Una crescita debole, mentre l’industria rallenta. Il 2025 valdostano secondo la Banca d’Italia è in “chiaroscuro”

Il 2025 ha visto l’attività economica valdostana crescere debolmente, decelerando rispetto al 2024, dice Bankitalia. Reggono i servizi e cresce il turismo - che ha però problemi nelle retribuzioni -, mentre rallenta la produzione industriale, anche per le tensioni geopolitiche.
La Banca d'Italia ad Aosta
Economia

Un 2025 che ha visto l’attività economica valdostana crescere debolmente, “decelerando rispetto all’anno precedente”. Il dato emerge dal report sulle economie regionali della Banca d’Italia. Stando al quadro macroeconomico, infatti, secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale, il prodotto è aumentato in termini reali dello 0,4 per cento (dello 0,5 nel Nord e in Italia) rispetto all’1,1 per cento del 2024.

Le ragioni sono presto dette. E anche piuttosto note: “l’elevata incertezza legata alla durata e all’intensità del conflitto in Medio Oriente – si legge nell’analisi di Bankitalia -, che si inserisce in un contesto internazionale già segnato da tensioni geopolitiche e commerciali”.

Rallenta la produzione industriale

Cogne Acciai Speciali
Cogne Acciai Speciali

A livello più specifico, la produzione industriale valdostana nel 2025 ha rallentato. A pesare, soprattutto, la flessione della domanda estera. “Le indicazioni fornite dalle associazioni di categoria e dalle imprese intervistate forniscono un quadro in cui la produzione fatturato è stato leggermente in calo, e progressivamente peggiorato nel 2025”, spiega Luca Brugnara, che ha redatto parte del report.

Come si spiega? “Si può spiegare con il comparto metallurgico, che per la manifattura valdostana conta più del 35 per cento – aggiunge Brugnara –. La quota è marcatamente inferiore rispetto all’Italia e al Nord del Paese. Quindi, l’industria valdostana ha risentito della sua specializzazione territoriale”.

Passando agli altri comparti, nell’analisi si legge che “è proseguita la crescita dell’export di prodotti alimentari”, mentre “nel settore delle costruzioni l’attività è tornata a espandersi”, sospinta in particolare dagli interventi previsti nell’ambito del Pnrr.

Il mercato immobiliare “ha mostrato una marcata vivacità, con un incremento significativo delle compravendite residenziali e con una ripresa anche nel segmento non abitativo”.

La “spinta” dei servizi

I servizi – dice Banca d’Italia – “hanno continuato a rafforzarsi, beneficiando principalmente del favorevole andamento del turismo, sia domestico sia straniero”. Una dinamica positiva che si è protratta ancora nei primi mesi del 2026. “Sono la quota rilevante dell’economia valdostana – ha aggiunto Brugnara –, che ha visto un’ulteriore crescita dopo il 2025. Secondo le indicazioni delle imprese sembrerebbe essere leggermente più+ moderata rispetto a 2024, ma il settore ha tenuto”.

A intensificarsi anche il traffico complessivo su autostrade e trafori, soprattutto per quanto riguarda i veicoli leggeri. Dati che vengono confermati dalle prime stime sui mesi iniziali di questo 2026.

Il “nodo” dell’automotive

In base alle analisi di Bankitalia, “in Valle d’Aosta le aziende di minori dimensioni operanti nei servizi e nelle costruzioni presentano un alto grado di integrazione nelle catene di clientela e fornitura di grandi gruppi multinazionali”, mentre “il settore manifatturiero risulta più esposto all’evoluzione della filiera dell’automotive, interessata negli ultimi anni da significativi processi di ristrutturazione e trasformazione”.

Brugnaro specifica: “La Valle d’Aosta non ha produttori finali nell’automotive, ma ha imprese che concorrono alla catena di fornitura. La nostra stima di quanto la filiera delle auto sia rilevante sull’economia regionale ci dice che il valore aggiunto qui è dell’1,1 per cento. Relativamente inferiore all’1,6 nazionale e particolarmente concentrato sulla dimensione territoriale”.

L’occupazione ed il mercato del lavoro

La presentazione del rapporto di Bankitalia. Da sx: il direttore Giuseppe Gargano, Luca Brugnara e Luciana Aimone Gigio
La presentazione del rapporto di Bankitalia. Da sx: il direttore Giuseppe Gargano, Luca Brugnara
e Luciana Aimone Gigio

Insomma, “Il sistema produttivo regionale ha mostrato nel corso degli ultimi anni un processo di rafforzamento dimensionale – si legge nel report –. In questo contesto, la quota più elevata di imprese a forte crescita occupazionale è concentrata nel terziario”.

A livello generale “l’occupazione rimane stabile e la disoccupazione si attesta sul 3,9 oer cento – prosegue Brugnara –. Molto migliore rispetto al 6,1 per cento nazionale. Si registra però un forte aumento della Cassa integrazione guadagni pari a un più 35 per cento. Tre quarti di questo aumento è imputabile alla metallurgia. E sottolinea un anno particolarmente complesso per l’economia regionale specializzata, che ne ha risentito”.

In tutto questo, “Il reddito è aumentato del 2,5 per cento, ma si è tradotto solo parzialmente in potere d’acquisto anche per la ripresa dell’inflazione. Ma ha accelerato meno, dello 0,9 per cento, rispetto al dato italiano dell’1,1 per cento”. Lato consumi, Brugnara aggiunge che “la spesa turistica, secondo le stime della Banca d’Italia, gioca una quota rilevante: il 34,5 per cento. Significa che più di un terzo dei consumi della regione è relativo alla spesa turistica. E conta più di tre volte rispetto alla spesa nazionale”.

Uno sguardo congiunturale

Sulle retribuzioni, aggiunge un pezzo – non da poco –, Luciana Aimone Gigio: “I dati che abbiamo sono del 2023 – ha spiegato –. Stimiamo che nel 2025 le retribuzioni siano cresciuta come a livello nazionale, ma meno del 2024”.

Anche perché, aggiunge, “in termini reali il potere d’acquisto si è ridotto del 14 per cento, ma può esser dovuto anche al calo delle ore lavorate e l’effettivo calo di retribuzione oraria”.

Il comparto dove il calo retributivo è più forte – e sembra un paradosso – “è quello del commercio e turismo”. Perché? Aimone spiega: “Per i ritardi nei rinnovi contrattuali. Da dieci mesi si è creata questa forbice. I contratti dei servizi bloccati durante la pandemia sono aumentati a 30 mesi, e questo nel periodo in cui c’è stata forte inflazione. E, data la rilevanza del settore, questo spiega il differenziale di perdita di acquisto”.

Le attività innovative (e l’impatto del Pnrr)

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza verso l’esaurimento, è tempo anche di fare di conto. Aimone spiega che “la regione ha ricevuto 550 milioni di euro di risorse legate al Pnrr. In termini pro capite è una cifra superiore alla media italiana. I fondi si sono concentrati sulla Missione 1, quindi la digitalizzazione, e la Missione 2, quindi la rivoluzione verde e la transizione energetica. Non tutti i 550 milioni hanno dato origine a gara ma 410 milioni, numeri in linea con il dato italiano”.

La Banca d'Italia ad Aosta
La Banca d’Italia ad Aosta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google. e Termini di servizio fare domanda a.

Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte