situazione di disagio economico e dei beneficiari dell’assegno di inclusione.
Nel pomeriggio di oggi, martedì 16 giugno, l’iniziativa è tornata al centro dell’attenzione durante l’assemblea del Cpel-Celva, che ha riunito i rappresentanti delle amministrazioni comunali valdostane. Un’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e condividerli con alcuni dei principali protagonisti del progetto: i Comuni che hanno ospitato alcune delle attività lavorative previste dal percorso.

Accanto alle 13 parrocchie e agli oratori coinvolti dalla Fondazione Opere Caritas, oltre agli interventi realizzati con Arer e Fondazione Comunitaria, sono stati infatti 23 gli enti locali individuati dal Celva per accogliere i partecipanti.
Segno di una buona adesione da parte delle amministrazioni territoriali valdostane, dove sono state svolte 210 giornate di lavoro, contribuendo a raggiungere quello che, secondo l’assessore alla sanità Carlo Marzi, era il principale obiettivo dell’iniziativa: “Garantire il lavoro come base di avvio al percorso di guarigione, scongiurando la noia, che è uno dei principali problemi per le persone ai margini della società”.
A intervenire nella parte più specificamente lavorativa, una delle due macroaree del progetto insieme a quella socio-educativa, è stata sopratutto la Struttura politiche del lavoro e della formazione della Regione autonoma Valle d’Aosta, diretta da Gianni Nuti, che ha affiancato Marzi nella presentazione del progetto.

Impegnati in attività di manutenzione ambientale ed edile, arredo urbano e logistica, i beneficiari del progetto, provenienti soprattutto da Aosta, dove si concentra gran parte della marginalità sociale ed economica della Regione, hanno preso parte a un percorso di welfare generativo. L’obiettivo infatti, ha spiegato la dirigente della Struttura welfare e politiche per la famiglia Sabrina Casola, era di “far percepire loro e alle persone attorno l’utilità di ciò che facevano, generando benefici per l’intera comunità”.
Proprio il concetto di generatività sociale è al centro della nuova edizione del progetto, denominata RiAttivAzioni Generative, che si svilupperà dal 1° maggio 2026 al 31 dicembre 2028 in continuità con l’esperienza precedente. “Abbiamo deciso di dare una prospettiva ancora più ampia al progetto, investendo 1 milione e 700 mila euro per estenderlo fino al 2028, così da offrire a un numero crescente di persone l’opportunità di dare una svolta concreta alla propria vita personale e lavorativa”, ha spiegato Marzi.

Tra le novità figura il coinvolgimento del Csv, che dovrebbe affiancare Celva e Caritas nell’individuazione degli enti — in questo caso associazioni di volontariato — destinatari degli interventi. I partecipanti saranno inoltre impiegati nel nuovo Centro del riuso, la cui apertura è prevista a breve in via Caduti del Lavoro e che sarà allestito proprio grazie al loro contributo.
A tirare le fila del progetto è stato Ivan Rollandin, ex presidente della cooperativa Mont Fallère, che insieme a La Libellula rappresentava il terzo settore nell’iniziativa. “Questa edizione ci ha mostrato quanto la fragilità possa diventare una risorsa, se cambia l’autopercezione delle persone su cui si spesso si fa fatica a scommettere ma che, se ben seguite, possono raggiungere risultati insperati e generare benefici per tutta la comunità”.
