Madame Anna Fosson, la Signora del cerimoniale

Prima che un evento cominci, che una sala si riempia e le fotografie fissino l'istante ufficiale, c’è un lavoro fatto di scelte, misure ed equilibri. È in questo spazio che Anna Fosson ha costruito il proprio percorso, facendo del cerimoniale non un insieme di regole, ma una forma di responsabilità istituzionale.
Anna Fosson e l'ufficio del cerimoniale
Ritratti

Prima che un evento cominci, prima che arrivino le autorità, prima che una sala si riempia e che le fotografie fissino l’istante ufficiale, c’è un lavoro fatto di scelte, di misure e di equilibri. È in questo spazio che Anna Fosson ha costruito il proprio percorso professionale, facendo del cerimoniale non un semplice insieme di regole, ma una forma di responsabilità istituzionale.

Per oltre 25 anni, Anna Fosson ha lavorato nel cerimoniale della Regione Valle d’Aosta, un ambito in cui contano insieme rigore, prontezza, memoria istituzionale e capacità di relazione. Il suo percorso professionale nasce nel turismo, passa attraverso i grandi eventi sportivi e approda poi al cerimoniale istituzionale, dove costruisce nel tempo una competenza solida, fatta di esperienza, studio continuo e presenza.

Entrata in Regione come interprete di tedesco all’Assessorato al turismo, si ritrova presto al centro dell’organizzazione di appuntamenti importanti per la visibilità della Valle d’Aosta. Courmayeur, le Coppe del Mondo, il bob a Cervinia, gli eventi a Cogne: contesti diversi, spesso complessi, che la formano sul campo. Da lì nasce una competenza che negli anni si consolida nel cerimoniale istituzionale. “Una vita dei grandi eventi” dice. E in questa definizione c’è già molto del suo modo di stare nel lavoro: presenza, ritmo, rigore e capacità di tenere insieme molti piani diversi.

Per Anna il cerimoniale non è mai stato solo un insieme di regole formali. È soprattutto attenzione, responsabilità e capacità di leggere contesti, applicando gerarchie, con l’alternanza del buon senso e della “sensibilità politica” dei contesti e delle persone. Significa conoscere il linguaggio delle istituzioni, ma anche saper intervenire con lucidità quando serve, trovare soluzioni rapide, prevenire errori, tenere insieme molti livelli diversi dello stesso evento. Dietro ogni visita ufficiale, ogni inaugurazione, ogni momento pubblico, c’è infatti un lavoro fatto di preparazione, mediazione e decisioni continue.

Quando nel 1998 la Valle d’Aosta istituisce un ufficio dedicato, Anna ne diventa il punto di riferimento: Madame Fosson, la Signora del cerimoniale. Lo fa con una forte attenzione al lavoro di gruppo, tema a cui è sempre rimasta legata. La dimensione della squadra, delle sue ragazze, ritorna spesso nel suo racconto professionale: la consapevolezza che i risultati migliori nascono dalla compattezza, dall’affidabilità reciproca e dalla capacità di sostenersi nei momenti più delicati. “Pian piano ci siamo formati, abbiamo fatto corsi di formazione e soprattutto consolidato una squadra, importantissima“, ricorda. E ancora, ripensando agli anni dei grandi eventi dichiara: “E in quelle occasioni vedi quando c’è squadra“.

Nel corso della sua carriera segue visite di Presidenti della Repubblica, ministri, ambasciatori e personalità di primo piano, oltre a cerimonie ufficiali e passaggi istituzionali particolarmente significativi per la Valle d’Aosta. Lavora anche in occasione delle visite di San Giovanni Paolo II e di Papa Benedetto XVI, confrontandosi con contesti in cui ogni dettaglio ha un peso preciso e in cui forma e sostanza coincidono molto più di quanto si pensi.

Anna Fosson con l'allora presidente Dino Viérin e papa Giovanni Paolo II
Anna Fosson con l’allora presidente Dino Viérin e papa Giovanni Paolo II

Tra gli episodi che segnano il suo percorso c’è quello legato alla visita di Giovanni Paolo II: “Mi aiuti a sistemare le autorità” le dice il capo della sicurezza del Vaticano. Anna interviene, sistema, riordina. Poi, quando le viene chiesto di mettersi in fila per salutare il Papa, risponde: “No, non posso stare dove c’è il mio Presidente“. È un episodio che racconta bene il senso del ruolo che ha accompagnato tutta la sua carriera, ma senza esaurirne il carattere. Perché accanto alla disciplina istituzionale resta in lei una personalità capace di esporsi e di far valere il proprio punto di vista.

Questo emerge anche nel modo in cui racconta eventi particolarmente complessi, come l’inaugurazione di Skyway Monte Bianco, frutto di mesi di preparazione, contatti e coordinamento. È uno degli esempi che restituiscono meglio il suo stile di lavoro: attenzione ai dettagli, capacità di stare nella complessità, prontezza nel gestire l’imprevisto, ma anche prontezza nello spiegare, convincere, orientare. Quando dallo staff di Matteo Renzi le parlano dell’inaugurazione di una semplice seggiovia, la sua risposta è immediata: “Vi mandiamo subito un rendering perché vi rendiate conto che questa non è una semplice seggiovia ma è qualcosa di più“. In questa frase si coglie bene un tratto decisivo del suo profilo: la capacità di entrare nelle situazioni, chiarirle, governarle.

Anna Fosson conosce bene il valore della forma, ma non l’ha mai considerata un esercizio di stile. Per lei il cerimoniale è un modo concreto di rappresentare il rispetto delle istituzioni e delle persone. Una sala preparata bene, un ordine corretto, una presenza adeguata, una collocazione pensata con intelligenza non sono automatismi, ma segni di serietà e di consapevolezza del ruolo che ciascuno ricopre. “La bandiera parla – dice –. Ed è importante capire che il cerimoniale è un linguaggio“.

Anche nei consigli dati negli anni ai vari Presidenti della Regione per cui ha lavorato e ai rappresentanti istituzionali emerge questa attenzione al dettaglio, come forma di rispetto: “Agli uomini ricordavo sempre di abbottonare il primo bottone della giacca“. E ancora: “Le scarpe possibilmente non marroni”. Indicazioni solo apparentemente minori, che in realtà rinviano a un’idea precisa della presenza pubblica: nulla è neutro quando si rappresenta un’istituzione: “Quello che conta è la funzione che svolgi, non se tu sei uomo o sei donna. Quindi per me questo è il massimo della democrazia”. In questa visione, la forma non è irrigidimento, ma chiarezza, misura, riconoscimento reciproco.

Nel 2019 riceve l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, un riconoscimento importante a un lungo percorso professionale svolto con continuità e competenza. Un passaggio che dà forma pubblica a un lavoro spesso poco visibile, ma decisivo nella costruzione della presenza istituzionale. Anche in questo caso, nelle sue parole riemerge un tratto netto del suo carattere: “Mi impuntai sul discorso della territorialità“. Dietro quella frase c’è la difesa del giusto riconoscimento delle autorità locali e delle forze del territorio, ma anche la disposizione a sostenere una posizione quando ritiene che sia giusta.

Anna Fosson riceve l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
Anna Fosson riceve l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Con la pensione si apre una fase diversa, non priva di fatica. Dopo tanti anni in un ruolo totalizzante, il distacco dal lavoro non è semplice. Anche questo aspetto, nel suo racconto, emerge con sincerità: “Ho corso il rischio di cadere in depressione. Quando dai tanto, improvvisamente ti trovi che non sei più niente“. È forse uno dei passaggi più scoperti del suo racconto, perché mostra quanto forte fosse stata l’identificazione con il lavoro, con il ritmo, con la responsabilità quotidiana. Accanto a questo passaggio c’è però una dimensione personale che continua ad accompagnarla: la montagna, i viaggi, il desiderio di movimento, di scoperta, di condivisione.

Anna Fosson è moglie, madre e nonna, e anche nella vita privata conserva quella stessa energia organizzativa e quella presenza che hanno caratterizzato il suo percorso professionale. “Anna Fosson è una mamma – dice lei raccontandosi –, una moglie e adesso anche una nonna di tre bellissimi nipoti”. È una frase semplice, ma restituisce bene il senso di una identità che non si esaurisce nel ruolo pubblico. Negli ultimi anni questa esperienza si è tradotta anche nella volontà di trasmettere quanto appreso, attraverso la formazione e la scrittura. Con la pubblicazione L’Essenziale del cerimoniale ha raccolto non soltanto competenze tecniche, ma un modo preciso di intendere il ruolo delle forme nella vita pubblica.

Anna Fosson ed il suo libro "L'Essentiel"
Anna Fosson ed il suo libro “L’Essentiel”

Anche dopo il pensionamento continua a confrontarsi con esperti del settore, a presentare il suo lavoro in tutta Italia, a trasmettere conoscenze a sindaci, amministratori, giornalisti e nuove generazioni.

Più che una figura defilata, Anna Fosson appare così come una donna abituata a presidiare gli snodi importanti, a tenere insieme rigore e carattere, forma e presenza. Una donna delle istituzioni, certo, ma anche una persona che ama esserci, intervenire, lasciare il proprio segno. Ed è probabilmente proprio questo equilibrio, tra disciplina e personalità, a restituire il tratto più vero del suo percorso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google. e Termini di servizio fare domanda a.

Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Articoli Correlati

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte